Vacca boia: misure severe contro la mucca pazza. Sì ai controlli sui bovini: analizzati 2000 elettori del Polo.
ROMA. Francesco Storace canta vittoria. Dopo i libri rossi, le scuole
italiane chiudono le porte anche alle carni rosse, subdolo veicolo di
propaganda imposto da nutrizionisti al soldo del bolscevismo
internazionale. Ma dall'Unione Europea arrivano notizie allarmanti per la
Casa della Libertà: in seguito all'aggravarsi dell'epidemia di mucca pazza,
tutti i bovini adulti devono essere sottoposti a severi controlli
veterinari.
Contro il provvedimento si sono già levate le voci irritate dei
leader del centrodestra: «E' un attacco politico - si legge in una nota
della direzione di An - e una vera e propria intimidazione nei confronti
del nostro elettorato, composto di bovini sani e alimentati correttamente».
Ma la macchina del ministero della Sanità si è già messa in moto: duemila
simpatizzanti di Fini, Berlusconi e Bossi sono stati convocati presso i
laboratori veterinari delle Asl per effettuare i prelievi, le visite e le
radiografie prescritte dalle autorità europee. E purtroppo su gran parte
dei capi i test hanno dato esito positivo: il cervello delle povere bestie
ha l'aspetto spugnoso e asfittico tipico dei bovini affetti dalla terribile
encefalopatia. Ma basterebbe lo sguardo opaco e inespressivo degli
sventurati animali, drogati da mangime televisivo di qualità scadentissima,
a denunciarne le pessime condizioni di salute.
Ora il governo deve decidere che fare di queste bestie contaminate e delle altre migliaia di mucche
pazze che potrebbero essere segnalate nel corso dei controlli. L'Ulivo
reclama l'abbattimento immediato di tutti i capi sospetti, un intervento
che finalmente metterebbe alla pari gli elettori del Polo con quelli del
centrosinistra, profondamente abbattuti da mesi. Decisamente contraria, per
ovvie ragioni, l'opposizione, che chiede di posticipare l'ecatombe a dopo
le elezioni del 2001, o perlomeno di sostituire prima del voto gli
esemplari eliminati con elettori di destra disossati provenienti dalla
Carinzia.
Kiss kiss bang bang: una platea di camorristi applaude il Cavaliere.
Silvio a Napoli: «Un impegno preciso: regolamenti di conti più rapidi»
NAPOLI. «Un clan dinamico e intraprendente non può perdere mesi e mesi per
sterminare i propri avversari e le loro famiglie». Solo un
politico-imprenditore come Silvio Berlusconi può capire le ansie di tanti
boss della camorra costretti a portare avanti faide logoranti e dispendiose
invece che pensare ai propri affari. E tutto per colpa di uno Stato che
intralcia la libera concorrenza fra bande rivali a suon di poliziotti e
magistrati. Davanti a un pubblico di rappresentanti delle più note famiglie
camorristiche del Napoletano, riuniti nella pizzeria Ciccio 'O
Scannapiccirelle, il leader della Casa della Libertà ha promesso procedure
più rapide nei regolamenti di conti che tante noie procurano agli operatori
del crimine e ai semplici cittadini.
La colpa, secondo il Cavaliere, è del
governo di centrosinistra, che intralcia la dialettica fra i competitors
con le ridicole e antistoriche pastoie della legalità e dell'ordine
pubblico: «Invece di potenziare gli arsenali dei clan napoletani e offrire
loro spazi per sterminarsi liberamente e all'ingrosso, riempie la città di
poliziotti e carabinieri costringendo i poveri camorristi a tendersi
agguati qua e là alla spicciolata». Liquidare una famiglia concorrente, nel
2000, dovrebbe essere questione di giorni. «Anzi, di ore - ha sottolineato
Berlusconi -. L'Italia è indietro perfino all'America degli anni Venti,
dove, grazie a iniziative mirate e vigorose come il massacro di San
Valentino, si escludevano dal mercato i criminali meno competitivi, senza
lungaggini e indebite intrusioni da parte dello Stato».