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La
guerra degli Antò
di
Riccardo Milani, con Flavio Pistilli, Federico Di Flauro, Paolo
Setta, Regina Orioli
Distribuzione: Cecchi Gori, durata: 100'
LA
TRAMA: Quattro giovani punk abbruzesi lottano contro il sistema
e sognano di sfuggire al grigiore della provincia.
Un
elogio al provincialismo? Forse. L'ennesimo attacco ai benpensanti?
Anche. Uno sguardo critico nell'universo giovanile? Davvero no.
La guerra degli Anto' è un film semplice, divertente ed onesto.
Un po' ingenuo, forse. Ma di quell'ingenuità che ti riconcilia
con il cinema. Soprattutto con quello italiano. E, di italiano,
i quattro Anto', Lu Zombi, Lu Malatu, Lu Zorru
e Lu Purk, punk credibili e tutt'altro che démodé di una
delle tante piazzette italiche, hanno il cieco orgoglio col quale
si crogiolano nei loro difetti. Non solo. Da bravi italiani sono
inadeguati. Impreparati. Irriducibili. Lottano contro la cementificazione
selvaggia e la guerra, più per una sorta di dietrologia provincialista,
che per un'ideale. S'impegnano, è vero, ma le ragazze restano
comunque il loro interesse principale. E se scappano dagli angusti
confini di una provincia arida di valori per rifugiarsi in un
Europa cosmopolita, finiscono sempre per cercare conforto in un
piatto di spaghetti, magari scotti e sconditi. Così, anche se
vogliono essere brutti, sporchi e cattivi, ciò che suscitano più
di ogni altra cosa è una grande tenerezza. Tenero e sincero è
un po' tutto il film diretto da Riccardo Milani, tratto dal romanzo
di Silvia Ballestra ed ambientato tra le spiagge di Montesilvano,
in provincia di Pescara, i portici di Bologna ed i canali di Amsterdam.
Ottimo anche l'esordio dei quattro giovani attori, tutti abruzzesi,
reclutati per l'occasione ed affiancati ad una "navigata" Regina
Orioli («Ovosodo», «Gallo cedrone») un
po' sottotono.
Carlo Mazzotta
LA BATTUTA: Ci
vuole coraggio pure per restare a Montesilvano.
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