Estinto di conservazione: dai cimiteri un no al decreto pulisci-lista
Cadaveri in rivolta: «Lasciateci votare»
ROMA - Una nube maleodorante grava sulla capitale. Ma non si tratta di smog. E' la scia inconfondibile emanata da un corteo di migliaia di ex elettori, che rischiano di vedersi privati del diritto di voto dal decreto pulisci-lista fortunosamente approvato dal Parlamento. Uomini e donne dal
colorito verdastro, con gli arti scheletriti ballonzolanti negli abiti da cerimonia, stanno marciando su Montecitorio per manifestare contro l'esclusione dalle liste elettorali di tanti cittadini italiani la cui
unica colpa è di essere defunti. Il più esasperato è un novantenne di Ceppaloni: «Votiamo tutti per Mastella, io, mio padre e mio nonno. In cambio lui ci fa dire tante messe di suffragio. Se adesso smettiamo di votarlo, dovremo rimanere in Purgatorio fino a chissà quando». «Sono morto da cinque anni, eppure a casa mia continuano a ricevere il mio certificato elettorale - dichiara un mucchietto di cenere, unico residuo di un elettore di Carpi -. Mia moglie me lo mette sulla lapide, e io vado sempre a fare il mio dovere. Una volta, per sbaglio, invece che andare in cabina mi sono infilato nell'urna elettorale. Gli scrutatori ci hanno messo delle ore per recuperarmi tutto». E un compagno di corteo, che porta con civetteria i suoi vermi, rincara la dose: «Vogliono toglierci l'unica occasione per uscire dalla tomba e fare quattro passi? E poi i morti hanno già l'elettorato passivo, come dimostra la nutrita rappresentanza di cadaveri ambulanti presente in Senato. Non è corretto toglierci l'elettorato attivo. Siamo solo morti, mica pazzi o criminali». Ma i defunti italiani chiedono molto di più, e hanno intenzione di costituire una vera e propria lobby. «Lo Stato deve venire incontro alle esigenze elettori particolari come noi - proclama il loro portavoce in un comunicato-lapide - Vogliamo cabine refrigerate, urne cinerarie e un imbalsamatore in ogni commissione di seggio. Su questo punto siamo estremamente rigidi». Se il governo Amato non farà marcia indietro, i trapassati hanno già preparato un pacchetto di agitazioni, dalle tirate di piedi notturne ai ministri all'autogestione dei camposanti. Ma i politici che inseriranno nei loro programmi iniziative a
misura di morto (miglioramenti della viabilità nei cimiteri, agevolazioni per le tombe di famiglie numerose, incentivi per la rottamazione dei loculi con più di vent'anni) potranno contare su infallibili consulenze sui numeri da giocare al Lotto.
Scoperta l'origine dello sciame sismico
Romagna: la crosta terrestre
è fatta di piadina!
FAENZA - Ad est di Imola è tutto un rullio di mattarelli. Un esercito di sfogline romagnole è da giorni al lavoro per tamponare l'emergenza geologica che da più di due settimane sta facendo tremare la regione che scende verso l'Adriatico. I rilievi eseguiti dai sismologi nella zona di Faenza, dove finora il rischio-terremoto era considerato praticamente nullo, hanno fatto emergere un dato sconcertante: la porzione di pianura Padana su cui sorge la Romagna, che si presumeva formata nel corso di milioni di anni dai detriti trasportati dal Po, è in realtà costituita da un impasto di farina, acqua, sale e strutto. In una parola, da una vasta zolla di piadina. «Sì, la crosta terrestre romagnola è compatta e bianca con macchioline di color bruciaticcio - testimonia uno degli studiosi di scienze della terra impegnati nella ricerca-. Ma la nostra teoria è stata verificata attraverso un sofisticatissimo e infallibile test: abbiamo
scaldato un pezzo di litosfera e l'abbiamo mangiato col prosciutto. Squisito». Secondo i sismologi, la geopiadina potrebbe essere nata migliaia di milioni di anni fa, da particolari sommovimenti tellurici avvenuti nel ventre della terra. Due lembi della placca euroasiatica, saldandosi l'uno con l'altro, avrebbero mescolato e appiattito una massa di sostanze organiche primordiali, e grazie alle altissime temperature generate dal fenomeno l'impasto si sarebbe cotto a puntino. La geopiadina, sulla quale sono state erette strade, città e stabilimenti balneari, ha retto egregiamente fino ai nostri tempi. Purtroppo l'usura dei millenni sta mettendo a nudo alcune faglie e increspature, che le valorose massaie romagnole sono state chiamate a riparare con piadina più fresca ed elastica. «Mo l'era chiaro che finiva così - sentenzia la signora Zaira Marchignoli, titolare di una rivendita di piadina e cassoni a Cesena - quel patàca eurasiatico là ha usato la farina doppio zero e non ci ha messo il bicarbonato. E senza il bicarbonato la piada dopo due-tre milioni di anni è da buttar via».
Il Papa svela l'ultimo mistero della celebre spogliarellista portoghese
Il terzo segreto di Fatima: «Porto solo slip di seta nera»
LISBONA - Veder messi in piazza i dettagli della propria intimità è sgradevole. Quando a farlo non è la stampa rosa, ma un anziano pontefice che dovrebbe occuparsi di ben altro, l'imbarazzo si somma alla rabbia. E la rabbia della vedette portoghese dello striptease che da anni si esibisce col nome di Fatima è tanta. «Sono sempre stata una buona cristiana - brontola l'artista, le cui danze conturbanti hanno sempre stuzzicato la fantasia dei cattolici di tutto il mondo - ma adesso non ne posso più. Sono anni che i preti parlano dei tre segreti di Fatima, come se da me dipendessero i destini del mondo». La sua incredibile vicenda è cominciata alcuni anni orsono, quando l'artista, durante una passeggiata in campagna, si mise a chiacchierare con tre ingenui pastorelli incontrati per caso, e raccontò loro alcuni aneddoti della sua vita privata, raccomandando scherzosamente ai fanciulli di tenere il segreto. I ragazzini, impressionabili e molto devoti, andarono a confessarsi dal loro sacerdote, che a sua volta, in preda all'eccitazione, riferì tutto ai superiori. «Da allora non ho più pace - lamenta la povera Fatima -. I miei primi due segreti, e cioè che non sono una bionda naturale e convivo con un batterista bisex, sono ormai sulla bocca di tutti. Il terzo, un particolare sulla mia biancheria intima preferita, è arrivato perfino all'orecchio del Papa, che minaccia di spiattellarlo domenica prossima, durante la sua visita in Portogallo». Ma Fatima potrebbe non essere l'unica vittima della febbre da «gossip» che ha colpito Wojtyla. In occasione del suo prossimo viaggio nel principato di Monaco, il pontefice potrebbe decidere di rendere pubblico il quarantottesimo segreto di Carolina di Monaco.
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