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LE VIE DELLA VIOLENZA
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

LE VIE DELLA VIOLENZA
(The Way of the Gun) di Christopher McQuarrie, con Benicio Del Toro, Ryan Philippe, Juliette Lewis, Taye Diggs e James Caan.
Distribuzione: U.I.P., durata: 119'

LA TRAMA: Una ragazza, assoldata come utero in affitto da una coppia miliardaria, viene rapita da due balordi per ottenere un riscatto.

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Come diceva il vecchio Billy Wilder, da una brutta sceneggiatura non verrà mai un bel film. Così, per proprietà transitiva, c'è da attendersi che se un bravo sceneggiatore passa dietro la macchina da presa, il risultato sia più che decoroso. E' il caso di Christopher McQuarrie, che se non raggiunge il livello del miglior film che aveva scrito e che lo aveva portato all'Oscar (I soliti sospetti), firma tuttavia come regista un film degno di nota, privo dei requisiti per piacere al grande pubblico ma destinato a diventare per i palati più raffinati un piccolo oggetto di culto. E' un film dal sapore tarantiniano: compiaciuto, violento, sofisticato, dai dialoghi letterari, nel quale i protagonisti sparano da banditi ma parlano da filosofi. Incrocio fra un film nero e un western contemporaneo, The Way of the Gun fa riferimneto ai grandi classici di entrambi i generi degli anni Cinquanta e Sessanta. Immerso nella luce terrosa di una località imprecisata vicino al confine col Messico, il film è estremamente curato sotto l'aspetto formale (Benicio del Toro, con una felicissima definizione, ha detto che le scene sono così ben strutturate che danno l'impressione di essere in rima) ma soffre del suo stesso virtuosismo che, dopo un ottimo inizio, lo raggela via via in una artificiosità calligrafica. E' tuttavia un film da vedere, sia per la sua morale controcorrente rispetto agli stereotipi hollywoodiani, sia per le molte soluzioni stilistiche eleganti e originali. In questo senso, è addirittura da antologia la scena dell'inseguimento in macchina, che rovescia uno dei più abusati luoghi comuni cinematografici. Come fa notare il coprotagonista Ryan Philippe, «nella maggior parte dei film, ti propinano il solito inseguimento stile San Francisco, con le auto che saltano da una strada all'altra. In questo film l'inseguimento lo facciamo a cinque all'ora. Jeffer e Obecks guidano dietro di noi: noi rallentiamo, mettiamo un piede fuori dall'auto e avanziamo pedalando sul selciato alla maniera dei Flinstone. Non è il solito inseguimento. C'è molta azione ma è resa i maniera molto inusuale. E funziona». Pur essendo pieno di citazioni, il film non ricorre insomma ai risaputi vecchi trucchi narrativi e si sforza di far sentire lo spettatore come se si ritrovasse gettato nel bel mezzo della situazione che vede sullo schermo e costretto lui stesso a scelte difficili in situazioni imprevedibili. Perché i protagonisti hanno un piano ma, come si dice in una delle tante memorabili battute del film, un piano è semplicemente una lista di cose che poi non accadono.

LA BATTUTA: Non riesco a capire la differenza che c'è fra la mia testa e la mia anima.

IL LINK
L'home page del film

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