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WINDTALKERS
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

WINDTALKERS
(Id.) di John Woo, con Nicolas Cage, Adam Beach, Peter Stormare, Christian Slater, Frances O'Connor.
Distribuzione: O1, durata: 134'

LA TRAMA: 1944. Un sergente dei marines deve proteggere un commilitone Navajo ma anche ucciderlo se rischiasse di cadere in mano nemica.

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Chissà se gli indiani d'America provengono, come credono alcuni, dal continente asiatico, dal quale nella notte dei tempi sarebbero giunti attraverso un lembo di terra nell'estremo nord del continente. Certo è che per John Woo quel sentiero ideale di collegamento con l'Asia esiste e su di esso ha costruito questo suo nuovo film americano, facendolo immedesimare in una vicenda che ha coinvolto nella seconda guerra mondiale gli indiani Navajos. Qualcuno infatti scoperse che quella dei Navajos era una lingua estremamente complicata e non scritta: l'ideale per derivarne un codice militare segreto impenetrabile per i giapponesi. L'idea funzionò a dovere, tanto che il codice rimase segretato fino al 1968. L'unico problema era che l'eventuale cattura di un soldato Navajo avrebbe vanificato il segreto: così quei particolari marconisti, chiamati Windtalkers (coloro che parlano nel vento), non solo furono chiamati ad eseguire un compito estremamente delicato per i bianchi ma erano affiancati da commilitoni bianchi incaricati di ucciderli nell'ipotesi che stessero per cadere in mano giapponese. Questa storia affascinante, permeata dai temi opposti del razzismo e dell'amicizia ha attirato John Woo, e il suo socio Terence Chang, interessandoli al progetto. «Ho amato la storia fin dal primo momento», dice Woo. «E' così toccante, una celebrazione dell'animo umano. Cercavo qualcosa di diverso dal solito film d'azione, qualcosa che la nostra compagnia potesse produrre». Woo e Chang hanno trovato insomma il materiale di Windtalkers assolutamente perfetto per lasciarsi coinvolgere come autore e produttore. Peccato però che non abbiano centrato appieno il bersaglio. 400 acri di set, 350 persone di troupe, 700 comparse, 14 macchine da presa, 103 stunts, 500 armi da fuoco e 2300 divise hanno assicurato al film la sua enfasi spettacolare, ma quello che era il cuore psicologico e drammatico della vicenda ha finito cadere sotto il fuoco amico della retorica. A contrasto con i roboanti numeri citati prima, le espressioni a disposizione di Nicolas Cage nel film si riducono ad una e bisogna farsela bastare per due ore e un quarto. Così nel vento finiscono per disperdersi molte buone intenzioni e questo film tanto promettente va purtroppo a ingrossare le fila delle buone pellicole che potevano essere e non sono state.

LA BATTUTA: Questa non è una democrazia: sono i marines!

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L'home page del film
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