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BEEFCAKE
(Id.)
di Thom Fitzgerald, con Bob Mizer, Daniel MacIvor, Neil
O'Hara, Josh Peace, Mrs. Mizer, Carroll Godsman.
Distribuzione: Mikado, durata: 95'
LA
TRAMA: Splendori e miserie del Physique Pictorial:
rivista di nudo maschile degli anni Cinquanta.
I
pregiudizi sono quel singolare difetto che affligge sempre gli
altri e mai noi stessi. Diamo dunque per scontato di esserne tutti
esenti nel parlare di questo film dedicato al culto del nudo omoerotico,
che esce in concomitanza con le manifestazioni (e le polemiche)
relative al Gay Pride. Ma non è tanto l'orgoglio,
quanto una sorta di nostalgia omosessuale che fa da sfondo a questo
curioso film. Con umorismo ed eleganza, il giovane regista Thom
Fitzgerald (classe 1968) ricostruisce infatti il mondo gay degli
anni Cinquanta: cioé molto prima che lui fosse nato e prima
ancora che lo stesso termine gay diventasse di uso comune. Fa
da filo conduttore la vicenda di Bob Mizar, fondatore dell' Athletic
Model Guild, che raccoglieva e ospitava nella sua casa bei ragazzi
prestanti, da incoraggiare all'esercizio fisico e da avviare alla
carriera di modelli. Mizar era un omosessuale tutt'altro che dichiarato
e sua madre, che pur lo assisteva ineffabile nella gestione della
sua factory di bei maschioni e nella confezione dei perizomi,
apprese in maniera inequivocabile delle pratiche erotiche che
vi avvenivano sono in occasione del processo per oscenità
e sfruttamento della prostituzione intentato al figlio. Anche
se la maggioranza dei modelli facevano effettivamente marchette,
alcuni di loro non erano omosessuali e pensavano in buona fede
che lo scopo dell'associazione fosse mostrare ai giovani americani
il modo migliore per crescere sani e virili. E' proprio questo
curioso paradosso questa improbabile ingenuità che il film
si propone di restituire, ricostruendo le pose un po' ridicole
nelle quali cui i modelli venivano ritratti, indossando succinte
vesti di marinaretti, angeli o lottatori greci e romani. Nulla
di veramente osceno o volgare, ma piuttosto di kitsch:
versione alla buona di quel culto della bellezza dei nudi maschili
nel mondo classico che aveva ispirato tanti artisti decadenti.
Ma Bob Mizar non è stato un artista, né un grande
fotografo e neppure un paladino della libertà di stampa
erotica come Larry Flynt. E' stato una sorta di Ed Wood del nudo
maschile, una figura minore che Fitzgerald rievoca con affetto,
alternando la ricostruzione della sua vicenda con inserti di repertorio
e interviste attuali ad alcuni modelli di allora: come l'attore-simbolo
di Andy Warhol Joe Dallesandro o il guru del culturismo Jack
La Lanne. Il risultato è un omaggio garbato a un piccolo
mondo antico fatto di peccati clandestini e di presunta innocenza.
Il messaggio è garbato e piccolo piccolo come il protagonista:
"Vivi e lascia vivere: staremo tutti un po' meglio".
LA BATTUTA: Un
giudice affermò che avrebbe assolto chi avesse ucciso un
fotografo di nudi.
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