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I 13 SPETTRI
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

I 13 SPETTRI
(13 Ghosts) di Steve Beck, con Tony Shalhoub, Embeth Davidtz, Matthew Lillard e F. Murray Abraham.
Distribuzione: Columbia, durata: 91'

LA TRAMA: Una famiglia riceve in eredità da un diabolico zio negromante una casa infestata da tredici terribili spettri.

clicca per vedere il poster

La casa infestata dai fantasmi è un tema classico del cinema horror. Di solito si tratta di anime dannate che abitavano da vive la casa e che vogliono sfrattare i nuovi inquilini; in questo caso invece, sempre anime dannate sono, ma tenute prigioniere contro la loro volontà in appositi cubi di segregazione da un fosco padrone di casa collezionista di spettri. Questa variante è solo una novità accessoria introdotta dal film: quella principale infatti riguarda l'aspetto della casa stessa. Il cliché vuole che la casa infestata sia un cupo edificio gotico o una residenza elisabettiana cosparsa di ragnatele, sporcizia e pipistrelli. Il produttore Joel Silver (quello di Matrix), sempre a caccia di originalità, ha pensato invece di rovesciare il cliché e ha suggerito agli autori come riferimento l'architettura ultramoderna del New York Science Museum. Ecco così per la prima volta una storia di fantasmi ambientata in un edificio dalle linee pure dell'architettura moderna. Si tratta di una grande casa di acciaio e vetro alla quale lo scenografo Sean Hargreaves ha aggiunto l'eleganza calligrafica delle formule magiche dipinte sulle pareti di vetro e il tocco retrò di ingranaggi d'ottone, ruote, pulegge e meccanismi di sapore antiquato e di stile vagamente déco. L'obiettivo era trasformare l'edificio in un labirinto modulare (un po' come The Cube) e al tempo stesso in un meccanismo a orologeria: un congegno da alchimista alimentato dall'energia degli spettri e destinato a spalancare una porta sull'abisso. Il risultato è visivamente molto suggestivo, tanto più se si considera che Hargreaves viene dagli effetti speciali ed è al suo debutto come scenografo. Peccato però che, a parte l'idea del labirinto trasparente, il film non offra altri motivi di interesse. La storia è convenzionale e, benché la sceneggiatura prevedesse un profilo accurato per ciascuno dei tredici spettri, essi si riducono nel film ad apparizioni anonime e a tratti risibili. Apprezzato dal pubblico americano ma tartassato dalla critica, I 13 spettri risulta nel complesso un deludente remake del film omonimo del 1960: un piccolo classico dell'orrore diretto da William Castle, personaggio esemplare del cinema di genere, che ha ispirato il personaggio di John Goodman in Matinée di Joe Dante (per sapere le 13 cose fondamentali su di lui cliccate qui). Evocato qualche tempo fa anche in Italia in una rassegna sul cinema fantastico, il fantasma di Castle (morto nel '77) aleggia attorno a noi, ma c'è da sperare che non si adiri troppo per l'oltraggio subito con questo remake: se non altro perché, da ingegnoso artigiano, aveva un grande interesse per le tecnologie applicate al cinema e non potrà non compiacersi dei progressi raggiunti dai vivi in questo campo.

LA BATTUTA: Dieci minuti e ci troveremo nella merda ectoplasmatica fino al collo!

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