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BETTY
LOVE
(Id.) di Neil LaBute, con Renée Zellweger, Morgan Freeman,
Chris Rock.
Distribuzione: UIP, durata: 110'
LA
TRAMA: Una donna è determinata a far avverare i propri
sogni a dispetto di qualsiasi realtà.
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All'inizio di ogni film, si stringe un tacito patto fra l'autore
e lo spettatore: nel quale quest'ultimo si dispone ad accettare,
per bizzarri e inverosimili che siano, i presupposti del racconto.
E' la famosa sospensione dell'incredulità. Ma in
questo caso, più che sospenderla, l'incredulità
andrebbe espulsa definitivamente, visto che Betty Love
ci chiede di credere quanto segue: che una sognante cameriera
appassionata di serial televisivi, traumatizzata dalla morte del
marito, vada alla ricerca del protagonista della sua telenovela
preferita, incapace di distinguere l'attore dal personaggio; che
il divo televisivo in questione soccomba al suo fascino, incapace
a sua volta di distinguere una pazza da una aspirante attrice;
e che altrettanto faccia uno spietato killer assetato di vendetta,
tanto da finire per innamorarsi di lei. Personalmente sono un
credulone e non mi perdo una puntata di E.R., ma in questo
caso francamente faccio fatica ad accettare i presupposti che,
a detta degli autori, si possono riassumere così: «Cosa
accade quando una persona si convince che la vita non è
altro che uno stato mentale? Per Betty, una cameriera appassionata
di soap opera che vive nella piccola città di provincia
di Fair Oaks in Kansas, rifiutarsi di credere che sia possibile
trascorrere la propria esistenza al fianco della persona amata
solo perché questa non esiste è del tutto impensabile.
Dopo tutto, la vita non è una scusa sufficiente per non
vivere». Se siete disposti a stare al gioco e a seguire
la vicenda sul suo binario di assoluta irrealtà, questa
commedia nera dai risvolti comici non manca di offrire delle occasioni
di divertimento: tanto che la sceneggiatura venne premiata al
festival di Cannes. E si intravede anche un assunto sull'ipnosi
televisiva che accomuna questa pellicola a film come Truman
Show o Ed TV. Una battuta recita infatti: «Quello
che non sopporto delle soap è che persone senza
vita seguano la vita immaginaria degli altri». Se gli artisti
di un tempo ci ripetevano in continuazione che la vita imita l'arte,
i registi di oggi ci ricordano insomma che la vita tende ad imitare
la televisione.
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LA BATTUTA: Io so che da qualche parte c'è
qualcosa di speciale che aspetta solo me.
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