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SOTTO CORTE MARZIALE
(Hart's War) di Gregory Hoblit, con Bruce Willis, Colin Farrell,
Terrence Howard, Cole Hauser, Marcel Iures.
Distribuzione: Fox, durata: 125'
LA
TRAMA: 1944. Un imboscato finisce in un campo di prigionia
nazista e scopre il significato di onore e coraggio.
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Comincia come un film di guerra, diventa la storia di un campo
di prigionia, quindi si focalizza sul tema della discriminazione
razziale nell'esercito americano, poi si trasforma in un thriller
giudiziario e infine si riassume nella crescita morale del personaggio
narrante: davvero troppa carne al fuoco in questo sotto corte
marziale. Tanto eccesso di zelo cinematografico provoca una
fastidiosa sensazione di forzatura. Peccato: perché, a
quanto pare, la storia nasce dai veri ricordi di guerra del padre
di John Katzenbach, il romanziere autore del best-seller
da cui è tratto il film. Inoltre, ci hanno messo del proprio
molti tra i realizzatori del film, che avevano dei legami personali
con la Seconda Guerra Mondiale: il nonno dell'ideatrice dei costumi
Elisabetta Beraldo era stato anch'egli imprigionato durante
il conflitto; il padre del produttore esecutivo, Wolfgang Glattes,
era stato il primo comandante di U-Boot tedesco preso prigioniero
dagli Alleati; il padre del capo della casa di produzione MGM,
Chris McGurk, era stato catturato durante la Guerra; uno
dei consulenti tecnici del film, il Colonnello Hal Cook,
era stato prigioniero nello stesso campo di Nicholas Katzebach.
Il risultato è un bizzarro contrasto tra la cura della
ricostruzione e l'inverosimiglianza della linea narrativa, con
in più parecchi debiti da saldare nei confronti di Codice
d'onore. Comunque non è da disprezzare lo sforzo del
regista Gregory Hoblit, che conferma un talento meglio
dimostrato in due film precedenti: Schegge di paura e Il
tocco del male. «Volevo fare da sempre un film sulla
Seconda Guerra Mondiale, e questo in particolare mi ha colpito
perché tocca temi politici e sociali che sono importanti
oggi quanto lo erano allora», assicura il regista. «Il
romanzo mette in luce aspetti affascinanti della vita militare
e della prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale, che molte
persone probabilmente ignorano. Mi è sembrato anche che
la sceneggiatura fosse piena di straordinari personaggi le cui
vite volevo esplorare. Certo, è un film pieno di scene
di guerra - con aerei, esplosioni ed effetti speciali - ma nella
sua vera essenza è una storia intima, su un gruppo di uomini
che interagiscono in una situazione così difficile. Per
me come regista è la cosa più divertente: lavorare
con un grande copione e grandi attori, con molte scene di dialogo».
E probabilmente si è divertito davvero, avendo a disposizione
un buon cast, nel quale eccellono il giovane Colin Farrell
e il 'cattivo' Marcel Iures. Chi diverte di sicuro (anche
se involontariamente) è il legnoso Bruce Willis,
che si aggira per il set tutto impettito nella preoccupazione
di essere abbastanza statuario per la parte dell'eroe.
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LA BATTUTA: Cosa strana le ferite di guerra:
più invecchi e meno diventi fiero di loro.
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