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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

PARLA CON LEI
(Hable con ella) di Pedro Almodóvar, con Javier Cámara, Leonor Watling, Darío Grandinetti, Rosario Flores.
Distribuzione: Warner Bros., durata: 112'

LA TRAMA: Un infermiere innamorato di una ragazza in coma fraternizza con l'amante di una donna-torero ricoverata incosciente nello stesso ospedale.

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Meglio di tutti lo riassume il regista: Parla con lei «è un film sul piacere di raccontare e sulle parole che diventano un'arma contro la solitudine, la malattia, la morte e la follia. E' anche un film sulla follia, un tipo di follia così vicino alla tenerezza e al buon senso da non essere molto diversa dalla normalità». Lo spunto per questa magnifica storia di amour fou è stato offerto da un bizzarro fatto di cronaca accaduto in Romania e che ci racconta lo stesso Almodóvar: «Il giovane sorvegliante di un obitorio si sente attratto dal cadavere di una ragazza. La solitudine della morte aggiunta a quella della notte lo spinge a desiderare di possedere la bellezza morta. Ciò che accade in seguito è uno di quei miracoli della natura umana che non credo il Papa apprezzerebbe molto. La reazione all'assalto amoroso è stato il risveglio della ragazza. Soffriva di una sorta di catalessi ed era solo apparentemente morta. La famiglia della ragazza è stata grata al violentatore, e quando lui è finito ugualmente in prigione, gli hanno portato del cibo e gli hanno procurato un avvocato. L'insolita situazione pone un curioso dilemma: agli occhi della legge il ragazzo è un violentatore, ma per la famiglia, le cui reazioni sono determinate dalle emozioni, è colui che ha ridato la vita alla loro figlia. E' una storia meravigliosa e mi ha ispirato». Abituato a parlare con sé stesso, come dimostra la sua inclinazione alle auto-interviste, Almodóvar ha esplorato il duplice paradosso di persone che parlano anche e soprattutto con chi non le può ascoltare e di persone senza parola che rispondono con l'eloquenza del corpo: due donne in coma che, malgrado la loro apparente passività, suscitano commozione, tensione, passione, gelosia, desiderio e disillusione negli uomini. Almodóvar mostra con straordinaria intensità l'eloquente fisicità dei loro corpi immobili, in uno stato vegetativo nel quale hanno bisogno di essere curati ventiquattro ore su ventiquattro con massaggi, cambio di posizione, controllo dei segni vitali, strofinature con alcol mentolato, collirio negli occhi, creme idratanti, cambio della biancheria e abluzioni quotidiane. Situazioni estreme nelle quali però ciascuno di noi può riconoscersi se va con la memoria o la fantasia all'epoca antica nella quale tutti venivamo manipolati da nostra madre. La madre. E' sempre lei l'archetipo onnipresente del cinema di Almodóvar: amata e odiata, liberatrice e oppressiva, desiderabile e inaccessibile, grande consolatrice e persecutrice spietata. E, non a caso, a suggerire la sua onnipresenza e continuità nell'immaginario del regista, il film inizia con l'apertura dello stesso sipario sul quale si chiudeva Tutto su mia madre.

LA BATTUTA: Magari ti capita un miracolo, ma se non ci credi non lo vedi.

LINK  
L'home page del film
L'incontro col regista

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