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Eyes
Wide Shut
di Stanley Kubrick, con Tom Cruise, Nicole Kidman, Sydney Pollak,
Todd Field
Distribuzione:
Warner Bros, durata: 159'
LA
TRAMA: Una coppia newyorkese vive una doppia fantasia adulterina:
ma mentre lei si limita a fantasticare, lui si lascia coinvolgere
in un pericolosissimo gioco erotico.
Sembrerebbe
logico che per parlare di un film si aspetti di vederlo. Ma, in
una informazione drogata dalla corsa all'anticipazione, succede
spesso il contrario. Con «Eyes Wide Shut» si
è raggiunto il grottesco di una disinformazione degna del
KGB: complici l'ossessivo riserbo di Kubrick, la sua morte, la
vanità di troppi presunti addetti ai lavori egli artifici
degli uffici stampa. Si sarebbero comunque scritte meno idiozie,
se i giornalisti si fossero presi la briga di leggere «Doppio
sogno»: il raffinato racconto di Arthur Schnitzler, del
quale il film di Kubrick è una trasposizione molto fedele.
Lo si potrebbe definire un adattamento cinematografico esemplare,
per la capacità del regista di restituire l'atmosfera molto
particolare del racconto, caratterizzato da una dimensione onirica,
nella quale la realtà esterna appare una sorta di prolungamento
di quella interiore. L'unica libertà che il grande regista
scomparso si è presa, è quella di spostare la vicenda
dalla Vienna di inizio secolo alla New York di oggi. Ma non è
una libertà di poco conto, considerando che la vicenda
è storicamente molto caratterizzata. La scoperta dei fantasmi
psichici e delle loro implicazioni erotiche era infatti d'attualità
in quel lontano primo '900, tanto che il racconto ebbe uno dei
suoi lettori più attenti nel padre della psicoanalisi Sigumnd
Freud. Oggi che tutto ciò non è più oggetto
né di sorpresa né di scandalo, molti aspetti della
vicenda appaiono un po' anacronistici, trasferiti tali e quali
ai giorni nostri. Non è perciò facile comprendere
in cosa Kubrick abbia individuato l'attualità del racconto.
Forse gli è parso appropriato suggerire un parallelo fra
il declino dell'impero asburgico e la crisi dell'America di fine
millennio. Ma più probabilmente egli si è lasciato
guidare, incurante del resto, dai suoi fantasmi personali. Ne
risulta un'opera che - a dispetto del clamore che ha suscitato
- resta sostanzialmente privata; un testamento cinematografico
spiazzante come un anacronismo e conturbante come un segreto.
LA BATTUTA:
Il fascino del matrimonio è che rende l'inganno
una necessità per le due parti.
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