Magna-magna Grecia: in Sicilia lo scempio edilizio dura da millenni Agrigento: anche i templi
sono abusivi!
AGRIGENTO - Un tempio panoramico con doppio colonnato ionico? Prego, si
accomodi. Un megasantuario con pronao e scalinata monumentale? Faccia pure.
E giù tonnellate di marmo pario, con la benedizione delle autorità, alla
faccia dei vincoli paesaggistici e delle norme antisismiche. Tutto facile,
nella Agrigento di 2400 anni fa: bastava presentarsi come la moglie di Zeus
o il cugino di Artemide, e gli amministratori si inginocchiavano. Ecco
com'è sorta la famigerata «Valle dei templi», la disordinata accozzaglia di
frontoni e colonne smozzicate che deturpa ancor oggi il paesaggio
agrigentino.
Le ruspe che incombono sulle villette abusive di Poggio
Muscello dovranno fare giustizia anche di questi edifici nati dal
malcostume e da un'acquiescenza millenaria. Già gli storici greci
lamentavano la «marmificazione» delle più ridenti località del Mediterraneo
ad opera degli dei, con la complicità di amministratori superstiziosi o
senza scrupoli. Con la scusa che, in quanto entità spirituali, non avevano
bisogno di acqua, luce e gas, i numi riuscivano ad accaparrarsi scorci
incantevoli in oasi naturalistiche, ovviamente prive di infrastrutture.
«Non gli basta la residenza ufficiale sull'Olimpo - scriveva Tucidide -,
questi vogliono case dappertutto. L'ultima ninfa amante di Hermes pretende
subito il tempietto al mare e l'altarino in campagna. E guai se non c'è un
fregio di Fidia». Il santuario con vista sullo Ionio era un vero status
symbol: Hera, l'esigente sposa di Zeus, si faceva costruire santuari irti
di statue nei luoghi più suggestivi, e Apollo possedeva un tempio in ogni
città, per non essere costretto a servirsi degli alberghi quando viaggiava.
Ma fu soprattutto in Magna Grecia che la frenesia del tempio a tutti i
costi ebbe il suo culmine, come testimoniano ancora gli orrori di Paestum e
di Agrigento.
Ora, grazie al nuovo impegno dello Stato nella difesa del
territorio, si potrà finalmente fare piazza pulita di frontoni e capitelli,
anche già si registrano le prime reazioni dei proprietari. Un prefetto che
aveva dato il via libera alla demolizione di un tempio dedicato a Zeus è
stato colpito da un fulmine in dicembre, mentre un vigile impegnato nello
smantellamento di un colonnato abusivo non ha più fatto ritorno a casa.
«Negli ultimi tempi aveva ricevuto minacce da un certo Poseidone - racconta
la moglie, disperata - che lo avvertiva di smetterla se non voleva passare
gli stessi guai di Ulisse. Mio cugino che ha fatto il liceo dice che non
rivedrò mio marito almeno per dieci anni».