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TARZAN
(id.)
di Kevin Lima e Chris Buck, con le voci italiane diMassimo Rossi,
Francesca Fiorentini, Sonia Scotti, Ilaria Stagni, Stefano De
Sando.
Distribuzione: Buena Vista, durata: 90'
LA
TRAMA: Orfano adottato dai gorilla, Tarzan sconta la sua diversità
sia rispetto agli umani che rispetto alle scimmie.
La
Disney è da sempre sinonimo di prudenza e di equilibrio.
All'apparenza, anche questo trentasettesimo lungometraggio animato
di casa Disney non fa eccezione. Equilibrio fra tradizione e innovazione
nella trama, visto che il soggetto è nuovo, ma al tempo
stesso molto simile a quello del collaudato «Libro della
giungla». Equilibrio nello stile, visto che il disegno è
sul filo della tradizione, ma con qualche concessione agli influssi
nippo. Equilibrio nella tecnica, visto che il film coniuga
l'animazione tradizionale con il ricorso alla computergrafica
nella elaborazione degli sfondi e dei movimenti: il che consente
spettacolari e vertiginose inquadrature nelle quali Tarzan scivola
lungo i rami della giungla come un surfer californiano
sulle onde del Pacifico. Eppure, anche in questo film prudente
e tradizionale c'è una piccola rivoluzione, che riguarda
la colonna sonora. Da oltre un decennio, infatti, i lungometraggi
animati di casa Disney portavano l'impronta di Alan Menken, che
ne aveva fatto dei veri e propri musical stile Broadway,
con tanto di alternanza fra recitativi e intermezzi musicali.
Stavolta invece la struttura è più libera, grazie
all'intervento di Phil Collins, che ha doppiato (e anche questa
è una novità) anche la versione italiana. Un Oscar
è andato giustamente a sancire la qualità della
miglior canzone originale: «You'll be in my heart».
Ma non finisce qui: Collins, ex-batterista dei Genesis, è
uno dei più grandi percussionisti viventi. Non stupisce
dunque che il numero musicale forse più riuscito del film,
«Trashin' the Camp», occhieggi alla musica etnica
e veda gli animali impegnati a suonare come tamburi le suppellettili
del campo degli esploratori. Novità, dunque, ma con giudizio:
la Disney non si smentisce e anche stavolta la tradizione non
viene tradita. Gli oggetti infatti sono gli stessi de «La
bella e la bestia» e tra di essi si insinua anche uno scheletro
danzante, diretto omaggio al superclassico del 1929 «Skeleton
Dance»: la prima delle Silly Symphonies del capostipite
Walt.
LA BATTUTA: Se
vuoi essere simpatico a Kerchak, stai alla larga da lui!
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