Increscioso equivoco fra Canale 5 e il carcere della Virginia
Grande Fratello, fuori il primo concorrente:
eliminato Rocco Derek Barnabei
EMPORIA - Il Governatore della Virginia aveva già firmato la sospensione
dell'esecuzione, scavalcando le perplessità suscitate dai contraddittori
messaggi papali (da Roma Giovanni Paolo II scongiurava di fermare il boia,
dal Paradiso il beato Pio IX chiedeva di lasciarlo fare). Ma il televoto è
stato inflessibile, e per Rocco Derek Barnabei non c'è stato nulla da
fare:
alle tre di notte, ora italiana, è stato giustiziato. Tutta colpa di un
malaugurato inconveniente tecnico nell'etere, che ha sovrapposto le
immagini della cella della morte del carcere statunitense a quelle
dell'appartamento che da ieri sera ospita i dieci concorrenti del nuovo
gioco a premi Mediaset, il Grande Fratello. Inevitabile la confusione:
gelosi dei privilegi accordati a quell'undicesimo e imprevisto concorrente
(l'ultimo pasto con una vasta scelta di portate, la possibilità di vedere
i
parenti, l'uso esclusivo del bagno), gli altri reclusi, seguendo le regole
del gioco, si sono rivolti al pubblico da casa dalla stanza-confessionale,
suggerendo agli spettatori di eliminare lo sgradito inquilino. E gli
spettatori, a quell'italoamericano pelato e lamentoso, hanno preferito il
simpatico pizzaiolo siciliano e l'organizzatore di convention marchigiano.
Il direttore di Canale 5 Giorgio Gori sdrammatizza: «Il meccanismo del
Grande Fratello va ancora rodato, ma mi fa piacere notare che la gente è
entrata pienamente nello spirito dello show. Intervistato dalla nostra
Daria Bignardi, lo stesso Barnabei ha accettato molto sportivamente il
verdetto del televoto, dettato, secondo lui, da motivazioni molto meno
inconsistenti di quelle che hanno ispirato i giudici virginiani. Le sue
ultime parole sono state di pietà per gli altri partecipanti, innocenti
sottoposti a un regime carcerario molto più duro di quello vigente nel
carcere di Jarrett: spiati notte e giorno, privi di contatti con
l'esterno,
senza uno straccio d'avvocato e con un unico lavandino per dieci persone».
Secondo i più maliziosi, l'incidente di ieri non sarebbe fortuito, ma
partorito dal diabolico genio promozionale di Fabrizio Rondolino, ex
curatore dell'immagine di Massimo D'Alema e attuale mente
dell'ufficio-stampa del Grande Fratello. Tanto che il successo ottenuto
dall'incrocio dello show con il dramma di Barnabei ha suggerito agli
autori
del programma alcune stuzzicanti innovazioni: il condannato a morte bianco
e cattolico diventerà una presenza fissa, e il pubblico da casa potrà
decidere se eliminare i concorrenti mediante iniezione letale o sedia
elettrica.
Stop del governo a Biffi: no all'import di cattolici contro il caro-fede
Il cattolicesimo costa
quaranta dollari al barile!
ROMA - «Una sparata irresponsabile»: così il ministro dell'Industria
Bersani
bolla l'invito giunto dall'arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi ad aprire
le frontiere italiane solo agli immigrati cattolici. L'allarme del
cardinale sulla penuria di fedeli in uno dei paesi principali produttori
di
cattolicesimo ha sconvolto i mercati mondiali. Con il prevedibile effetto
di far schizzare verso l'alto le quotazioni del credo romano, che
stamattina, perfino su piazze tradizionalmente agnostiche come Londra e
New
York, ha raggiunto i quaranta dollari al barile. E così, dopo il rincaro
del petrolio, il mondo deve fare i conti con una nuova e più inattesa
emergenza: in alcuni paesi del Sudamerica i parroci minacciano la serrata
dei fonti battesimali, mentre negli ospedali francesi si consiglia anche
ai
malati non gravi di farsi dare subito l'olio santo prima che i prezzi
lievitino ancora.
Il governo italiano è tempestivamente intervenuto per scongiurare il caos.
«Le valutazioni di Biffi sono del tutto infondate - assicura Bersani -. La
religione cattolica è l'unica materia prima per la quale il nostro paese è
largamente autosufficiente. Anzi, secondo alcuni osservatori
internazionali, ce n'è perfino in eccedenza». Il problema, sottolinea il
ministro, è semmai nella rete di distribuzione, gestita da un pugno di
potenti speculatori che accumulano scorte ingenti di cattolicesimo per
aumentare il proprio potere e influenzare la politica, lasciando a secco
il
consumatore. Risultato, in Italia quantità eccessive di religiosità
bigotta
ingolfano l'amministrazione pubblica e inquinano la scuola, mentre le
famiglie devono accontentarsi delle poche gocce di combustibile spirituale
distribuito ogni domenica alle pompe parrocchiali. Nessuna sorpresa se
tanti italiani scelgono fedi alternative più vantaggiose e convenienti.
Anche gli esperti di economia religiosa bocciano la proposta di Biffi
volta
a inondare il mercato italiano di cattolicesimo proveniente dai paesi
emergenti: «E' di qualità inferiore a quello nazionale - osservano gli
studiosi -, che vanta duemila anni di distillazione frazionata nelle
raffinerie vaticane ed è il più adatto ad alimentare le anime italiane
tecnologicamente avanzate. Il cattolicesimo filippino, polacco e
sudamericano è ancora grezzo, sviluppa grandi quantità di energia, ma ha
troppo potere detonante. Però non c'è da stupirsi: l'ayatollah Biffi è
solo
il portavoce dell'attuale leader della Chiesa, un potente emiro polacco
proprietario di vasti giacimenti di fede a Cracovia».
Clamorosa new entry nei Giochi del 2000: Italia favorita
Nuova disciplina olimpica:
il parto plurigemellare
MILANO - Altro che scrupoli medici: il vero motivo per cui i medici
dell'ospedale Niguarda hanno fermato il parto multiplo di Mariella, la
gestante palermitana in attesa di otto gemelli, è la speranza di salire
sul
podio a Sydney. Solo oggi è arrivato l'annuncio ufficiale del Cio: da
quest'anno il parto plurigemellare fa parte degli sport olimpici, insieme
al nuoto sincronizzato e al tiro con la carabina. Mariella, indossata la
variopinta divisa ideata da Benetton per la rappresentanza olimpica
italiana, è immediatamente salita sull'aereo che la porterà in Australia
per affrontare il torneo. Con lei sono Rosaria e Mariapia, altre due
casalinghe italiane dal grembo affollatissimo, pronte per cimentarsi in un
torneo che terrà gli italiani, i fan più accaniti delle multinascite, col
fiato sospeso davanti allo schermo. Ma perché tanta esitazione da parte
del
Cio nel concedere il nulla osta a uno sport così intriso di spettacolo,
suspence e valore atletico? Innanzitutto, il fatto questa disciplina venga
praticata solo in Italia e in pochi altri paesi sottosviluppati; secondo,
l'imponente doping ormonale cui sono sottoposte le atlete. La stimolazione
ovarica che dà origine alle gravidanze da sei gemelli in sù, dei quali
solo
metà ha concrete speranze di sopravvivenza, è una tecnica rudimentale e
selvaggia ormai dimenticata nelle nazioni civili, dove si preferisce
l'inseminazione artificiale. Le ragioni dello sport, tuttavia, si sono
conciliate con quelle dello spettacolo: gli sponsor hanno fiutato per
primi
le potenzialità dei parti plurigemellari, le cui dirette-tivù raggiungono
in Italia veri e propri picchi d'ascolto suscitando ondate di entusiasmo
popolare e perfino avvincenti scommesse su quanti gemellini riusciranno a
portare a casa la pelle. E si sa, una gara che prevede spargimento di
sangue e giovani donne poco vestite piace a tutti. Le azzurre del
plurigemellare si scontreranno nelle eliminatorie con le atlete di Santo
Domingo e di Malta, ma la finale, c'è da aspettarselo, sarà tutta
italiana.
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