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A TORTO O A RAGIONE
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

A TORTO O A RAGIONE
(Taking Sides) di István Szabó, con Harvey Keitel, Stellan Skarsgård, Moritz Bleibtreu, Oleg Tabakov, Ulrich Tukur, Birgit Minichmayr.
Distribuzione: Mikado, durata: 105'

LA TRAMA: 1945. Nella Berlino in macerie del dopoguerra, un ufficiale americano indaga un grande musicista per collusione col nazismo.

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Basato su fatti realmente accaduti, il film racconta la storia di Wilhelm Furtwängler, il direttore d'orchestra più illustre della sua generazione e massimo interprete della musica romantica, che subito dopo la seconda guerra mondiale fu convocato di fronte al Comitato Americano per la Denazificazione per rispondere di complicità con il regime nazista. Se infatti da una parte egli si oppose a certi eccessi del regime ed aiutò a mettere in salvo molti musicisti ebrei, dall'altra rappresentò una delle più ragguardevoli personalità del mondo della cultura nazista. Formalmente venne assolto dalle accuse, ma il suo nome rimase macchiato di collaborazionismo: ciò provocò, nel 1949, la disdetta della sua nomina a direttore dell'Orchestra Sinfonica di Chicago. Fin qui, la cronaca dei fatti. La questione della responsabilità politica dell'artista in un regime totalitario rimane tuttora aperta: se sia giusto restare per servire comunque il proprio paese o si debba esprimere il proprio dissenso abbandonando la patria. Il regista Istvàn Szabò, che già aveva affrontato il tema del rapporto fra arte e potere in Mephisto, si pone appunto questi interrogativi. Il suo film non intende pronunciare un verdetto, tuttavia giunge a due conclusioni inoppugnabili: la prima è che ogni forma d'arte, anche quella apparentemente più astratta come la musica, non può chiamarsi fuori dal mondo reale e dunque neanche dalle scelte politiche; la seconda è che nemmeno il più sublime degli artisti può pretendere di essere giudicato da un punto di vista morale con un metro privilegiato rispetto a quello che si usa per i comuni mortali. Nessuno insomma è al di là del bene e del male. In questo senso, il personaggio del ruvido maggiore americano, interpretato da Harvey Keitel, è assolutamente esemplare: impermeabile com'è al fascino dell'arte e dell'artista, sposta tutti i quesiti su un piano gretto ma concreto; tanto quanto il musicista interpretato da Stellan Skarsgård cerca i suoi alibi in un estetismo tanto raffinato quanto ambiguo. Tratto da una pièce di Ronald Harwood a volte fastidiosamente teatrale, il film mette in scena un processo morale con indubbia forza drammatica e senza faziosità. Al pubblico l'ardua sentenza.

LA BATTUTA: Lui era il pifferaio ma suonava la loro musica.

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L'home page del film

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