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The
Game
di
David Fincher, con Michael Douglas, Sean Pen, Deborah Kara Unger,
Armin Müller-Stah.
USA,
1997. Distr.: Cecchi Gori, durata: 128' '
LA
TRAMA: Un ricco uomo d’affari si lascia coinvolgere dal fratello
in un gioco che si rivela sempre più enigmatico e pericoloso.
David
Fincher, regista-rivelazione nella scorsa stagione con "Seven",
si impose con una storia il cui fascino non veniva minimamente
intaccato dall'inverosimiglianza: forse perché la figura di un
maniaco isolato ci sembra lecito immaginarla nella maniera più
stravagante. Diverso il caso di questo secondo film, in cui ci
viene chiesto di credere all'esistenza di una organizzazione così
misteriosa ed efficiente da poter condizionare in ogni dettaglio
la vita di un uomo straordinariamente influente. La mancanza di
credibilità sciupa l'effetto di una vicenda comunque originale
e intrigante, che si rifà a un filone collaudato del cinema americano:
quello delle fantasie paranoiche. Ma la particolarità di "The
Game" sta nella sua vocazione simbolica: come "Seven", è un apologo
travestito da thriller. Il tema questa volta è l'aridità morale.
Attraverso il gioco, il protagonista è costretto ad una introspezione
e ad un cambiamento che potrebbero anche essere interpretati come
la spettacolare metafora di una terapia analitica.
LA BATTUTA: Una
cosa so: che ero cieco e ora vedo!
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