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(27/04/2004 - 15:53)
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hepburn.jpgKatharine Hepburn è scomparsa all’età di novantasei anni, era la diva più importante ancora in vita. L’ultima testimone della storia del cinema americana, che ha primeggiato tra gli attori nell'apice della grandezza hollywoodiana tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta. Può essere considerata l' antenata di tutte le attrici moderne. È stata nello stesso tempo una antidiva, poichè ha messo in crisi lo stile di recitazione femminile consolidatosi intorno al periodo del muto e cristallizatosi nell’epoca delle donne fatali e insondabili, ma anche una grandissima diva della nuova commedia americana.La carriera cinematografica di Katharine Hepburn è stata forse la più folgorante e, nel contempo, la più duratura che la Settima Arte abbia mai visto manifestarsi nel suo dorato firmamento.
Inviato da Igino Domanin , 04:01 PM | Commenti (152) | TrackBack (0)


La locandina del film di Marco Tullio Giordanadi Maurizio Pluda
L'ha praticamente prodotto la Rai, ma poi se n'è dimenticata, lasciandolo nel cassetto. Da dove è uscito per andare all'ultimo festival di Cannes, forse perché la tivvù pubblica non aveva uno straccio di film da mandare sulla Croisette (e avrebbe fatto una brutta figura). A sorpresa, ha vinto il premio della sezione Un certain regard. Ed è diventato un caso. Con critici cinematografici, addetti ai lavori televisivi ed esperti di cose della politica che si sono accapigliati per rispondere all'ardua domanda: perché la Rai l'aveva congelato? Da domani anche voi potrete unirvi al dibattito: La meglio gioventù, il film di Marco Tullio Giordana protagonista di questa storia, esce finalmente nelle sale italiane. Io, invece, l'ho visto ieri sera in anteprima...
Inviato da Maurizio Pluda , 05:14 PM | Commenti (160) | TrackBack (0)


film.jpgCosa accomuna Hannibal Lecter, l’astuto Anthony Hopkins che veste i panni del malvagio dottore de “Il silenzio degli innocenti”, ad Atticus Finch, l’avvocato buono impersonato da Gregory Peck ne “Il buio oltre la siepe”? Essere primi in classifica. Almeno così sostiene l’American Film Institute (AFI), l’ente cinematografico statunitense che in occasione dei cent’anni di attività del cinema d’oltreoceano ha reso pubblica una graduatoria un po’ speciale. Con la collaborazione di 1500 addetti ai lavori, tra attori, registi e critici cinematografici, l’AFI ha steso una lista dei cento attori che nella storia del cinema americano sono stati considerati da una parte i più “cattivi” e dall’altra i più “buoni”.
Inviato da Alberto Burba , 05:53 PM | Commenti (201) | TrackBack (0)


Matrix ReloadedMatrix Reloaded è un film che si deve vedere. Lo ha deciso la potente e invincibile corazzata del marketing di Hollywood, dalla quale non si può sfuggire. Ma il sequel dei fratelli Wachowski, se da un lato paga lo scotto di essere la "seconda puntata" di una trilogia, che quindi non innova e non conclude, non merita tutte le critiche che in questi giorni lo stanno sommergendo. Completamente perse la tensione gnostica degli esordi e l'avvincente metafora dell'empirismo iperbolico (la Matrice che le macchine hanno realizzato per rendere più vivibile il mondo agli uomini), il film punta fin da subito sulla spettacolarità. Riprese mozzafiato, angolature improbabili, soluzioni innovative, kung-fu calci e pugni a go go, auto e moto spettacolari. Il clou del Matrix Circus arriva durante la scena dell'inseguimento autostradale (per realizzare il quale pare sia stata appositamente costruita una sezione di strada), durante la quale Trinity e Morpheus ingaggiano un inseguimento furibondo con le forze di polizia della Matrice: in uno stacco di quasidieci minuti esplodono camion, si ribalta il manto stradale, una splendida Ducati 999 compie acrobazie mirabolanti tra un'auto e l'altra, mentre una musica incalzante tiene lo spettatore incollato alla poltrona. E' vero, siamo di fronte a un baraccone, ma il baraccone è ben fatto e di grande valore e intensità emotiva.
Inviato da Stefano Porro , 03:34 PM | Commenti (226) | TrackBack (0)


caretto.jpgSegnaliamo uno spettacolo teatrale di alcuni amici clarenciani, che si terrà presso il Teatro Franco Parenti dal 20 al 30 maggio: "Caccia ai topi".
Una discarica come luogo d'incontro per un lui e una lei progressivamente coinvolti nel gioco di erotismo e violenza che li lascerà nudi, danzanti e spogli di ogni mascheramento. Un intreccio incalzante di momenti comici e situazioni drammatiche. "Caccia ai topi" scritto negli anni settanta da Peter Turrini ( drammaturgo austriaco) è una produzione del Teatro Stabile delle Marche.
Lo spettacolo ha debuttato nel '97 al Mittelfest di Cividale del Friuli. Da allora ogni anno viene riallestito (Roma -Teatro Colosseo; Napoli - Teatro Nuovo; Torino - Teatro Juvarra; Ancona -Teatro alla Mole).
Citiamo uno stralcio delle recensione di Repubblica, a firma di Alfonso Cipolla: "Lo spettacolo ha il non comune vantaggio di unire una bella scrittura a una situazione limite, abilmente giocata tra realismo e metafora … dramma, comicità, disagio si fondono nell'intelligente regia di Giampiero Solari che trova in Rossana Carretto e Bolo Rossini due intensissimi interpreti."
Per saperne di più, date un'occhiata qui

Inviato da Stefano Porro , 12:33 PM | Commenti (39) | TrackBack (0)


di Giuseppe Genna e Stefano Porro

battiato.jpgperdutoamor2.jpgFranco Battiato non perde né l'amore né se stesso, anzi si ritrova, passando dallo studio di registrazione alla regia cinematografica: sorprendente, per nulla intellettualistico, PERDUToAMOR (qui il trailer) è il film con cui Franco Battiato esordisce su grande schermo - e incanta. Immaginiamo che gli appassionati di cinema in quanto cinema resteranno indifferenti a questo stranissimo racconto che si snoda per scene staccate, e tuttavia conturbanti. Però il racconto della formazione e della trasformazione di un siciliano che, dopo l'infanzia mitica, cresce ed emigra a Milano, entra nella scena musicale dei roboanti Sixties italiani, attraversa l'epoca delle sperimentazioni alla John Cage e approda alla carriera di scrittore, davvero sorprende per scorci illuminanti, felicità espressiva, naturalezza di immagine e narrazione esoterica del tutto dissimulata in una normalità incantevole. Straordinari camei: da Sgalambro a De Gregori, da Morgan a Moltheni, perle divertentissime e di eccellenza. Dopo la visione in anteprima di PERDUToAMOR, abbiamo incontrato Battiato: ecco la recensione e cosa ci ha detto il Cinghiale Bianco...
Inviato da giuseppe genna , 12:27 PM | Commenti (112) | TrackBack (0)


Ciccio.jpgdi Igino Domanin
Ciccio Ingrassia è sparito dall'esistenza di questo pianeta, ma la sua intelligenza comica rimane collocata stabilmente in qualche Iperuranio prezioso e inaccessibile. Ciccio era dotato di un talento surreale degno dei grandi clown "bianchi". Nella tradizione circense, c'era la figura "triste" del buffone che provoca la risata mediante la propria gestualità lunare. Veniva chiamato anche l'Augusto, colui che che si affianca al guitto come a un compagno di pellegrinaggio. Ciccio Ingrassia ha interpretato per decenni questo emblema donchisciottesco della grande cultura popolare.
Inviato da Igino Domanin , 04:38 PM | Commenti (129) | TrackBack (0)


chihiro.jpg
di alessandro bencivenni

Per il grosso pubblico, i cartoni giapponesi continuano ad essere sinonimo di violenza, scarsa qualità, fredda tecnica industriale. “Sono fatti tutti al computer”, blaterano i più sprovveduti, fraintendendo la vocazione artigianale dell’animazione giapponese e ignorando l’esistenza di immensi capolavori.
Responsabile di questo equivoco è in gran parte la maniera insensata con cui i cartoni giapponesi sono stati messi in onda in Italia, snaturando, livellando, confondendo gli originali. E persino quando hanno fatto la loro apparizione i capolavori del massimo artista dell’animazione nipponica, ciò è accaduto in maniera parziale, equivoca e inadeguata.
Mi riferisco alle serie e ai film di colui che con un termine riduttivo è soprannominato il Disney giapponese: il dio dell’anime, Hayao Miyazaki. Quelli che in patria si sono rivelati i maggiori incassi cinematografici in assoluto, tali da far impallidire al confronto qualsiasi blockbuster, in occidente sono usciti alla chetichella o non sono apparsi affatto.


ilunedialsole_sp.jpg Il neorealismo, morto in Italia e surrogato dal familismo immorale di Muccino o dal lirismo sentimentale di Ozpetek, trova nuova linfa in terra iberica e rifiorisce nel terzo lungometraggio di Fernando Leon De Aranoa, giovane regista nato e cresciuto artisticamente a Madrid. “I lunedì al sole”, questo il titolo del film, fotografa con disarmante e disperata naturalezza l’esistenza quotidiana di un pugno di disoccupati nella città galiziana di Vigo. Sono uomini non più giovani, ex operai dei cantieri navali, espulsi dal mercato del lavoro e con pochissime chanches di rientrarvi; trascorrono la loro giornata in inutili visite all’ufficio di collocamento, disperati colloqui per lavori che sanno di non poter ottenere, umilianti trafile per ottenere un prestito dalla banca. Il loro porto-rifugio è il bar di un ex-compagno di lavoro, dimesso e marginale come i suoi avventori. Chiacchierano, bevono, prendono il sole sul molo. In questo limbo esistenziale, in un tempo dilatato e uniforme, rimasticano le rabbie e i ricordi delle lotte del passato, sognano improbabili fughe agli antipodi, talvolta ridono e si sfottono con la tipica allegria dei naufraghi.
Inviato da Stefano Porro , 06:46 PM | Commenti (53) | TrackBack (0)


Una scena del film
di Stefano Porro

Un invito all'unità e alla pace tra i popoli. E' questo il messaggio che è risuonato forte durante la cerimonia di apertura del tredicesimo festival del cinema africano di Milano. Una manifestazione che cresce e migliora ogni anno, grazie alla qualità e al numero dei film presentati sul grande schermo. E come al solito la folla delle grandi occasioni ha risposto in massa all'iniziativa, formando una lunga fila al di fuori del centralissimo cinema Excelsior.
Dopo le prolusioni iniziali delle due organizzatrici e la presentazione di una parte degli ospiti intervenuti alla manifestazione e provenienti da mezzo mondo (che in realtà si è dilungata molto, annoiando buona parte degli spettatori), il pubblico ha potuto finalmente ammirare la perla della serata, 25th hour, il film di Spike Lee presentato al festival del cinema di Berlino. Una pellicola appassionante e intensa, forse il punto di svolta della conduzione cinematografica del regista portavoce dei neri del ghetto.
Inviato da Stefano Porro , 12:29 PM | Commenti (57) | TrackBack (0)

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