Mica semi: esasperati dalle lungaggini del Parlamento
Spermatozoi italiani emigrano: «Qui non ci lasciano lavorare»
ROMA - Alla fuga dei cervelli c'eravamo abituati. Ma la fuga dei gameti italiani da un paese incapace di valorizzarli è una triste novità delle ultime ore. In tutta la penisola, milioni di spermatozoi che languiscono da anni al freddo nelle banche del seme stanno prenotando biglietti con
destinazione Nordeuropa e Stati Uniti. A convincere i più incerti, l'ennesimo stop alla legge sulla fecondazione assistita, che avrebbe potuto offrire a tanti di loro una collocazione definitiva nel rispetto della loro particolare professionalità. «Io sono nato per mettere sù famiglia, non per ammuffire in una banca - dichiara rabbiosamente uno spermatozoo che preferisce rimanere anonimo -. Questa doveva essere una sistemazione temporanea in attesa di un posto fisso in un ovulo. Ma qui in Italia è diventato un sogno impossibile. Fanno carriera soltanto i raccomandati e gli sposati». Colpa di una legislazione arcaica e familistica che nel 2000 obbliga la donna italiana ad assumere nel proprio ovulo solo il seme del marito, anche se è malato, pigro e inefficiente. «Alla faccia della
meritocrazia - sbotta un altro gamete che sta chiudendo le valigie -. Io sono sanissimo, ho vinto tutte le gare di nuoto, ho passato l'esame in cromosomi con 46/46 e lode, e non sopporto più di vedermi superare da dei lavativi con la fede al dito che non sanno nemmeno fare una divisione
cellulare». Mete preferite, i paesi scandinavi, dove uno spermatozoo abile e intraprendente può trovare in breve tempo un contratto a tempo indeterminato in un ovulo, e perfino affittare un utero. I gameti più ambiziosi puntano sugli Usa: «Laggiù - osserva un seme atletico e abbronzato - un single dotato come me ha solo l'imbarazzo della scelta e dal giorno alla notte può diventare una star di Hollywood. Un mio lontano cugino è stato scelto da Jodie Foster come coprotagonista del suo prossimo
figlio».
Boss for sale: con la mafia lo Stato non tratta, la Signora sì
La Juve compra Bernardo Provenzano
PALERMO - Un bomber imprendibile, capace di violare il codice penale con calci di tacco e di punta. Un supercannoniere con al suo attivo centinaia di doppiette, lupare e kalashnikov, ma che si trova a suo agio anche nel ruolo di libero, visto che è latitante da trantasette anni. Un regista
fantasioso in grado di portare i suoi uomini alla vittoria nei più prestigiosi tornei, dalla Coppa delle Coppole alla Godfathers League. Bernardo Provenzano, la leggendaria star della Cupola A. C., giocherà la prossima stagione con la casacca bianconera. E' stata la Juve ad aggiudicarsi il suo cartellino battendo sul tempo la Nazionale Antimafia, che aveva tirato troppo per le lunghe le trattative con i boss mafiosi detenuti con regime duro. «Si offrivano di consegnarci Provenzano, ma
volevano in cambio lo chef Gianfranco Vissani e un soggiorno a vita alle Barbados - protesta il procuratore dell'Antimafia, Pierluigi Vigna -. Noi lo volevamo gratis: la Cupola ha messo a terra tutti i nostri uomini migliori, da Chinnici a Falcone e Borsellino. E poi questo Provenzano non
è più il campione di una volta. Il Corleone non segna più un omicidio dal 1997, la Cupola è scivolata nell'Interregionale del crimine». Ma gli uomini della Signora non sono stati a guardare troppo per il sottile, e si sono assicurati Provenzano offrendo ai capicosca detenuti una lussuosa residenza a Villar Perosa e corsi Cepu gratuiti per tutti con la possibilità di sciogliere il tutor nell'acido se non gli procura una laurea entro quarantott'ore. «Provenzano è l'uomo giusto - sostengono Bettega e
Moggi -. Forse impallinare i portieri non è più il suo forte, ma per ammorbidire gli arbitri non ha rivali».
Gates da pelare: i due tronconi dell'impero di Bill ringraziano l'Antitrust
Micro: «Ho sempre odiato Soft» Soft: «Quel Micro mi dava ai nervi»
SEATTLE - Un'azienda spezzata in due? No, due entità ansiose di tornare a vivere ciascuna per conto proprio. Se c'è qualcuno che si opporrà ai tentativi di Bill Gates di neutralizzare il severo verdetto dell'Antitrust che ha diviso in due l'impero Microsoft, sono proprio i diretti interessati, Micro e Soft. La loro unione appariva così antica e compatta da sembrare inscindibile, ma, a quanto pare, era solo una facciata per compiacere l'occhialuto e geniale nerd di Seattle. I contrasti fra i due erano profondi e di vecchia data: Micro, invidioso del ruolo di Soft all'interno del termine «software», lo accusava di essere un tecnocrate senz'anima, mentre Soft, geloso della precedenza data a Micro nel logo dell'azienda, sosteneva che il collega era più adatto ad occuparsi di forni a microonde che di computers. Solo il carisma di Gates era riuscito a trasformare la rivalità fra i due in una collaborazione talmente feconda che Microsoft in quindici anni ha spazzato via i rivali nel mercato del software. Ora la commissione antimonopolio ha restituito a ciascuno la propria autonomia, e Micro e Soft, che attraverso i media si stanno lanciando parole di fuoco, sono già in cerca di una nuova collocazione. «Senza di me Micro non combinerà mai nulla - insinua il maligno Soft -. Di sistemi operativi non capisce nulla e gli unici programmi che gli interessano sono i talk-show in tivù». Da parte sua Micro contrattacca rivelando che l'ex collega ha debuttato non nel software, ma nel softcore, anzi, che Bill Gates l'ha incontrato proprio sul set di un filmetto scollacciato. Ma il fondatore di Microsoft, dopo la divisione a metà della sua azienda, ha ben altre preoccupazioni. Ad esempio, rimborsare tutti gli utenti di Windows 98 che dopo la sentenza dell'Antitrust si ritrovano con due obsoleti e inservibili Windows 49.
Grazia al cavolo: adesso Karol esagera
«Per il Giubileo zoologico liberate tutti i leoni»
ROMA - L'amnistia generale per onorare il Giubileo dei detenuti non basta. Ora il Vaticano vuole di più. In occasione del Giubileo degli zoo, che si celebrerà a Roma alla fine di giugno con un grande pellegrinaggio in Piazza San Pietro di tutte le famiglie animali e una storica messa officiata in quattro lingue (ruggito, barrito, scimmiese e latino) il Pontefice chiede allo Stato italiano di aprire, con un atto di clemenza, le gabbie di leoni, tigri, orsi e serpenti in cattività presso i giardini zoologici di tutto il paese. La richiesta papale ha suscitato, com'era prevedibile, un vespaio di polemiche. Il ministro della Giustizia Piero Fassino si è detto perplesso. «Sono disponibile a migliorare le condizioni di detenzione negli zoo - ha detto -, ad aumentare le razioni di carne fresca e perfino a consentire ai leoni un'ora di affettività settimanale con le loro compagne. Ma quanto all'amnistia, bisogna decidere caso per caso. In alcune situazioni si potrebbe consentire alle tigri che hanno dato prova di ravvedimento di lavorare qualche ora al giorno fuori dalla gabbia, magari in un circo». Nel centrosinistra, i Verdi vorrebbero dare alle belve feroci non l'amnistia, ma addirittura la Grazia, sempreché la Francescato accetti. Secondo i Popolari, se il Papa ha perdonato le sofferenze inflitte dai leoni ai primi Cristiani, anche il governo può e deve passare sopra a qualche gamba di custode ingoiata in un raptus di follia. Posizioni eterogenee nel Polo:
Lega e An respingono un provvedimento che, stante l'origine africana e asiatica di leoni e tigri, aumenterebbe a dismisura la popolazione extracomunitaria sul suolo italiano. A sorpresa, Forza Italia non ha preso posizione: «Nessuna belva è in gabbia per corruzione, concussione, falso in bilancio e associazione mafiosa - osserva Domenico Contestabile - dunque non è il caso di affannarsi tanto».
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