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LA
VIA DEGLI ANGELI
di
Pupi Avati, con Gianni Cavina, Valentina Cervi, Carlo Delle Piane,
Libero De Rienzo.
Distribuzione: Medusa, durata: 120'
LA
TRAMA: Negli Anni Venti, l'incaricato di una balera batte
le colline dell'appennino bolognese per rastrellare adesioni a
una festa danzante.
Che piaccia o meno, a Pupi Avati va riconosciuta la coerenza di
un autore rigoroso e ostinato: pressoché indifferente alla
realtà contemporanea, resta fedele a un suo piccolo mondo
antico, amorosamente rivisitato sulle ali del ricordo. In questo
caso si tratta anche di un omaggio alla memoria della madre, perduta
recentemente, di cui il film ricostruisce l'amore - al tempo stesso
umile e trasgressivo - per il figlio del padrone. Ma, come spesso
accade in questo regista, la storia individuale è inserita
in una più ampia storia corale. Storia con la esse minuscola,
s'intende: giacché della Storia ufficiale, quella da libri
di scuola, c'è solo uno sbeffeggiante accenno alla marcia
su Roma. No, l'Italietta raccontata da Avati è tutta minimalista
e privata, ma illuminata a tratti da lampi di struggente poesia.
Quello di Avati potrebbe definirsi una sorta di neorealismo dei
sentimenti: racconta infatti un viaggio della speranza, il cui
obiettivo non è il lavoro (come nelle dolenti diaspore
degli emigranti) ma l'amore. "L'Italia dei primi del Novecento
non offriva molte occasioni di incontro ai ragazzi e alle ragazze
dell'epoca. E per chi abitava nei casolari sperduti in campagna
non ce n'era praticamente nessuna. Per questo la festa che ogni
anno si svolgeva a Castel del Vescovo, ai piedi dell'Appennino
emiliano, era sempre cosi frequentata. Per molti uomini, giovani,
meno giovani e vedovi, la festa danzante a pagamento organizzata
da Antenore Osti rappresentava l'unica possibilità per incontrare
le signorine della piana, conoscerle e magari convincerle a matrimonio".
Questo è il mondo di Avati, antico e paradossalmente attuale
proprio nel suo anacronismo. Come non rimanere spiazzati, infatti,
dall'abisso che separa le due Italie di inizio e di fine secolo:
con le discoteche e l'ecstasy da un lato e, dall'altro, la festa
danzante con doccia calda, barbiere e profumo a spruzzo. Due mondi
opposti e paralleli, gemellati forse da una identica lotta alla
solitudine.
LA BATTUTA: In
fin dei conti, siete essere umani anche voi meridionali!
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