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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

PAZ!
(Id.) di Renato De Maria, con Claudio Santamaria, Flavio Pistilli, Max Mazzotta, Fabrizia Sacchi.
Distribuzione: Mikado, durata: 102'

LA TRAMA: Bologna, anni Settanta. La giornata-tipo di un gruppo di studenti che vive nello stesso appartamento senza incontrarsi.

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Bravissimo, famosissimo, bellissimo, corteggiatissimo, ma sentimentalmente sfigatissimo e purtroppo morto giovanissimo. Andrea Pazienza evoca tutti i contraddittori superlativi del mito e al suo mito è consacrato questo omaggio fedele di Renato De Maria: fedele al punto da ricalcare passo passo nei dialoghi e persino nelle inquadrature le indimenticabili tavole di Paz. Un omaggio affettuoso, che vive anche dei ricordi personali del regista e sorprende per la cura della ricostruzione e la straordinaria somiglianza degli interpreti ai celebri personaggi creati dal grande disegnatore. Fondamentali anche le musiche in un film su colui che è stato definito la rockstar del fumetto italiano: Riccardo Sinigallia ha riarrangiato abilmente musiche dell'epoca, tra cui il pezzo di Dalla «Come è profondo il mare». La sceneggiatura cuce insieme avventure tratte da tutti i classici di Pazienza («Pentothal», «Zanardi», «Pompeo», «Il Libro Rosso del Male»), ricreando una giornata-tipo in un palazzone di Bologna affollato di studenti fuori sede in un momento imprecisato alla fine degli anni Settanta. La scelta rispettosa e rispettabile di fare un'operazione tutta interna all'opera di Pazienza, senza cioé azzardare una vera e propia trama, ripropone la frammentarietà delle strip e fa del film una sorta di devota antologia più che un racconto. Ne risulta un certo squilibrio narrativo che penalizza dei personaggi a discapito di altri: così delude proprio il protagonista Pentothal (appesantito dalla responsabilità di essere una proiezione del disagio esistenziale dello stesso Pazienza), mentre furoreggia Enrico Fiabeschi (un personaggio minore apparso in una sola storia), che assurge invece a suo irresistibile alter-ego goliardico. E, ancora, graffia molto meno che nelle tavole il cattivissimo Zanardi mentre risulta assolutamente straordinario Ricky Memphis nel fulmineo cameo di uno studente-lavoratore. Insomma, dispiace che si sia raccontato Pazienza solo attraverso Pazienza e non si sia azzardato uno sguardo più ampio e meno autoreferenziale. Rimando per questo a quanto scrisse di Paz e della Bologna di quegli anni Filippo Scòzzari nel suo bellissmo e spietato romanzo «Prima pagare poi ricordare».

LA BATTUTA: Mai tornare indietro: neanche per prendere la rincorsa!

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