|
AIDA
DEGLI ALBERI
di Guido Manuli, con le voci di Massimo Lopez ed Enzo Iachetti.
Distribuzione: Medusa, durata: 97'
LA
TRAMA: La principessa dell'oasi incantata di Arborea affronta
i bellicosi confinanti dell'impero di Petra.
 |
|
clicca
sulla foto
|
Il ragionamento è stato più o meno questo: visto
che i cartoni classici di casa Disney erano in sostanza dei musical,
perché non attingere alla nostra grande tradizione di teatro
musicale, e cioé all'opera? Maria Fares, produttrice
de La gabbianella, si è rivolta in questa occasione
al regista Guido Manuli, autore di innumerevoli cortometraggi
e storico partner di Bruno Bozzetto. «Con i produttori
di Lanterna Magica, alla ricerca di spunti inediti, abbiamo pensato
alla lirica. E' un patrimonio di storie e di emozioni che il cinema
sfrutta poco, inesplorato per l'animazione», spiega il regista
ricordando la genesi del progetto. «La scelta inizialmente
aveva pencolato fra il Barbiere di Siviglia, la Turandot
e Aida. Quest'ultima ci sembrò fornire gli spunti
più interessanti. Lo sceneggiatore Umberto Marino
ha inventato un finale un po' diverso da quello dell'opera di
Verdi. Come Lanterna Magica abbiamo investito direttamente sulla
partenza del progetto, studiando ambientazioni, sceneggiatura
e personaggi». Ed ecco così che la celeste Aida diventa
una creatura dalle orecchie alla Star Trek, con gli occhi gialli
e il colorito appunto celestino. La storia viene aggiornata in
chiave ecologica, contrapponendo due universi agli antipodi: Arborea,
verdissima foresta da cui proviene Aida la figlia del re, e la
rocciosa Petra, dominata dal tempio di Satam, dio della guerra.
Lì vive Radames, che nel cartone animato è il prestante
figlio del generale dell'esercito, destinato - inutile dirlo -
a innamorarsi della celeste fanciulla. Quanto alla parte musicale,
resta solo una piccola citazione verdiana mentre la colonna sonora
è affidata ad Ennio Morricone, coadiuvato dagli
apporti canterini di Filippa Giordano, Helena e
Peppe Servillo degli Avion Travel. Che dire del risultato?
E' una operazione piuttosto faraonica per l'Italia (con un budget
dichiarato di una decina di miliardi, due anni e mezzo di lavoro
e il coinvolgimento di trecento fra artisti e tecnici) che ricorda
però certi allestimenti lirici pomposi e vacui. Grava su
tutto una eccessiva freddezza, dovuta ad una storia troppo ragionata
e poco appassionante e a una grafica scarsamente accattivante
dei personaggi. Del Manuli classico, quello beffardo e irriverente,
resta solo un buffo coccodrilletto. Il resto è tecnicamente
interessante ma piuttosto convenzionale: verrebbe da dire normale
amministrazione, se non fosse che da noi è già straordinaria
in sé la realizzazione di un lungometraggio animato.
 |
LA BATTUTA: Noi possiamo cambiare le cose, se
vogliamo.
 |
LINK |
|
|