Quando il cuore non si rassegna Clamoroso da Hammamet: era solo un caso di omonimia!
E' morto Beppino Craxi Bettino sta benissimo
Il vero defunto era un oscuro agente di commercio emigrato da anni in Tunisia per sfuggire a numerose imputazioni, dall'abigeato all'emissione di assegni a vuoto: inevitabile il quiproquo. Sollievo nell'aldilà: «Meno male: le scenografie progettate da Panseca non erano ancora pronte». Delusione di Gianni De Michelis: «Peccato, il nero mi slanciava». La famiglia di Beppino: «Funerali di Stato in Italia? Perché no?». Da Hammamet il fax tranquillizzante di Bettino: «Stefania si è sbagliata: non ero morto, era solo una delle mie celebri pause». Scusaci, vecchio gradasso: pur di non doverti rimpiangere, ci inventeremmo qualsiasi cosa.
Cecenia: la vittoria era a un tiro di shopping
I russi nel centro di Grozny: «Uffa, nemmeno un negozio aperto»
GROZNY - Niente souvenir per la mamma, niente cartoline per gli amici, niente di niente: i russi che, dopo settimane di assedio, sono riusciti a espugnare la capitale cecena non hanno potuto concedersi qualche ora di shopping nelle vie del centro. Tutto chiuso, negozi sbarrati, vetrine spoglie. «Ecco cosa succede ad arrivare quando i saldi sono già iniziati da due settimane - lamenta un colonnello -. Non si trova più niente. Lo dicevo io che dovevamo sbrigarci». Deluso soprattutto Vladimir Putin, che aveva
commissionato ai comandanti l'acquisto di diverse paia di pantaloni di gabardine caucasico a prezzo ribassato, che si sospetta fossero il vero obbiettivo dell'inspiegabile accanimento del Cremlino nella spedizione cecena: a Mosca un completo da uomo appena decente raggiunge prezzi alla portata solo dei capimafia plurimiliardari, e senza i fondi neri con cui l'Occidente finanziava la famiglia Eltsin, Putin è costretto a rattoppare da anni lo stesso paio di pantaloni che indossava quando era una matricola
del Kgb. Per rimpinguare il suo guardaroba, il leader russo potrebbe obbligare l'esercito a invadere altre repubbliche caucasiche: «Abbiamo l'ordine di occupare la Georgia - rivela un ufficiale - per l'inizio delle
svendite primavera-estate».
Homeless on ice: Roma dice basta ai clochard sottozero
Rutelli: «Niente più barboni congelati, li metteremo in salamoia»
ROMA - Sette poveracci deceduti per assideramento nella città del Giubileo: dopo lo scivolone di San Silvestro, nuova figuraccia per il Comune di Roma, che ha deciso di correre ai ripari per salvaguardare l'immagine dell'Urbe. Non è stato facile convincere il sindaco Francesco Rutelli a prendere provvedimenti: «E' vero, c'è qualche morto - aveva dichiarato in una vivace conferenza stampa - ma mi dicono che nella civile Lapponia ce ne sono stati di più, e poi guardiamola dal lato positivo: il fatto che ci siano tante
vittime del freddo significa che tantissimi romani hanno ritrovato il gusto di stare tutti insieme festosamente all'aperto, anche durante le intemperie». Ma poi sono arrivate le lamentele dei pellegrini e dei turisti, che si aspettavano di trovare Roma rifornita dei suoi caratteristici mendicanti freschi e si sono ritrovati, anche negli angoli più prestigiosi, barboni congelati dal look poco invitante. E Rutelli ha
dovuto parare il colpo: «E' vero, si è contravvenuto alla norma europea che obbliga a informare il pubblico se gli viene servita carne surgelata. Da oggi nei vari quartieri verranno affisse targhe che avvertono i passanti che se in quella zona sono presenti solo barboni freschi o no». Dove sarà possibile, i senzacasa verranno sottoposti a un trattamento che gli permetterà di superare quest'inverno e molti altri senza problemi di conservazione: verranno immersi in grossi barattoli di speciale salamoia aromatizzata, che preserverà la morbidezza delle carni e l'appetibilità dell'aspetto. I barboni marinati verranno stoccati in appositi magazzini, e verranno usati nelle grandi occasioni per guarnire piazze e giardini con un pizzico di sapore romanesco.
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