|
AMORE
A PRIMA SVISTA
(Shallow Hal) di Bobby & Peter Farrelly, con Gwyneth Paltrow,
Jack Black, Jason Alexander, Joe Vitelli, Susan Ward.
Distribuzione: Twentieth Century Fox, durata: 113'
LA
TRAMA: Un ragazzo superficiale, attratto solo dalla perfezione
fisica, si innamora di una cicciona di cui vede per magia solo
la bellezza interiore.
 |
|
|
Diventati celebri grazie al loro umorismo irriverente e politicamente
scorretto, i fratelli Farrelly (quelli di Tutti pazzi
per Mary e Io, me & Irene) hanno affrontato stavolta
una sfida ancora più provocatoria e rischiosa: quella di
fare una commedia sui grandi obesi e, più in generale,
sulle malformazioni fisiche. Provocatoria perché l'obesità
è un problema particolarmente sentito e diffuso negli Stati
Uniti, patria del fitness e del culto della forma fisica,
che conta però 127 milioni di persone sovrappeso; rischiosa
perché si espone contemporaneamente a due opposti pericoli:
da un lato quello di esibire la deformità come fenomeno
da baraccone, dall'altro quella di occultarla o edulcorarla per
timore della reazione difensiva del pubblico. Immancabilmente,
i fratelli registi sono stati accusati di entrambe le colpe e
sono incorsi nelle ire dell'associazione americana per l'accettazione
degli obesi. Sotto mira la scelta narrativa di far vedere la persona
grassa con gli occhi di colui che la ama: così che, tranne
alcune brevi sequenze, la protagonista dalla stazza strabordante
di ben centoventi chili assume di fatto le fattezze filiformi
della bella Gwyneth Paltrow. Di qui l'accusa di rifiutare
l'immagine dell'obesità. Ma subito dopo quella di sfruttarla,
poiché il film non manca di esibire persone affette da
varie deformità. In realtà, la scelta dei fratelli
Farrelly appare pienamente motivata: poiché il tema centrale
del loro apologo non è l'obesità in sé ma
piuttosto il culto delle apparenze. Grazie all'idea di costringere
il protagonista maschile a vedere la realtà con gli occhi
dell'amore, il film lancia un forte messaggio sulla necessità
di guardare alla bellezza interiore, in una società come
quella contemporanea in cui tutti sono concentrati sugli aspetti
più esteriori e superficiali. Contemporaneamente, una buona
dose di crudezza impedisce di cadere nel retorico e nel caramelloso.
Così, un po'come nel caso di Shrek, un umorismo
poetico ma irriverente si fa strumento per una riflessione su
temi difficili e non convenzionali come il rapporto col proprio
aspetto fisico. Certo, qui siamo lontani dalla favola: nonostante
che lo spunto di partenza sia fantastico, l'umorismo dei Farrelly
si conferma fondamentalmente realistico e non esita a mettere
a disagio lo spettatore con scelte provocatorie. Una è
quella, per loro abituale, di inserire attori non professionisti
e personaggi reali accanto a quelli di finzione. In questo caso
fa la sua conturbante apparizione Rene Kirby, un ex-dirigente
IBM affetto dalla nascita da spina bifida e costretto a camminare
a quattro zampe. «Non ho mai conosciuto nessuno come Rene»,
dice Peter Farrelly. «La sua vita è incredibile.
Ecco, parlando di bellezza interiore, questo è un classico
esempio». Aggiunge Bobby Farrelly: «Rene ha una vita
più piena di chiunque altro. Ed ha un'attitudine straordinaria
nei confronti dell'esistenza. Non è mai lamentoso, sebbene
avrebbe tutte le ragioni per lamentarsi. È stato una costante
fonte di ispirazione». Altro personaggio reale è
Anthony J. Robbins, celebre consulente psicologico di sportivi,
uomini d'affari e autorità politiche; e che in questo caso
fa invece da consigliere al prototipo dell' uomo comune e superficiale
interpretato dal bravo Jack Black.
 |
LA BATTUTA: Sappiamo tutti che non sei
più profondo di una pozzanghera!
 |
LINK |
|
|