La città
Clarence
JIMMY STEWART
Homepage Free Internet Chat Forum Oroscopo Cartoline Clarendario Net to Be superEva superEva
SMS gratis Cerca Messenger Mail Games Links Meteo Free Blog B.I.G.
Sei qui:   Homepage > Città > La vita è meravigliosa > I ricordi di James Stewart
la vita è meravigliosa IT'S A WONDERFUL LIFE
La sceneggiatura I suoni Jimmy Stewart La gallery
  LA VITA È MERAVIGLIOSA : I RICORDI DI JAMES STEWART
Recentementealcuni amici mi hanno detto che rivedere un film a cui ho partecipato più di 50 anni fa è ormai una tradizione delle feste di Natale, proprio come "fare l'albero" assieme alla famiglia.

Questo film è La vita è meravigliosa, che fra tutti gli 80 film in cui ho recitato è il mio preferito. Quest'opera però ebbe una storia bizzarra.

Quando finì la guerra, nel 1945, me ne tornai in California dopo tre anni di servizio nell' Air Force. Ero fuori dal mondo del cinema, il mio contratto con la MGM era scaduto e francamente non sapevo come ricominciare. Ero un pò preoccupato. Henry Fonda era sulla mia stessa barca e ce andavamo in giro insieme parlando, facendo aeroplanini di carta e roba del genere, ma di fatto non succedeva un granché.

Un giorno mi telefona Frank Capra. Il grande regista era stato anch'egli in servizio nell'esercito, per il quale aveva realizzato "Perché combattiamo", una serie di documentari bellici. Anch'egli ammise di essere preoccupato per la situazione, però aveva in mente un film, così ci incontrammo per parlarne.

Mi disse che l'idea era tratta da una novella natalizia scritta da Philip Van Doren Stern, il quale non era mai riuscito a pubblicarla e si quindi era rassegnato, (era un testo di 224 pagine che aveva stampato a proprie spese) ad inviarla agli amici come biglietto d'auguri.

"Dunque ascolta" cominciò Frank esitando. Pareva un pò imbarazzato per quello che stava per dire. "La vicenda comincia in inverno, quando il Signore incarica qualcuno di scendere sulla terra perché c'è un tipo nei guai, e questo messaggero divino va in una piccola città, e..."

Frank inghiottì e fece un sospirone "...beh, riassumendo, questo personaggio convintosi di aver fallito nella vita, si getta da un ponte. Dio manda un angelo chiamato Clarence, il quale non ha ancora guadagnato le sue ali, e questo Clarence si butta in acqua per salvare il tizio. Ma l'angelo non sa nuotare, così è il tizio a doverlo salvare, così..."

Saltai in piedi: "Frank, se vuoi fare un film dove un tizio si butta da un ponte ed un angelo chiamato Clarence, il quale non ha ancora guadagnato le sue ali, scende a salvarlo, bene, io sono il tuo uomo!"

La produzione cominciò il 15 aprile 1946, e fin dall'inizio si percepì che qualcosa di speciale stava accadendo. Anche il set era speciale. Due mesi erano occorsi per creare la città di Bedford Falls, New York. Per le scene invernali, il dipartimento degli effetti speciali aveva inventato un nuovo tipo di neve più realistica, da sostituire ai "tradizionali" corn-flakes bianchi. Con i suoi settantacinque negozi, i palazzi estesi su quattro acri, con i tre isolati della "main street", bordeggiata da 20 querce adulte, il set di questo film era uno dei più grandi costruiti in America fino a quel momento.

La mattina in cui ho cominciato il mio lavoro, camminando in questa strada ombreggiata, mi sono ricordato di Indiana, la città della mia infanzia, in Pennsylvania. Mi aspettavo quasi di sentire le campane della chiesa presbiteriana, dove mia madre suonava l'organo e mio padre cantava nel coro.

Mi scappò una risatina, ricordando quando si sentì l'allarme antincendio e papà , che era pompiere volontario, scivolò giù dal ballatoio della corale. Era un falso allarme e mio padre tornò indietro gesticolando per rassicurare i presenti che nessuna casa era in pericolo.

Mi ricordavo quando papà, dopo che avevo debuttato nel cinema, era venuto a trovarmi in California, e mi chiese: «Dov'è che vai a messa, qui?»

«Bè - farfugliai - non ci vado da... Non ci sono chiese, da queste parti.»

Papà sparì e tornò con quattro uomini. «Non devi aver cercato molto bene, Jim - disse - perché c'è una chiesa presbiteriana solo a tre isolati da qui, e questi sono gli Anziani. Ora ne stanno costruendo una nuova, e gli ho detto che tu sei una stella del cinema e che morivi dalla voglia di aiutarli.» E così la chiesa presbiteriana di Brentwood fu la prima comunità cui appartenni in California. La stessa chiesa dove, tempo dopo, Gloria ed io ci sposammo. La stessa dove, qualche anno più tardi, mi recai quando Gloria era in fin di vita dopo aver dato alla luce le gemelle. Poi, quando ci trasferimmo, ci unimmo alla comunità presbiteriana di Beverly Hills, a pochi passi da casa nostra.

Ciò che ha reso «La vita è meravigliosa» così particolare non era la complessità del set, ma soprattutto la storia.

Il mio personaggio era George Bailey, un tizio come ce ne sono tanti, che pensa di non aver combinato niente nella vita. Dei suoi sogni - diventare un grande architetto, girare il mondo, vivere una vita avventurosa - non ne ha realizzato neanche uno, e si sente intrappolato in un lavoro poco gratificante in una piccola città. E quando precipita in una brutta crisi che gli fa credere di aver deluso tutti quanti, va giù di testa e sta per buttarsi giù dal ponte. Ma proprio in quel momento, il suo angelo custode, Clarence, scende dal cielo - è la vigilia di Natale - e gli fa vedere cosa sarebbe stata la sua città senza di lui. L'angelo gli fa ripercorrere la sua vita, e gli mostra che i piccoli sforzi quotidiani sono vittorie grandi e importanti. Clarence spiega a George che la sua onestà nel lavoro all'ufficio prestiti ha consentito a intere famiglie di avere una casa, i suoi piccoli atti di gentilezza hanno cambiato delle vite, e che gli impulsi positivi emanati dalla sua bontà si diffonderanno per il mondo, rendendolo migliore.

Ma nemmeno nella sceneggiatura, per quanto buona, sta il segreto del film. È difficile da spiegare. Per dire, a me, mentre facevo «La vita è meravigliosa», sono successe cose che non mi sono mai capitate su nessun altro set.

In una scena, ad esempio, George Bailey è accusato ingiustamente di un crimine, e, in preda alla confusione, finisce in una trattoria lungo la strada. Non sa che quasi tutti i suoi concittadini stanno pregando per lui. In questa scena, il momento più terribile della vita di George Bailey, Frank Capra stava girando una mia lunga, disperata inquadratura. Ero a un passo dalla morte, e, alzando gli occhi al cielo, come da copione, supplicai: «Dio... Dio... caro Padre che sei nei Cieli, io non Ti ho mai pregato molto, ma se Tu ci sei e di lassù puoi sentirmi, mostrami la strada. Non ce la faccio più. Mostrami la strada, Dio...».

Mentre pronunciavo queste parole, provai tutta la solitudine, la disperazione di chi si sente con le spalle al muro, e gli occhi mi si riempirono di lacrime. Questo non era previsto, ma il potere di quella preghiera, la consapevolezza che il nostro Padre celeste è lì per consolare gli afflitti, mi aveva portato sull'orlo del pianto. Frank, che amava la spontaneità nei suoi film, era incantato. Avrebbe voluto farmi un primissimo piano mentre pregavo, ma era abbastanza sensibile da capire che la mia commozione era spontanea, e farmela ripetere sarebbe stato impossibile. Ma ebbe il suo primo piano. La settimana successiva lavorò moltissimo sul girato, allargando e allargando l'inquadratura fino a farla sembrare sullo schermo un primo piano. Credo che una cosa simile non fosse mai stata fatta prima. Furono necessari migliaia di successivi ingrandimenti, con grande dispendio di tempo e denaro. Ma lui pensava che ne valesse la pena.

Tutti noi lavorammo con entusiasmo crescente, giorno e notte, e si arrivò all'inizio dell'estate del 1946. Mettemmo tutto nel nostro lavoro.

Alla fine, dopo tre mesi e dopo aver girato 68 miglia di pellicola in 35mm, completammo le riprese e ci fu una grande festa conclusiva per tutti. Fu una festa all'aperto con picnic, gare di corsa-a-tre-gambe, corsa nei sacchi, proprio come nelle feste campestri a casa mia, in Pennsylvania.

Prima dell'uscita del film, Frank era su di giri. Sentiva che il film e gli attori erano degni dell'Academy Award. Tutti e due volevamo questa vittoria, non solo perché credevamo nel messaggio del film, ma anche perché avevamo bisogno di incoraggiamento in un momento in cui bisognava «ricominciare». Ma la vita non va sempre come vogliamo noi.

«La vita è meravigliosa» uscì, nel dicembre 1946, e ci accorgemmo subito che non sarebbe stato il successo che noi speravamo. Le critiche furono contrastanti. Alcune positive («un dramma umano, essenziale e vero»), altre lo trovarono «troppo sentimentale, un collage di trito buonsenso stile Pollyanna». Ogni nuova recensione era una doccia fredda per il nostro entusiasmo. All'inizio del febbraio 1947 ben otto titoli, fra cui «Sindbad il marinaio» e «L'incredibile miss Pilgrim» con Betty Grable lo superavano al box-office. Il pubblico del dopoguerra sembrava preferire temi più disimpegnati. Alla fine del '47« La vita è meravigliosa» risultò 27esimo nella classifica degli incassi. E nonostante avesse collezionato parecchie nomination all'Oscar, malgrado le nostre speranze, non vinse nulla. «Miglior film del 1946» fu «I migliori anni della nostra vita». Alla fine dell'anno, il nostro film venne silenziosamente fatto sparire.

Ma successe una cosa curiosa. Il film, semplicemente, si rifiutò di sparire. Quelli a cui era piaciuto se n'erano proprio innamorati, e l'avevano detto a molti altri. Non l'avrebbero lasciato morire, proprio come Clarence non avrebbe mai lasciato morire George Bailey. E quando il film cominciò a passare in televisione, altre generazioni se ne innamorarono. Oggi, dopo cinquant'anni, so che viene chiamato «un fenomeno culturale americano. Bè, può darsi, ma credo che non ci sia nulla di fenomenale nel film in se stesso. Semplicemente, parla di un uomo comune che scopre che vivere ogni giorno con dignità, con fede in Dio e generosa disponibilità verso gli altri, può rendere la vita davvero meravigliosa.

[ traduzione di Lia Celi e Bruno Attè ]

  COSTRUISCI CLARENCE...
Se vuoi segnalarci un sito, gestire una rubrica o inviarci un suggerimento clicca qui.


SPONSORED BY:
     
A WWWORLD APART
DadaWebmaster: sindaco@clarence.com - Clarence ® è un marchio registrato di Clarence s.r.l. - Ideato da Gianluca Neri e Roberto Grassilli, realizzato dalla Redazione - Pubblicità - Uff. Stampa - Lavora con noi.
© 1996-2002 Clarence s.r.l.