Tragedia di Soverato: giustizia-lampo per il vero colpevole
In carcere il torrente assassino
SOVERATO - Decine di vittime sulla coscienza, e nessun rimorso. Quando i
carabinieri sono andati a prenderlo se ne stava tranquillo nel suo letto,
come se nulla fosse successo. Resosi conto di non avere scampo, ha tentato
di gettarsi in mare, ma era troppo tardi. Ora il torrente Beltrame, il
corso d'acqua responsabile dell'ecatombe nel camping Le Giare, è rinchiuso
nel carcere di Catanzaro, con una linea di difesa che fa acqua da tutte le
parti. Stavolta la giustizia italiana ha dato un taglio alle lungaggini
burocratiche e allo scaricabarile che da sempre rallentano le inchieste sui
disastri idrogeologici, ed è arrivata subito al vero colpevole: un tipico
torrente meridionale perdigiorno e senza fissa dimora che una notte di
settembre, dopo aver bevuto troppo, torna all'improvviso nel suo letto dopo
decenni e, trovandolo occupato, fa una strage. «Piantiamola con la solita
aria fritta sugli abusi edilizi e gli scempi del territorio - tuonano i
tecnici del Genio Civile -. La colpa è solo di questi torrenti.
Imprevedibili, aggressivi, con un po' d'acqua in corpo diventano capaci di
tutto. Il Beltrame, poi, non si faceva vedere in giro da prima della
guerra, al massimo ci mandava un rigagnolo ogni tanto. Pensavamo fosse
emigrato nelle Americhe, come tanti nostri compaesani. Sì, è vero, il
camping sorgeva sul suo greto, ma vivaddìo, ma chi va a Roma perde la
poltrona, e l'economia calabrese mica poteva aspettare i comodi di quel
vagabondo. E poi è il modo di ripresentarsi, nel Duemila, senza una
telefonata, un telegramma, un'e-mail? ». I proprietari del camping,
trent'anni fa, avevano fatto tutto il possibile per evitare che il Beltrame
tornasse senza preavviso a impossessarsi del suo letto: all'ingresso delle
Giare sono ancora visibili, deformati dalla piena, i cartelli «Noi non
possiamo entrare», con il disegno stilizzato di un torrente. I difensori
del Beltrame hanno chiesto una perizia psichiatrica sul loro assistito, che
potrebbe soffrire di una grave forma di meteoropatia: «Le piogge eccessive
gli procurano attacchi di furia incontrollabile» sostengono i legali dello
studio Vajont&Polesine, i soli, d'altra parte, a insistere anche sul
problema dell'abusivismo: «Gran parte degli ospiti del campeggio - osserva
uno degli avvocati - era composta di disabili, dunque costruiti in barba
alle vigenti norme anatomiche, strutturalmente deboli e antiestetici dal
punto di vista paesaggistico. Perché il ministero dell'Ambiente non ha
fatto nulla?»
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