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BETTY LOVE
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

BETTY LOVE
(Id.) di Neil LaBute, con Renée Zellweger, Morgan Freeman, Chris Rock.
Distribuzione: UIP, durata: 110'

LA TRAMA: Una donna è determinata a far avverare i propri sogni a dispetto di qualsiasi realtà.

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All'inizio di ogni film, si stringe un tacito patto fra l'autore e lo spettatore: nel quale quest'ultimo si dispone ad accettare, per bizzarri e inverosimili che siano, i presupposti del racconto. E' la famosa sospensione dell'incredulità. Ma in questo caso, più che sospenderla, l'incredulità andrebbe espulsa definitivamente, visto che Betty Love ci chiede di credere quanto segue: che una sognante cameriera appassionata di serial televisivi, traumatizzata dalla morte del marito, vada alla ricerca del protagonista della sua telenovela preferita, incapace di distinguere l'attore dal personaggio; che il divo televisivo in questione soccomba al suo fascino, incapace a sua volta di distinguere una pazza da una aspirante attrice; e che altrettanto faccia uno spietato killer assetato di vendetta, tanto da finire per innamorarsi di lei. Personalmente sono un credulone e non mi perdo una puntata di E.R., ma in questo caso francamente faccio fatica ad accettare i presupposti che, a detta degli autori, si possono riassumere così: «Cosa accade quando una persona si convince che la vita non è altro che uno stato mentale? Per Betty, una cameriera appassionata di soap opera che vive nella piccola città di provincia di Fair Oaks in Kansas, rifiutarsi di credere che sia possibile trascorrere la propria esistenza al fianco della persona amata solo perché questa non esiste è del tutto impensabile. Dopo tutto, la vita non è una scusa sufficiente per non vivere». Se siete disposti a stare al gioco e a seguire la vicenda sul suo binario di assoluta irrealtà, questa commedia nera dai risvolti comici non manca di offrire delle occasioni di divertimento: tanto che la sceneggiatura venne premiata al festival di Cannes. E si intravede anche un assunto sull'ipnosi televisiva che accomuna questa pellicola a film come Truman Show o Ed TV. Una battuta recita infatti: «Quello che non sopporto delle soap è che persone senza vita seguano la vita immaginaria degli altri». Se gli artisti di un tempo ci ripetevano in continuazione che la vita imita l'arte, i registi di oggi ci ricordano insomma che la vita tende ad imitare la televisione.

LA BATTUTA: Io so che da qualche parte c'è qualcosa di speciale che aspetta solo me.

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