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AMELIE
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE
(Le fabuleux destin d'Amélie Poulain) di Jean-Pierre Jeunet, con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Yolande Moreau, Dominique Pinon.
Distribuzione: BIM, durata: 120'

LA TRAMA: Una ragazza sognatrice e introversa scopre nel prodigarsi per gli altri il segreto per uscire dal suo isolamento.

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Candidando all'Oscar questo piccolo film artigianale, Hollywood - cinica industria di sogni preconfezionati - ha indirettamente riconosciuto a Jean-Pierre Jeunet un dono perduto: quello di sognare e far sognare con candore e sincerità. Finché è durato il sodalizio con Marc Caro, la vena sentimentale di Jeunet era stemperata dalla crudeltà, come in Delicatessen. Ma poi si è scoperto libero di abbandonarsi senza reticenze a una diversa chiave poetica. «All'età di quarantasette anni, ci sono cose con le quali si impara a convivere. E uno non necessariamente desidera le cose di un tempo. Non ho mai fatto un film veramente positivo. Per questo Amélie era interessante per me. Costruire piuttosto che distruggere era una sfida interessante. Alien 4 era stato un film d'azione, intransigente e violento. A questo punto della mia vita, della mia carriera, volevo fare un film leggero, un film che facesse sognare la gente, che le desse piacere». I sogni a occhi aperti di Jeunet non sono campati per aria; nascono invece da un'osservazione meticolosa e affettuosa della realtà. Verso di essa, Jeunet ha l'attenzione scrupolosa e ossessiva tipica del collezionista. Questo lo porta a catalogare mentalmente dettagli, aneddoti, piccoli fatti bizzarri e ad esprimerli visivamente con una eccezionale cura dei particolari. Due bicchieri che danzano su una tovaglia scossa dal vento, una bambina che si incastona di fragole i polpastrelli delle dita, un vecchio che cancella dall'agenda il nome di un caro amico scomparso: già solo nella sequenza iniziale si affollano piccole straordinarie notazioni di vita ordinaria. Il film ne conta tante che è quasi impossibile enumerarle e vive della loro grazia molto più che dell'esile trama: nella bizzarra contabilità artistica, certe volte il tutto vale meno della somma delle sue parti. Ad essere pignoli, si puo obiettare che la leggerezza va a discapito della profondità e che le meraviglie evocate del titolo risultano, a ben guardare, un po' effimere. Il favoloso mondo di Amélie si chiama così per assonanza col nome di Emily Watson, che inizialmente avrebbe dovuto interpretare la protagonista. Ritiratasi la Watson dal progetto per ragioni personali, il regista l'ha sostituita con una giovane attrice quasi sconosciuta ed ora assurta a celebrità: Audrey Tautou, che riesce con naturale eleganza a dar vita al personaggio impossibile di una ragazza al tempo stesso reale e magica, innocente e consapevole, moderna e fuori dal tempo. La sua spontaneità è frutto in verità di ponderato artificio: tutto nel film è così ben misurato che, paradossalmente, questa storia fatta di sentimenti è costruita più con meticolosità che con passione. Si può accusare il film di essere troppo caramelloso o stucchevole, ma se si vuole goderlo bisogna guardarlo con indulgenza, magari proprio come fa Amélie quando va al cinema: voltandosi ogni tanto a rubare un'emozione sulle facce degli altri spettatori.

LA BATTUTA: La fortuna è come il Giro di Francia: uno lo aspetta a lungo e poi passa in fretta.

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