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  1999
Inps-Files: archeologia o déja-vu?
Il giallo della «tabula» etrusca:
manca la parte sulle pensioni


CORTONA - Il più impenetrabile mistero degli Etruschi? Non l'alfabeto, ma la riforma del welfare. E' una delle prime verità emerse dall'esame dell'ormai celebre Tabula di Cortona, la più lunga iscrizione etrusca ritrovata in questo secolo, purtroppo mutila di una parte. Il testo in un primo tempo era stato scambiato come un contratto di matrimonio o un accordo tra famiglie, ma dalla presenza del tipico vocabolo etrusco «dpef» gli archeologi hanno subito dedotto che si trattava del Documento di programmazione economica stilato dal Consiglio dei Lucumoni per l'anno 475 a. C. «Quel che è più interessante - spiega uno degli studiosi - è che la parte mancante della Tabula non è stata distrutta dal tempo, ma stralciata volontariamente dagli stessi autori in tutta fretta, poco prima di rendere pubblica l'iscrizione». E doveva essere sicuramente il paragrafo sulla riforma delle pensioni di anzianità: infatti, priva di quel passaggio, la manovra economica etrusca diventa incomprensibile e inefficace per ridurre il colossale debito pubblico che nel V secolo a. C. già opprimeva Chiusi e Volterra e che fu la vera causa dell'estinzione della più enigmatica delle città italiche. Ma perché il Sommo Lucumone decise di cancellare il punto fondamentale del suo programma economico? Forse la risposta è contenuta in una misteriosa formula rituale, «koferatu-dantona-laritsa», ora al vaglio degli etruscologi. L'ipotesi più probabile è che si tratti della maledizione con cui gli Inferi colpivano chi tentava di violare il tabù delle pensioni.


Cani sciolti: clamoroso equivoco alla Provincia di Milano
Trionfo a sorpresa
per Ombretta Collie!


MILANO - E' una simpatica femmina di pastore scozzese, senza alcun rapporto con il cantautore Giorgio Gaber, la vincitrice del ballottaggio per la Provincia. La sorpresa è venuta da un più attento spoglio delle preferenze espresse dai milanesi, che in un primo momento sembravano aver premiato la candidata del Polo Ombretta Colli. Il nome e la razza della impegnata e attivissima cagnetta, che si presentava nella lista Zampe Pulite per Milano, avevano generato qualche confusione. ĞMa le somiglianze finiscono lì - puntualizza lo staff della Collie -. La nostra Ombretta è decisamente più giovane e colta della sua rivale. Piace agli anziani, è affettuosa con i bambini e non ha mai cantato scemenze come "Io sono la regina della casa". E nella lista Zampe Pulite non c'è posto per i bastardi e i parassiti che albergano nelle file di Forza Italia». Cocente la delusione per Ombretta Colli, che domenica sera era accorsa in piazza Duomo per festeggiare la presunta vittoria ed è stata accolta da un fitto lancio di ossi dai sostenitori della Collie. Le escandescenze dell'ex eurodeputata azzurra, resa idrofoba dallo smacco imprevisto, hanno reso necessario l'intervento delle forze dell'ordine, che, dopo una rocambolesca cattura, hanno condotto la Colli al canile municipale.


Quo evadis? Risolto il giallo della Domus Aurea
Nerone suicida
per colpa dell'Ici


ROMA - Pazzo? Megalomane? No: solo rovinato dalle tasse. Grazie al restauro della Domus Aurea, la fastosa reggia di Nerone, dopo quasi due millenni gli storici hanno potuto rendere giustizia al più bistrattato degli imperatori romani. In una delle stanze, sotto un cumulo di detriti, è stata ritrovata la corrispondenza fra Nerone e il suo commercialista Marcio Avidio, un fittissimo carteggio che svela l'intimo dramma di un contribuente perseguitato dalle tasse sugli immobili. «Le aveva istituite lui stesso - spiega uno storico -, e contava di esserne esentato. Ma ben presto si accorse di aver creato una macchina infernale in grado di sfuggire al controllo del suo padrone. Quando scoprì che per pagare la prima aliquota dell'Ici sulla Domus Aurea avrebbe dovuto vendere tutt'e due le Gallie, andò in crisi. Era tormentato da un incubo in cui gli ufficiali giudiziari venivano a sequestrargli anche l'ultima lira». Disperato, Nerone aveva progettato di prendere la cittadinanza del Principato di Monaco, ma quando scoprì che ancora non era stato fondato decise di togliersi la vita. I nuovi documenti hanno consentito di ristabilire la verità storica sui più cupi episodi dell'età neroniana, in realtà frutto di un'erronea traduzione. Il cosiddetto «incendio di Roma» fu in realtà una megaoperazione in cui nel 64 d. C. l'imperatore sguinzagliò le Fiamme Gialle nei quartieri-bene dell'Urbe a caccia di evasori totali. E Seneca si tagliò le vene come provocazione nel corso di una manifestazione di filosofi tartassati dal fisco vampiro. Pare che il ministero delle Finanze non avesse accettato la sua tesi secondo cui in un regime autoritario anche i letterati erano lavoratori dipendenti.

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