|
I
13 SPETTRI
(13 Ghosts) di Steve Beck, con Tony Shalhoub, Embeth Davidtz,
Matthew Lillard e F. Murray Abraham.
Distribuzione: Columbia, durata: 91'
LA
TRAMA: Una famiglia riceve in eredità da un diabolico
zio negromante una casa infestata da tredici terribili spettri.
 |
|
|
La casa infestata dai fantasmi è un tema classico del cinema
horror. Di solito si tratta di anime dannate che abitavano da
vive la casa e che vogliono sfrattare i nuovi inquilini; in questo
caso invece, sempre anime dannate sono, ma tenute prigioniere
contro la loro volontà in appositi cubi di segregazione
da un fosco padrone di casa collezionista di spettri. Questa variante
è solo una novità accessoria introdotta dal film:
quella principale infatti riguarda l'aspetto della casa stessa.
Il cliché vuole che la casa infestata sia un cupo edificio
gotico o una residenza elisabettiana cosparsa di ragnatele, sporcizia
e pipistrelli. Il produttore Joel Silver (quello di Matrix),
sempre a caccia di originalità, ha pensato invece di rovesciare
il cliché e ha suggerito agli autori come riferimento l'architettura
ultramoderna del New York Science Museum. Ecco così per
la prima volta una storia di fantasmi ambientata in un edificio
dalle linee pure dell'architettura moderna. Si tratta di una grande
casa di acciaio e vetro alla quale lo scenografo Sean Hargreaves
ha aggiunto l'eleganza calligrafica delle formule magiche dipinte
sulle pareti di vetro e il tocco retrò di ingranaggi d'ottone,
ruote, pulegge e meccanismi di sapore antiquato e di stile vagamente
déco. L'obiettivo era trasformare l'edificio in un labirinto
modulare (un po' come The Cube) e al tempo stesso in un
meccanismo a orologeria: un congegno da alchimista alimentato
dall'energia degli spettri e destinato a spalancare una porta
sull'abisso. Il risultato è visivamente molto suggestivo,
tanto più se si considera che Hargreaves viene dagli effetti
speciali ed è al suo debutto come scenografo. Peccato però
che, a parte l'idea del labirinto trasparente, il film non offra
altri motivi di interesse. La storia è convenzionale e,
benché la sceneggiatura prevedesse un profilo accurato
per ciascuno dei tredici spettri, essi si riducono nel film ad
apparizioni anonime e a tratti risibili. Apprezzato dal pubblico
americano ma tartassato dalla critica, I 13 spettri risulta
nel complesso un deludente remake del film omonimo del 1960: un
piccolo classico dell'orrore diretto da William Castle,
personaggio esemplare del cinema di genere, che ha ispirato il
personaggio di John Goodman in Matinée di Joe Dante
(per sapere le 13 cose fondamentali su di lui cliccate
qui). Evocato qualche tempo fa anche in Italia in una rassegna
sul cinema fantastico, il fantasma di Castle (morto nel '77) aleggia
attorno a noi, ma c'è da sperare che non si adiri troppo
per l'oltraggio subito con questo remake: se non altro perché,
da ingegnoso artigiano, aveva un grande interesse per le tecnologie
applicate al cinema e non potrà non compiacersi dei progressi
raggiunti dai vivi in questo campo.
 |
LA BATTUTA: Dieci minuti e ci troveremo nella
merda ectoplasmatica fino al collo!
 |
LINK |
|
|