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  2000
Increscioso equivoco fra Canale 5 e il carcere della Virginia
Grande Fratello, fuori il primo concorrente:
eliminato Rocco Derek Barnabei


EMPORIA - Il Governatore della Virginia aveva già firmato la sospensione dell'esecuzione, scavalcando le perplessità suscitate dai contraddittori messaggi papali (da Roma Giovanni Paolo II scongiurava di fermare il boia, dal Paradiso il beato Pio IX chiedeva di lasciarlo fare). Ma il televoto è stato inflessibile, e per Rocco Derek Barnabei non c'è stato nulla da fare: alle tre di notte, ora italiana, è stato giustiziato. Tutta colpa di un malaugurato inconveniente tecnico nell'etere, che ha sovrapposto le immagini della cella della morte del carcere statunitense a quelle dell'appartamento che da ieri sera ospita i dieci concorrenti del nuovo gioco a premi Mediaset, il Grande Fratello. Inevitabile la confusione: gelosi dei privilegi accordati a quell'undicesimo e imprevisto concorrente (l'ultimo pasto con una vasta scelta di portate, la possibilità di vedere i parenti, l'uso esclusivo del bagno), gli altri reclusi, seguendo le regole del gioco, si sono rivolti al pubblico da casa dalla stanza-confessionale, suggerendo agli spettatori di eliminare lo sgradito inquilino. E gli spettatori, a quell'italoamericano pelato e lamentoso, hanno preferito il simpatico pizzaiolo siciliano e l'organizzatore di convention marchigiano. Il direttore di Canale 5 Giorgio Gori sdrammatizza: «Il meccanismo del Grande Fratello va ancora rodato, ma mi fa piacere notare che la gente è entrata pienamente nello spirito dello show. Intervistato dalla nostra Daria Bignardi, lo stesso Barnabei ha accettato molto sportivamente il verdetto del televoto, dettato, secondo lui, da motivazioni molto meno inconsistenti di quelle che hanno ispirato i giudici virginiani. Le sue ultime parole sono state di pietà per gli altri partecipanti, innocenti sottoposti a un regime carcerario molto più duro di quello vigente nel carcere di Jarrett: spiati notte e giorno, privi di contatti con l'esterno, senza uno straccio d'avvocato e con un unico lavandino per dieci persone». Secondo i più maliziosi, l'incidente di ieri non sarebbe fortuito, ma partorito dal diabolico genio promozionale di Fabrizio Rondolino, ex curatore dell'immagine di Massimo D'Alema e attuale mente dell'ufficio-stampa del Grande Fratello. Tanto che il successo ottenuto dall'incrocio dello show con il dramma di Barnabei ha suggerito agli autori del programma alcune stuzzicanti innovazioni: il condannato a morte bianco e cattolico diventerà una presenza fissa, e il pubblico da casa potrà decidere se eliminare i concorrenti mediante iniezione letale o sedia elettrica.

Stop del governo a Biffi: no all'import di cattolici contro il caro-fede
Il cattolicesimo costa quaranta dollari al barile!

ROMA - «Una sparata irresponsabile»: così il ministro dell'Industria Bersani bolla l'invito giunto dall'arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi ad aprire le frontiere italiane solo agli immigrati cattolici. L'allarme del cardinale sulla penuria di fedeli in uno dei paesi principali produttori di cattolicesimo ha sconvolto i mercati mondiali. Con il prevedibile effetto di far schizzare verso l'alto le quotazioni del credo romano, che stamattina, perfino su piazze tradizionalmente agnostiche come Londra e New York, ha raggiunto i quaranta dollari al barile. E così, dopo il rincaro del petrolio, il mondo deve fare i conti con una nuova e più inattesa emergenza: in alcuni paesi del Sudamerica i parroci minacciano la serrata dei fonti battesimali, mentre negli ospedali francesi si consiglia anche ai malati non gravi di farsi dare subito l'olio santo prima che i prezzi lievitino ancora. Il governo italiano è tempestivamente intervenuto per scongiurare il caos. «Le valutazioni di Biffi sono del tutto infondate - assicura Bersani -. La religione cattolica è l'unica materia prima per la quale il nostro paese è largamente autosufficiente. Anzi, secondo alcuni osservatori internazionali, ce n'è perfino in eccedenza». Il problema, sottolinea il ministro, è semmai nella rete di distribuzione, gestita da un pugno di potenti speculatori che accumulano scorte ingenti di cattolicesimo per aumentare il proprio potere e influenzare la politica, lasciando a secco il consumatore. Risultato, in Italia quantità eccessive di religiosità bigotta ingolfano l'amministrazione pubblica e inquinano la scuola, mentre le famiglie devono accontentarsi delle poche gocce di combustibile spirituale distribuito ogni domenica alle pompe parrocchiali. Nessuna sorpresa se tanti italiani scelgono fedi alternative più vantaggiose e convenienti. Anche gli esperti di economia religiosa bocciano la proposta di Biffi volta a inondare il mercato italiano di cattolicesimo proveniente dai paesi emergenti: «E' di qualità inferiore a quello nazionale - osservano gli studiosi -, che vanta duemila anni di distillazione frazionata nelle raffinerie vaticane ed è il più adatto ad alimentare le anime italiane tecnologicamente avanzate. Il cattolicesimo filippino, polacco e sudamericano è ancora grezzo, sviluppa grandi quantità di energia, ma ha troppo potere detonante. Però non c'è da stupirsi: l'ayatollah Biffi è solo il portavoce dell'attuale leader della Chiesa, un potente emiro polacco proprietario di vasti giacimenti di fede a Cracovia».

Clamorosa new entry nei Giochi del 2000: Italia favorita
Nuova disciplina olimpica:
il parto plurigemellare


MILANO - Altro che scrupoli medici: il vero motivo per cui i medici dell'ospedale Niguarda hanno fermato il parto multiplo di Mariella, la gestante palermitana in attesa di otto gemelli, è la speranza di salire sul podio a Sydney. Solo oggi è arrivato l'annuncio ufficiale del Cio: da quest'anno il parto plurigemellare fa parte degli sport olimpici, insieme al nuoto sincronizzato e al tiro con la carabina. Mariella, indossata la variopinta divisa ideata da Benetton per la rappresentanza olimpica italiana, è immediatamente salita sull'aereo che la porterà in Australia per affrontare il torneo. Con lei sono Rosaria e Mariapia, altre due casalinghe italiane dal grembo affollatissimo, pronte per cimentarsi in un torneo che terrà gli italiani, i fan più accaniti delle multinascite, col fiato sospeso davanti allo schermo. Ma perché tanta esitazione da parte del Cio nel concedere il nulla osta a uno sport così intriso di spettacolo, suspence e valore atletico? Innanzitutto, il fatto questa disciplina venga praticata solo in Italia e in pochi altri paesi sottosviluppati; secondo, l'imponente doping ormonale cui sono sottoposte le atlete. La stimolazione ovarica che dà origine alle gravidanze da sei gemelli in sù, dei quali solo metà ha concrete speranze di sopravvivenza, è una tecnica rudimentale e selvaggia ormai dimenticata nelle nazioni civili, dove si preferisce l'inseminazione artificiale. Le ragioni dello sport, tuttavia, si sono conciliate con quelle dello spettacolo: gli sponsor hanno fiutato per primi le potenzialità dei parti plurigemellari, le cui dirette-tivù raggiungono in Italia veri e propri picchi d'ascolto suscitando ondate di entusiasmo popolare e perfino avvincenti scommesse su quanti gemellini riusciranno a portare a casa la pelle. E si sa, una gara che prevede spargimento di sangue e giovani donne poco vestite piace a tutti. Le azzurre del plurigemellare si scontreranno nelle eliminatorie con le atlete di Santo Domingo e di Malta, ma la finale, c'è da aspettarselo, sarà tutta italiana.

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