Sydney, dopo l'oro il lutto: inutili i soccorsi per l'inviato di Repubblica
Annega nella retorica
Vittorio Zucconi
SIDNEY - Era il suo elemento. Le virate di paroloni, le orazioni in apnea e
i tuffi dalla metafora non lo avevano mai intimidito. Ma l'ultima
immersione, nella scintillante cornice delle Olimpiadi del Terzo Millennio,
è stata fatale a Vittorio Zucconi, il valoroso inviato di Repubblica a
Sydney. Travolto dall'entusiasmo per le medaglie nel nuoto di Rosolino e
Fioravanti, l'anziano cronista non ha resistito alla tentazione di tuffarsi
a capofitto in una retorica tronfia e patriottarda a forza nove, quando
ancora non erano scadute le tre ore canoniche dall'ultimo pasto.
L'articolessa di stamattina è la fedele, agghiacciante testimonianza
dell'impari lotta di Zucconi con veri e propri marosi di aggettivi e di
iperboli procellose, agitate da una tramontana italiota decisamente
insolita agli antipodi. L'uomo appare subito in difficoltà alle prime
bracciate («Vincono i nostri figli, i figli del miracolo»), e pochi secondi
dopo viene inghiottito da un gorgo concettuale che gli fa perdere il senso
dello spazio e del tempo, procurandogli allucinazioni in bilico fra Riso
amaro, l'Albero degli Zoccoli e Atlantide: «In pochi mesi l'Italia terragna
della polenta, delle mondine e del sudore, l'Italia della pellagra, del
gozzo e dei masi chiusi rovescia se stessa e si scopre popolo d'acqua». Poi
Zucconi viene sommerso da fantasmagoriche ondate di revanscismo
evoluzionistico-eugenetico, piene di giovani italiani guizzanti come
delfini longilinei e di siciliani «culibassi» estinti per sempre grazie a
valanghe di proteine.
I nostri nuotatori hanno tentato invano di salvare l'incauto giornalista:
«Volevo tuffarmi nella sua prosa - si giustifica il generoso Fioravanti -,
ma appena mi sono avvicinato mi sono venuti i crampi al cervello». Quando
Zucconi è riemerso, era troppo tardi. «Congestione enfatica con
complicazioni verbose», hanno decretato i medici, dopo aver cercato senza
risultato di rianimarlo prosciugandone i periodi più tumefatti. In segno di
lutto, domani tutti i giornalisti sportivi italiani alle Olimpiadi
osserveranno un intero minuto di sobrietà. Ma riusciranno gli azzurri della
carta stampata a conquistare un record da sempre saldamente in mano ai
colleghi anglosassoni?
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