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Il bisbetico guru di Bankitalia se la prende proprio con tutti
Antonio Fazio bacchetta sua sorella

ROMA - «Tutti i giorni, quando torna a casa, è la stessa storia. Ancora non ha appeso il cappotto all'attaccapanni e già mi sgrida perché sto perdendo colpi, mi lascio condizionare dai sindacati non ho riformato le pensioni, non sono competitiva come un'americana, e non è ancora pronta la minestra». Lo sfogo di Concetta Fazio, l'anziana sorella del Governatore di Bankitalia, potrebbe essere più velenoso. Ma la bonaria signora, che deve subire quotidianamente le stesse rampogne che Fazio infligge all'Italia una volta all'anno nella relazione all'assemblea della Banca di via Nazionale, invita il nostro paese a non offendersi e a portare pazienza. «Antonio mio è fatto così, fin da quando era piccolo. Mamma era preoccupata, e così, visto che a quei tempi non c'erano gli psicologi, lo portò dal parroco. Ma mio fratello cominciò a fare le pulci anche al prete, con una relazione in trentasette cartelle in cui rimproverava perché il suo tasso di sviluppo era inferiore a quello della Germania». Secondo Concetta, a peggiorare la situazione sono stati i lunghi anni in Bankitalia: un lavoro arido e stressante, che ha ulteriormente inasprito l'indole brontolona del congiunto. Ma il suo benintenzionato chiarimento non ha intaccato la cieca fiducia che larghi settori del centrosinistra e del Polo nutrono nel pensiero di Antonio Fazio. «Sono con lui in tutto e per tutto - ha dichiarato Sergio D'Antoni -. Sua sorella è poco produttiva ed esagera con la pressione fiscale. Anzi, nel mio programma ho inserito da tempo una severa riforma della signora Concetta». E Silvio Berlusconi, temendo che Fazio possa scalzarlo come leader del centrodestra, parte alla rincorsa: «Il Governatore ha ragione, ma parlare non basta. Quando sarò al governo, in quindici giorni trasformerò la signora Fazio in un'azienda efficiente e competitiva. Se no la farò chiudere senza pietà».


Rutelli: «La scandalosa sfilata del 4 giugno è uno schiaffo al Papa»
Il Comune di Roma: «Non patrocineremo
il Republican Pride»


ROMA - Pride bene chi pride ultimo. Anche la Marcia dell'Orgoglio Repubblicano, la controversa manifestazione organizzata per il 4 giugno dal Circolo Quirinale e dal suo battagliero presidente Carlo Azeglio Ciampi, dovrà rinunciare ai gonfaloni del Campidoglio. Francesco Rutelli ha annunciato che il Comune ritirerà il patrocinio offerto tempo fa, credendo si trattasse di un'adunata di pellegrini provenienti dalla Repubblica di San Marino. Gli organizzatori dell'iniziativa non avevano accettato di modificare il percorso del corteo, che prevedeva anche l'esposizione di ritratti di Giuseppe Garibaldi e di Giuseppe Mazzini davanti alla breccia di Porta Pia e alle residenze di prestigiosi esponenti dell'aristocrazia nera. «C'è una parte di romani - ha detto il sindaco di Roma - che crede fermamente nel potere temporale del Papa e venera Pio IX, e qui vivono ancora molti monarchici nostalgici della dinastia Savoia. E' mio dovere proteggere anche la loro sensibilità. Come ex radicale, difendo il diritto degli individui ad amare chi vogliono, compresa la Repubblica Italiana. Ma mi sembra inopportuno manifestare sfacciatamente le proprie tendenze repubblicane in pubblico». Vigorosa e indispettita la risposta di Ciampi: «Il Republican Pride commemora la prima grande vittoria, nel 1946, del nostro movimento, fino a quel tempo perseguitato e represso. Da allora non è stato più un reato provare attrazione per i regimi repubblicani o cercare di conquistarne uno. Rutelli non può vietarci di celebrare questa ricorrenza, anche con un pizzico di esibizionismo. La repubblicofilia è antica come l'uomo, e nell'antica Grecia veniva praticata liberamente. Celebri Romani dell'antichità, da Scipione a Cicerone, erano repubblicani dichiarati». Ma sarà difficile convincere Rutelli. Anche perché c'è un altro punto molto discusso: la parata militare prevista nel programma del Republican Pride. «Non possiamo permettere a chiunque di sfilare armato dalle vie di Roma - ha spiegato Rutelli -. Se concediamo il permesso a Ciampi, poi dovremo darlo anche agli Ultrà della Lazio, che ce lo chiedono da anni».


Scoperta l'identità del folle che teneva prigionieri 25 bambini
Lussemburgo, era Carlo Conti
il sequestratore dell'asilo


WASSERBILLIG - Il suo colorito scuro e l'eloquio esagitato l'avevano fatto sembrare un maghrebino colto da un raptus di follia. Ma quando ha chiesto alla polizia di mandargli un regista, un truccatore e un funzionario Rai, la verità è venuta a galla. L'uomo che ha tenuto in ostaggio per due giorni 25 bimbi in un asilo del Lussemburgo è Carlo Conti, il conduttore del baby-talk-show di Raiuno «Zitti tutti, parlano loro», impegnato nella registrazione di una puntata «esotica». Purtroppo i bambini lussemburghesi non volevano collaborare: meno loquaci e più riservati dei colleghi italiani, sono inibiti dalla severa educazione nordeuropea e non riescono a bamboleggiare e a blaterare sciocchezze su argomenti più grossi di loro. I loro genitori non sono stati d'aiuto: a differenza dei papà e delle mamme italiane, che incitano i pargoli a spararla più grossa per strappare una risata al pubblico, i sudditi del Granducato erano preoccupati e non vedevano l'ora che l'incubo finisca. Un'atmosfera di quasi-boicottaggio che ha fatto imbestialire Conti, inducendolo a perdere il controllo e a minacciare i bambini. La vicenda si è conclusa con il ferimento del conduttore, che è stato messo in condizione di non nuocere, almeno al pubblico lussemburghese. Dal suo letto d'ospedale, Conti non ha rinunciato alle sue pretese e continua a chiedere un aereo per espatriare e l'equivalente di tre miliardi in lire. «Non è un ricatto - spiega - è il mio normale cachet per un programma Rai».

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