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LA VIA DEGLI ANGELI
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a cura di Alessandro Bencivenni in collaborazione con in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

LA VIA DEGLI ANGELI
di Pupi Avati, con Gianni Cavina, Valentina Cervi, Carlo Delle Piane, Libero De Rienzo.
Distribuzione: Medusa, durata: 120'

LA TRAMA: Negli Anni Venti, l'incaricato di una balera batte le colline dell'appennino bolognese per rastrellare adesioni a una festa danzante.

Il poster Che piaccia o meno, a Pupi Avati va riconosciuta la coerenza di un autore rigoroso e ostinato: pressoché indifferente alla realtà contemporanea, resta fedele a un suo piccolo mondo antico, amorosamente rivisitato sulle ali del ricordo. In questo caso si tratta anche di un omaggio alla memoria della madre, perduta recentemente, di cui il film ricostruisce l'amore - al tempo stesso umile e trasgressivo - per il figlio del padrone. Ma, come spesso accade in questo regista, la storia individuale è inserita in una più ampia storia corale. Storia con la esse minuscola, s'intende: giacché della Storia ufficiale, quella da libri di scuola, c'è solo uno sbeffeggiante accenno alla marcia su Roma. No, l'Italietta raccontata da Avati è tutta minimalista e privata, ma illuminata a tratti da lampi di struggente poesia. Quello di Avati potrebbe definirsi una sorta di neorealismo dei sentimenti: racconta infatti un viaggio della speranza, il cui obiettivo non è il lavoro (come nelle dolenti diaspore degli emigranti) ma l'amore. "L'Italia dei primi del Novecento non offriva molte occasioni di incontro ai ragazzi e alle ragazze dell'epoca. E per chi abitava nei casolari sperduti in campagna non ce n'era praticamente nessuna. Per questo la festa che ogni anno si svolgeva a Castel del Vescovo, ai piedi dell'Appennino emiliano, era sempre cosi frequentata. Per molti uomini, giovani, meno giovani e vedovi, la festa danzante a pagamento organizzata da Antenore Osti rappresentava l'unica possibilità per incontrare le signorine della piana, conoscerle e magari convincerle a matrimonio". Questo è il mondo di Avati, antico e paradossalmente attuale proprio nel suo anacronismo. Come non rimanere spiazzati, infatti, dall'abisso che separa le due Italie di inizio e di fine secolo: con le discoteche e l'ecstasy da un lato e, dall'altro, la festa danzante con doccia calda, barbiere e profumo a spruzzo. Due mondi opposti e paralleli, gemellati forse da una identica lotta alla solitudine.

LA BATTUTA: In fin dei conti, siete essere umani anche voi meridionali!

IL LINK
L'home page del film

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