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AIDA DEGLI ALBERI
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

AIDA DEGLI ALBERI
di Guido Manuli, con le voci di Massimo Lopez ed Enzo Iachetti.
Distribuzione: Medusa, durata: 97'

LA TRAMA: La principessa dell'oasi incantata di Arborea affronta i bellicosi confinanti dell'impero di Petra.

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Il ragionamento è stato più o meno questo: visto che i cartoni classici di casa Disney erano in sostanza dei musical, perché non attingere alla nostra grande tradizione di teatro musicale, e cioé all'opera? Maria Fares, produttrice de La gabbianella, si è rivolta in questa occasione al regista Guido Manuli, autore di innumerevoli cortometraggi e storico partner di Bruno Bozzetto. «Con i produttori di Lanterna Magica, alla ricerca di spunti inediti, abbiamo pensato alla lirica. E' un patrimonio di storie e di emozioni che il cinema sfrutta poco, inesplorato per l'animazione», spiega il regista ricordando la genesi del progetto. «La scelta inizialmente aveva pencolato fra il Barbiere di Siviglia, la Turandot e Aida. Quest'ultima ci sembrò fornire gli spunti più interessanti. Lo sceneggiatore Umberto Marino ha inventato un finale un po' diverso da quello dell'opera di Verdi. Come Lanterna Magica abbiamo investito direttamente sulla partenza del progetto, studiando ambientazioni, sceneggiatura e personaggi». Ed ecco così che la celeste Aida diventa una creatura dalle orecchie alla Star Trek, con gli occhi gialli e il colorito appunto celestino. La storia viene aggiornata in chiave ecologica, contrapponendo due universi agli antipodi: Arborea, verdissima foresta da cui proviene Aida la figlia del re, e la rocciosa Petra, dominata dal tempio di Satam, dio della guerra. Lì vive Radames, che nel cartone animato è il prestante figlio del generale dell'esercito, destinato - inutile dirlo - a innamorarsi della celeste fanciulla. Quanto alla parte musicale, resta solo una piccola citazione verdiana mentre la colonna sonora è affidata ad Ennio Morricone, coadiuvato dagli apporti canterini di Filippa Giordano, Helena e Peppe Servillo degli Avion Travel. Che dire del risultato? E' una operazione piuttosto faraonica per l'Italia (con un budget dichiarato di una decina di miliardi, due anni e mezzo di lavoro e il coinvolgimento di trecento fra artisti e tecnici) che ricorda però certi allestimenti lirici pomposi e vacui. Grava su tutto una eccessiva freddezza, dovuta ad una storia troppo ragionata e poco appassionante e a una grafica scarsamente accattivante dei personaggi. Del Manuli classico, quello beffardo e irriverente, resta solo un buffo coccodrilletto. Il resto è tecnicamente interessante ma piuttosto convenzionale: verrebbe da dire normale amministrazione, se non fosse che da noi è già straordinaria in sé la realizzazione di un lungometraggio animato.

LA BATTUTA: Noi possiamo cambiare le cose, se vogliamo.

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L'home page del film

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