Obiezione di cosciotto: anche un affettato può essere abortivo Salumieri cattolici: «Non venderemo la mortadella»
ROMA - Dopo i farmacisti contrari a distribuire il Norlevo, la pillola del giorno dopo, un'altra categoria di esercenti cattolici raccoglie l'invito della Chiesa a difendere la vita nascente. Sono i rivenditori di formaggi e salumi, che ieri hanno annunciato il proprio sì all'obiezione di coscienza. Da domani i salumieri credenti non venderanno più mortadella alle clienti di sesso femminile sprovviste di un certificato medico che ne attesti lo stato di non-gravidanza. «Autorevoli ricerche cliniche - spiega il portavoce dei pizzicagnoli cattolici - dimostrano che un dosaggio eccessivo di mortadella assunto nelle prime ore dopo il concepimento può provocare reazioni fisiche imprevedibili: giramenti di testa, nausee, vere e proprie indigestioni. Condizioni non certo favorevoli a un felice annidamento dell'ovulo fecondato e quindi all'instaurarsi della gravidanza. Un salumiere che crede nella sacralità dell'embrione non può che dire no a quello che può senz'altro definirsi un tentato omicidio». La misura potrebbe allargarsi anche ad altri salumi sospettati di procurare l'aborto: si sono registrati casi di gravidanze interrotte percuotendo a lungo la gestante con un prosciutto di Parma o bersagliandola al basso ventre con un Granbiscotto Rovagnati. E' vero che questi prodotti vengono venduti generalmente all'etto e affettati sottilmente, ma, osservano i salumieri cattolici, chi può impedire a un nemico della vita di comprare cento etti di prosciutto, ricomporre l'insaccato intero ed usarlo a scopi abortivi? La decisione ha gettato nello sconcerto le clienti abituali delle salumerie. «Non mi hanno voluto dare due etti di crudo per il ripieno dei
tortellini - lamenta una signora bolognese all'uscita del negozio di fiducia -. Dicono che vogliono la ricetta. Figuriamoci, la ricetta del mio ripieno non la do nemmeno al Papa in persona».