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LA CITTA' INCANTATA
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

LA CITTA' INCANTATA
(Sen to Chihiro no Kamikakushi – Spirited Away) Una produzione: STUDIO GHIBLI; Storia e sceneggiatura originali: HAYAO MIYAZAKI; Musiche di: JOE HISAISHI; Canzoni eseguite da: YOUMI KIMURA; Prodotto da: TOSHIO SUZUKI.
Distribuzione: Mikado, durata: 122'

LA TRAMA: Una bambina entra in un bagno termale frequentato da spiriti misteriosi e lotta per restituire la forma umana ai genitori, trasformati in maiali da un incantesimo.

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Per il grosso pubblico, i cartoni giapponesi continuano ad essere sinonimo di violenza, scarsa qualità, fredda tecnica industriale. “Sono fatti tutti al computer”, blaterano i più sprovveduti, fraintendendo la vocazione artigianale dell’animazione giapponese e ignorando l’esistenza di immensi capolavori. Responsabile di questo equivoco è in gran parte la maniera insensata con cui i cartoni giapponesi sono stati messi in onda in Italia, snaturando, livellando, confondendo gli originali. E persino quando hanno fatto la loro apparizione i capolavori del massimo artista dell’animazione nipponica, ciò è accaduto in maniera parziale, equivoca e inadeguata. Mi riferisco alle serie e ai film di colui che con un termine riduttivo è soprannominato il Disney giapponese: il dio dell’anime, Hayao Miyazaki. Quelli che in patria si sono rivelati i maggiori incassi cinematografici in assoluto, tali da far impallidire al confronto qualsiasi blockbuster, in occidente sono usciti alla chetichella o non sono apparsi affatto. Ma finalmente, per merito della Mikado, lo splendido Spirited Away, già Ordo d'Oro a Berlino 202 e Oscar per l'animazione 2003, esce sugli schermi italiani col titolo La città incantata. Insieme a La Principessa Mononoke è il film più articolato e complesso del maestro giapponese: affonda le radici nel suo inconscio e nel suo immaginario, dal quale scaturiscono visioni splendide e misteriose, fra le quali troneggia quella memorabile di un treno che viaggia in una sconfinata, amniotica distesa d’acqua: un oceano di tristezza che si trasforma in fonte di vita. La città incantata offre molteplici e sottili chiavi di lettura. Dopo la lotta alla guerra, al consumismo e all’inquinamento, il regista affacciandosi nel terzo millennio apre una nuova frontiera: quella contro la globalizzazione culturale. Miyazaki cerca di recuperare il senso dell’affabulazione e dell’identità culturale del suo paese, creando una mitologia fantastica, nella quale i fantasmi della tradizione sono filtrati attraverso quelli dell’inconscio, metabolizzati attraverso i ricordi personali, associati con gli elementi concreti dell’esperienza contemporanea. La città incantata mette in evidenza le fertili contraddizioni di un regista diviso fra pessimismo e speranza, tradizione e modernità, oriente e occidente: l’opera riassuntiva di un autore che con felice espressione è stato definito «un po’ ultimo imperatore e un po’ piccolo principe».

LA BATTUTA: Puzzi di umano!

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