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IL
FAVOLOSO MONDO DI AMELIE
(Le fabuleux destin d'Amélie Poulain) di Jean-Pierre Jeunet,
con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Yolande Moreau, Dominique
Pinon.
Distribuzione: BIM, durata: 120'
LA
TRAMA: Una ragazza sognatrice e introversa scopre nel prodigarsi
per gli altri il segreto per uscire dal suo isolamento.
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Candidando all'Oscar questo piccolo film artigianale, Hollywood
- cinica industria di sogni preconfezionati - ha indirettamente
riconosciuto a Jean-Pierre Jeunet un dono perduto: quello
di sognare e far sognare con candore e sincerità. Finché
è durato il sodalizio con Marc Caro, la vena sentimentale
di Jeunet era stemperata dalla crudeltà, come in Delicatessen.
Ma poi si è scoperto libero di abbandonarsi senza reticenze
a una diversa chiave poetica. «All'età di quarantasette
anni, ci sono cose con le quali si impara a convivere. E uno non
necessariamente desidera le cose di un tempo. Non ho mai fatto
un film veramente positivo. Per questo Amélie era
interessante per me. Costruire piuttosto che distruggere era una
sfida interessante. Alien 4 era stato un film d'azione,
intransigente e violento. A questo punto della mia vita, della
mia carriera, volevo fare un film leggero, un film che facesse
sognare la gente, che le desse piacere». I sogni a occhi
aperti di Jeunet non sono campati per aria; nascono invece da
un'osservazione meticolosa e affettuosa della realtà. Verso
di essa, Jeunet ha l'attenzione scrupolosa e ossessiva tipica
del collezionista. Questo lo porta a catalogare mentalmente dettagli,
aneddoti, piccoli fatti bizzarri e ad esprimerli visivamente con
una eccezionale cura dei particolari. Due bicchieri che danzano
su una tovaglia scossa dal vento, una bambina che si incastona
di fragole i polpastrelli delle dita, un vecchio che cancella
dall'agenda il nome di un caro amico scomparso: già solo
nella sequenza iniziale si affollano piccole straordinarie notazioni
di vita ordinaria. Il film ne conta tante che è quasi impossibile
enumerarle e vive della loro grazia molto più che dell'esile
trama: nella bizzarra contabilità artistica, certe volte
il tutto vale meno della somma delle sue parti. Ad essere pignoli,
si puo obiettare che la leggerezza va a discapito della profondità
e che le meraviglie evocate del titolo risultano, a ben guardare,
un po' effimere. Il favoloso mondo di Amélie si
chiama così per assonanza col nome di Emily Watson,
che inizialmente avrebbe dovuto interpretare la protagonista.
Ritiratasi la Watson dal progetto per ragioni personali, il regista
l'ha sostituita con una giovane attrice quasi sconosciuta ed ora
assurta a celebrità: Audrey Tautou, che riesce con
naturale eleganza a dar vita al personaggio impossibile di una
ragazza al tempo stesso reale e magica, innocente e consapevole,
moderna e fuori dal tempo. La sua spontaneità è
frutto in verità di ponderato artificio: tutto nel film
è così ben misurato che, paradossalmente, questa
storia fatta di sentimenti è costruita più con meticolosità
che con passione. Si può accusare il film di essere troppo
caramelloso o stucchevole, ma se si vuole goderlo bisogna guardarlo
con indulgenza, magari proprio come fa Amélie quando va
al cinema: voltandosi ogni tanto a rubare un'emozione sulle facce
degli altri spettatori.
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LA BATTUTA: La fortuna è come il Giro
di Francia: uno lo aspetta a lungo e poi passa in fretta.
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