Cinque anni fa ignoravo cosa fosse Internet e il web, adesso posso anche
vantarmi di essere un veterano della Rete, un esponente della vecchia
guardia di un sito che ha resistito alle tempeste e ai naufragi della New
Economy (lo scrivo usando una sola mano, l'altra vi lascio immaginare dove
si trovi) e continua a crescere in maniera felicemente disordinata. Non so
dire cosa abbia Clarence di diverso, quali siano le ragioni del suo piccolo
successo. Già sulla sua definizione le opinioni, anche tra di noi che ci
lavoriamo, divergono: Clarence è portale, una community, un web magazine, un
sito di calendari (il migliore, il più completo)? Non parliamo poi della
questione infinita che riguarda la sua linea editoriale: facciamo
entertainment o informazione? Facciamo satira o controcultura? Siamo
impegnati o disimpegnati? Di sinistra o qualunquisti (di destra no, questo
non è mai stato in discussione)? Ma soprattutto siamo cazzoni o creativi?
Beh, se lo chiedete a me che in questo posto e con queste domande in
sottofondo trascorro quasi tutte le giornate da più di due anni, non saprei
cosa dirvi. In certi giorni ho l'impressione che facciamo cose scontate, da
cialtroni, in altri cose originali e di qualità. A volte le due sensazioni
si alternano nel giro di poche ore. Però penso anche che questa ambivalenza,
questa natura un po' schizzofrenica che ci permette di mettere a fianco di
uno speciale "militante" sulla globalizzazione e il calendario delle
Letterine di Passaparola faccia ormai parte del nostro DNA. Sì, forse
Clarence funziona perché sotto l'icona dell'angelo tutti hanno diritto di
cittadinanza, perché nella nostra città virtuale c'è spazio per tutti, per
il tredicenne SMS dipedente, per il "compagno impegnato", per il bibliofilo,
il cinefilo, il pornomane.
E così giungo anche a formulare il mio augurio per i cinque anni di Clarence
e soprattutto per quelli a venire: quello di conservare la sua natura ibrida
e meticcia, di restare sempre simile al mondo reale.
LA PAROLA ALLA NOVELLINA
Clarence compie cinque anni e io non sono qui neppure da cinque mesi. In qualità di ultima arrivata, e avendo già fatto un considerevole passo avanti nella gerarchia aziendale (da umile stagista a masquotte della redazione) mi si chiede di accompagnare il brindisi con due parole.
Per la prima volta nella vita, alla tenera età di ventinove anni suonati e scampanellati, eccomi aggrappata a un dentello della fatidica ruota produttiva. Nessuno può capire come sia contenta che questo benedetto dentello si chiami Clarence!
Clarence, ma è una lavoro questo? Pensate, mi danno dei soldi per stare a Clarence!
Ora non vorrei che mi si prendesse proprio alla lettera (non vorrei soprattutto che dopo questa uscita mi si abbassasse lo stipendio…), ma volevo esprimere la generale sensazione di spensieratezza che l'ambiente di Clarence mi comunica. Cin-cin!
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