Otto marzo con Clarence
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OTTO MARZO
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  8 MARZO CON CLARENCE
8 marzo con Clarence SPECIALE 8 MARZO
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L'Otto Marzo, come tutte le feste, è un Giorno della Memoria.
Non commemora una vittoria del sesso femminile, ma una delle tante stragi di femmine che costellano la storia dei maschi. Non la più ingente, non la più efferata: erano operaie americane bruciate vive dal padrone perché chiedevano migliori condizioni di lavoro.
In questa prospettiva, ha ragione lo spot dell'Oil of Olaz: la Festa della Donna è tutti i giorni, visto che, spulciando nel passato e nel presente, di mattanze femminili si può riempire tutto un calendario, dalla persecuzione delle streghe all'infanticidio delle bambine in Cina. Ad onore di quell'imprenditore, bisogna dire che forse non bruciò le sue operaie in quanto donne. Se fossero state operai, magari li avrebbe bruciati lo stesso. Ma l'Otto Marzo, credo, fu istituito dalle donne come una specie di Venerdì Santo, in ricordo di un sacrificio che preludeva a una Pasqua di libertà ed eguaglianza che - dieci, venti, cent'anni fa - sembrava imminente. Di vittorie vere, dopo, ce ne sono state: voto, aborto, riconoscimento dello stupro come reato contro la persona. Esseri umani di sesso femminile sono diventati premier e premi Nobel. Ma la vera Resurrezione dell'umanità femmina appare ancora lontana, e nel mondo sono ben poche le terre emerse dal mare nero della sopraffazione sessuale. E' uno degli argomenti addotti dalla gente maschia e femmina che, da un po' di tempo in qua, sentenzia sull'inutilità dell'Otto Marzo. In genere sono gli stessi che considerano ricorrenze inutili il Primo Maggio, il 25 aprile e forse anche il Natale. Sul Ferragosto non ha ancora sputato nessuno, e dire che dopo più di duemila anni potremmo anche fottercene del compleanno dell'imperatore Ottaviano Augusto.
Il vero problema non è la data, né le mimose vendute a peso d'oro o un paio di marcantoni con le balle di fuori che sculettano per le signore in discoteca. E' che da noi nessuno sa più festeggiare nulla, né l'Otto marzo né altro. Ogni Festa nasce dal bisogno di una comunità di fermarsi per un giorno a ringraziare, ricordare, sperare. Ringrazi per il buon raccolto, per la nascita di un dio, per la sconfitta dell'inverno o del nazismo, per l'emancipazione femminile. Ricordi la carestia, la schiavitù dello spirito, l'oppressione del gelo, del nemico, del maschio. Speri in un riscatto definitivo da fame, schiavitù, oppressione e maschilismo nell'altro mondo (feste religiose) o in questo (feste laiche). Da tutto questo, vissuto insieme agli altri e alle altre, nasce la gioia della festa. Memoria, gratitudine, speranza e gioia oggi sono merce rara. Stavo per scrivere «in Occidente», ma pare che si sia globalizzata anche l'infelicità. Se a certe persone prive di fantasia l'Otto Marzo fa schifo, pazienza.
Come diceva un grande festeggiato, bisogna avere pietà di quelli che non sanno quello che fanno. La Festa della Donna la festeggino tutte le donne (e gli uomini) che amano la libertà e sanno goderla.

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