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LE
VIE DELLA VIOLENZA
(The Way of the Gun) di Christopher McQuarrie, con Benicio Del
Toro, Ryan Philippe, Juliette Lewis, Taye Diggs e James Caan.
Distribuzione: U.I.P., durata: 119'
LA
TRAMA: Una ragazza, assoldata come utero in affitto da una
coppia miliardaria, viene rapita da due balordi per ottenere un
riscatto.
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Come diceva il vecchio Billy Wilder, da una brutta sceneggiatura
non verrà mai un bel film. Così, per proprietà
transitiva, c'è da attendersi che se un bravo sceneggiatore
passa dietro la macchina da presa, il risultato sia più
che decoroso. E' il caso di Christopher McQuarrie, che se non
raggiunge il livello del miglior film che aveva scrito e che lo
aveva portato all'Oscar (I soliti sospetti), firma tuttavia
come regista un film degno di nota, privo dei requisiti per piacere
al grande pubblico ma destinato a diventare per i palati più
raffinati un piccolo oggetto di culto. E' un film dal sapore tarantiniano:
compiaciuto, violento, sofisticato, dai dialoghi letterari, nel
quale i protagonisti sparano da banditi ma parlano da filosofi.
Incrocio fra un film nero e un western contemporaneo, The Way
of the Gun fa riferimneto ai grandi classici di entrambi i
generi degli anni Cinquanta e Sessanta. Immerso nella luce terrosa
di una località imprecisata vicino al confine col Messico,
il film è estremamente curato sotto l'aspetto formale (Benicio
del Toro, con una felicissima definizione, ha detto che le
scene sono così ben strutturate che danno l'impressione
di essere in rima) ma soffre del suo stesso virtuosismo che,
dopo un ottimo inizio, lo raggela via via in una artificiosità
calligrafica. E' tuttavia un film da vedere, sia per la sua morale
controcorrente rispetto agli stereotipi hollywoodiani, sia per
le molte soluzioni stilistiche eleganti e originali. In questo
senso, è addirittura da antologia la scena dell'inseguimento
in macchina, che rovescia uno dei più abusati luoghi comuni
cinematografici. Come fa notare il coprotagonista Ryan Philippe,
«nella maggior parte dei film, ti propinano il solito inseguimento
stile San Francisco, con le auto che saltano da una strada all'altra.
In questo film l'inseguimento lo facciamo a cinque all'ora. Jeffer
e Obecks guidano dietro di noi: noi rallentiamo, mettiamo un piede
fuori dall'auto e avanziamo pedalando sul selciato alla maniera
dei Flinstone. Non è il solito inseguimento. C'è
molta azione ma è resa i maniera molto inusuale. E funziona».
Pur essendo pieno di citazioni, il film non ricorre insomma ai
risaputi vecchi trucchi narrativi e si sforza di far sentire lo
spettatore come se si ritrovasse gettato nel bel mezzo della situazione
che vede sullo schermo e costretto lui stesso a scelte difficili
in situazioni imprevedibili. Perché i protagonisti hanno
un piano ma, come si dice in una delle tante memorabili battute
del film, un piano è semplicemente una lista di cose
che poi non accadono.
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LA BATTUTA: Non riesco a capire la differenza
che c'è fra la mia testa e la mia anima.
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