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  PAGINATRÉ 2001
Uranio nel mirino TUMORI ALL'URANIO
I dati La sindrome della guerra Perché si usa? I pericoli
Cattivo sangue: sindrome dei Balcani, scagionato l'uranio
Globuli rossi sterminati dai globuli bianchi:
non era leucemia, ma pulizia etnica


SARAJEVO - Contaminati, sì. Non dall'uranio impoverito, ma dal mortale virus del nazionalismo. Forse la patologia ematica che ha colpito tanti reduci Nato al ritorno dall'ex Jugoslavia è solo l'ennesimo, imprevedibile capitolo della sanguinosa faida balcanica. Secondo un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, confortato dalle osservazioni eseguite su un vasto campione di malati, l'abnorme proliferazione dei globuli bianchi a danno delle altre cellule del sangue riscontrata nei pazienti non è riconducibile alle forme leucemiche attualmente note alla medicina. «Nei casi esaminati i globuli bianchi sono molto più aggressivi - si legge nel documento - e girano armati fino ai denti, lasciandosi dietro una scia di piastrine ed emazie massacrate o violentate. I più pericolosi, che si fanno chiamare leucocetnici, seminano il terrore fra i globuli di colore diverso al grido di "meglio morti che rossi". Non si tratta di un morbo, ma di una vera e propria guerra». Evidenti le analogie con i più terribili episodi della guerra serbo-bosniaca. E proprio in quel clima avvelenato gli studiosi ricercano la causa profonda della sindrome del reduce: «Nei Balcani l'odio etnico si respira nell'aria - prosegue il rapporto Oms -, ed è possibile che sia penetrato nell'apparato circolatorio dei militari più esposti, attraverso le vie respiratorie. La terapia? Inoculare nelle vene dei malati un contingente di globuli blu dell'Onu, per agire come forza di interposizione». Vengono dunque a cadere i sospetti sui proiettili all'uranio impiegati dalla Nato, con viva soddisfazione dei vertici dell'Alleanza, che finora attribuivano le morti dei militari alla nostalgia, a un'indigestione di cevapcici o alla maledizione dell'antico faraone jugoslavo Titonkhamen. «Lo dicevamo che le nostre munizioni erano innocue per la salute - sottolinea Lord Robertson, segretario generale della Nato -. Tant'è vero che fra le vittime dei nostri bombardamenti non ce n'è una deceduta di leucemia. Le armi dell'Alleanza non avvelenano il sangue, sono troppo occupate a spargerlo». Il più felice, naturalmente, è proprio l'uranio, che in caso di rinvio a giudizio per la sindrome dei Balcani avrebbe dovuto affrontare un processo troppo costoso per un minerale già impoverito a fini bellici: «Avevo chiesto a mio fratello, l'uranio arricchito, di aiutarmi con le spese legali - rivela il meno facoltoso congiunto -, ma quell'avaraccio mi ha messo alla porta».

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