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SOTTO CORTE MARZIALE
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

SOTTO CORTE MARZIALE
(Hart's War) di Gregory Hoblit, con Bruce Willis, Colin Farrell, Terrence Howard, Cole Hauser, Marcel Iures.
Distribuzione: Fox, durata: 125'

LA TRAMA: 1944. Un imboscato finisce in un campo di prigionia nazista e scopre il significato di onore e coraggio.

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Comincia come un film di guerra, diventa la storia di un campo di prigionia, quindi si focalizza sul tema della discriminazione razziale nell'esercito americano, poi si trasforma in un thriller giudiziario e infine si riassume nella crescita morale del personaggio narrante: davvero troppa carne al fuoco in questo sotto corte marziale. Tanto eccesso di zelo cinematografico provoca una fastidiosa sensazione di forzatura. Peccato: perché, a quanto pare, la storia nasce dai veri ricordi di guerra del padre di John Katzenbach, il romanziere autore del best-seller da cui è tratto il film. Inoltre, ci hanno messo del proprio molti tra i realizzatori del film, che avevano dei legami personali con la Seconda Guerra Mondiale: il nonno dell'ideatrice dei costumi Elisabetta Beraldo era stato anch'egli imprigionato durante il conflitto; il padre del produttore esecutivo, Wolfgang Glattes, era stato il primo comandante di U-Boot tedesco preso prigioniero dagli Alleati; il padre del capo della casa di produzione MGM, Chris McGurk, era stato catturato durante la Guerra; uno dei consulenti tecnici del film, il Colonnello Hal Cook, era stato prigioniero nello stesso campo di Nicholas Katzebach. Il risultato è un bizzarro contrasto tra la cura della ricostruzione e l'inverosimiglianza della linea narrativa, con in più parecchi debiti da saldare nei confronti di Codice d'onore. Comunque non è da disprezzare lo sforzo del regista Gregory Hoblit, che conferma un talento meglio dimostrato in due film precedenti: Schegge di paura e Il tocco del male. «Volevo fare da sempre un film sulla Seconda Guerra Mondiale, e questo in particolare mi ha colpito perché tocca temi politici e sociali che sono importanti oggi quanto lo erano allora», assicura il regista. «Il romanzo mette in luce aspetti affascinanti della vita militare e della prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale, che molte persone probabilmente ignorano. Mi è sembrato anche che la sceneggiatura fosse piena di straordinari personaggi le cui vite volevo esplorare. Certo, è un film pieno di scene di guerra - con aerei, esplosioni ed effetti speciali - ma nella sua vera essenza è una storia intima, su un gruppo di uomini che interagiscono in una situazione così difficile. Per me come regista è la cosa più divertente: lavorare con un grande copione e grandi attori, con molte scene di dialogo». E probabilmente si è divertito davvero, avendo a disposizione un buon cast, nel quale eccellono il giovane Colin Farrell e il 'cattivo' Marcel Iures. Chi diverte di sicuro (anche se involontariamente) è il legnoso Bruce Willis, che si aggira per il set tutto impettito nella preoccupazione di essere abbastanza statuario per la parte dell'eroe.

LA BATTUTA: Cosa strana le ferite di guerra: più invecchi e meno diventi fiero di loro.

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L'home page del film

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