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L'ondata di falsi allarmi riapre i dubbi sui misteri d'Italia
Piazza Fontana, An chiede la verità:
«Macché strage, fu una beffa di 16 imprenditori ebrei falliti»


ROMA - Alla luce delle due clamorose burle smascherate nelle ultime settimane, la falsa aggressione nazi a Luis Marsiglia e il rapimento-pacco di Stefano Lorenzi, è lecito chiedersi se altri eclatanti episodi della storia del dopoguerra non furono altro che abili quanto incruente messinscene prese troppo sul serio dall'ingenua Italietta del tempo che fu. La prima a pretendere chiarezza su certi cosiddetti «misteri» è An, erede di un partito cui toccò troppo spesso la parte di capro espiatorio per le buffonate di imbroglioni senza scrupoli. Il partito di Gianfranco Fini vuole un'accurata indagine patrimoniale sulle presunte vittime della «bomba di piazza Fontana». «Abbiamo seri motivi - sostengono alcuni autorevoli esponenti di An - per credere che si trattasse di uomini d'affari, probabilmente di origine israelita, oppressi da difficoltà economiche, che nel 1969 organizzarono un finto attentato per sfuggire alla Guardia di Finanza». E l'esplosione, il sangue, i cadaveri? «Trucchi di scena. Non dimentichiamo l'ubicazione della Banca dell'Agricoltura, non lontana dalla Scala e dal Piccolo Teatro, e il ruolo ambiguo del ballerino Pietro Valpreda, che conferma i legami fra piazza Fontana e il mondo dello spettacolo». Il risultato fu così convincente che ci cascarono tutti, creando una leggenda metropolitana che dura da più di trent'anni. Nel frattempo i sedici millantatori, subito espatriati nei Caraibi, si sarebbero rifatti una vita lasciando nei guai oneste persone come Freda, Ventura e Giannettini. Il successo della truffa milanese fu tale (è la tesi di An), che, negli anni successivi, centinaia di furbastri riuscirono a risolvere i propri problemi economici e professionali a suon di petardi e succo di pomodoro in treni, stazioni e perfino aerei di linea. Ma non sono solo le presunte stragi nere a richiedere l'ennesimo supplemento d'indagine. Gli inquirenti romani stanno studiando alcuni diari di Aldo Moro ritrovati da pochi giorni e risalenti al febbraio 1979: «Non riuscirò mai a restituire quei maledetti soldi a Giulio e a Francesco entro il prossimo 16 marzo - confidava lo statista -. Devo inventarmi qualcosa per cavarmi d'impaccio».


Fuori di zucca: dopo i flop Marsiglia e Lorenzi, il Viminale fa sul serio
Enzo Bianco: «L'Italia nella morsa
delle streghe di Halloween»


ROMA - Un ministro dell'Interno credulone? Lasciamo stare. A zittire le polemiche sulla leggerezza di Enzo Bianco, accusato di aver dato eccessivo credito a goffi simulatori come Luis Marsiglia e Stefano Lorenzi, una nuova e ben più fondata emergenza che potrebbe dispiegare i suoi agghiaccianti effetti fin dalle prossime ore: un complotto destabilizzante ordito dalle anime dei morti per impadronirsi dei corpi degli italiani. Ora X: la sera della vigilia di Ognissanti. Stamattina, nel corso di una drammatica conferenza stampa, il titolare del Viminale ha rivelato il contenuto di un'informativa proveniente dai servizi segreti: «Al calare delle tenebre, commandos di streghe, con l'appoggio strategico di scheletri e fantasmi, prenderanno d'assalto le case dei privati cittadini a caccia di approvvigionamenti - si legge nel documento -. Estorceranno dolci e denaro con atti di intimidazione accompagnandosi col tipico grido di battaglia "Dolcetto o scherzetto"». Teso e aggrondato, il ministro ha aggiunto altri inquietanti particolari su questa nuova strategia della tensione: «Si tratta di un movimento eversivo nato nei paesi anglosassoni, probabilmente sostenuto dall'Ira, approdato in Italia attraverso canali insospettabili: le vecchie striscie di Peanuts. Ad orchestrare il tutto sarebbe un grande vecchio del terrorismo internazionale, tale Jack della Lanterna, un sinistro irlandese dal colorito giallo acceso e dalla bocca sgangherata e fosforescente. I sovversivi sostengono si tratti solo di una comunissima zucca intagliata contenente una candela accesa, affermazione che verificheremo non appena qualche poliziotto avrà il coraggio di toccare l'oggetto». Altri dettagli si conosceranno non appena comincerà a collaborare il presunto telefonista dei terroristi, un impiegato del ministero del Lavoro arrestato su indicazione di un testimone che lo ha sentito ordinare telefonicamente al bar «un rabarbaro Zucca o un bicchierino di Strega».
Il rischio poteva essere gravissimo, ma grazie alla tempestiva reazione dello Stato, ha rassicurato Bianco, i cittadini non avranno nulla da temere. «E adesso scusatemi - ha concluso, congedando i giornalisti -, devo presiedere un vertice per fronteggiare l'imminente invasione di pomodori mutanti carnivori dallo spazio profondo».


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