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  PAGINATRÉ 2001
Dama o non dama? Appello del Wwf per una specie in pericolo
Adotta anche tu una contessa italiana!

ROMA - Un tempo l'Italia ne pullulava. Scorrazzavano in branchi, eleganti e leggere, nei parchi e nelle tenute nobiliari, o razzolavano pacificamente nei saloni delle dimore aristocratiche, in cerca di qualche chicco di caviale o di un sorso di champagne. Oggi sulle contesse italiane, antico vanto della fauna nazionale, incombe lo spettro dell'estinzione. Abbattute di frodo da cacciatori di testamenti, come Francesca Vacca Agusta, uccise a bastonate da vandali ignoti, come Alberica Filo della Torre, massacrate da chirurghi plastici senza scrupoli, come Marina Ripa di Meana, le contesse in Italia sono ridotte a uno sparuto manipolo, costretto a misurarsi ogni giorno con l'insensibilità e la violenza dell'uomo. Le poche rimaste sopravvivono rintanate negli anfratti di ville in campagna o di antichi palazzi nei centri storici, da cui escono solo in occasione delle migrazioni annuali a Cortina o in Sardegna, dove spesso vengono impallinate dagli spietati flash dei paparazzi. Come se non bastasse, le povere bestie sono spesso tormentate da famelici parassiti: basti ricordare Tito il messicano e Susanna Torretta, che l'ufficio d'igiene di Portofino sta cercando invano di snidare dalla villa della defunta Francesca Agusta. Ma ora per le sventurate patrizie c'è un filo di speranza. La sezione italiana del Wwf, insieme al settimanale «Chi» e alla Rivista Araldica, sta per lanciare un'iniziativa per salvare le ultime superstiti di una razza perseguitata. Si intitola «Con me, con te, contessa», e consentirà di adottare a distanza una nobildonna per assicurarne la sopravvivenza. L'operazione, pubblicizzata in tutta Italia con una campagna-shock (sui manifesti campeggia una foto ravvicinata di Marta Marzotto in costume da bagno) ha già suscitato consensi, ma anche qualche critica. «D'accordo, le contesse stanno scomparendo - osserva un dirigente dell'Enpa (Ente Protezione Aristocratici) -, ma nel nostro paese non sono l'unica specie a rischio. Nemmeno duchesse e marchese se la passano bene». Altri ritengono troppo gravosa la quota trimestrale richiesta per il mantenimento di una contessa nel suo ambiente naturale: dieci miliardi. Ma i promotori di «Con me, con te, contessa» non sono d'accordo: «Suvvia, non è un grosso sacrificio. Basta rinunciare a una Ferrari al giorno».

Sconfitti Barak e la destra. Arafat: «Ora la pace è possibile»

Israele, trionfa Sharon Stone

GERUSALEMME - Conservatori e liberali, falchi ortodossi e filo-palestinesi, tutti uniti nel nome di Sharon. E' lei, Sharon Stone, l'affascinante protagonista di Basic Instinct, la trionfatrice delle elezioni più drammatiche nella storia del Medio Oriente. I risultati del voto non erano ancora definitivi, e già ieri sera migliaia di israeliani, ebrei ed arabi, si riversavano in strada per abbracciarsi e per ripetere davanti ai giornalisti accorsi da tutto il mondo il gesto-simbolo della vincitrice: togliersi le mutande e accavallare le gambe. Festa anche in Palestina, dove i fan di Sharon Stone hanno manifestato lanciando pietre. Recrudescenza dell'Intifada? No, soltanto un caloroso omaggio al cognome dell'attrice. «Un voto dettato dalla paura», sottolineano gli osservatori. Sì, la paura di finire in mano ancora una volta a irresponsabili guerrafondai o a ostaggi impotenti della destra oltranzista. Ora al governo ci sarà una signora alla quale nessun uomo sano di mente, che porti la kefiah o la kippa, potrà dire di no: il leader palestinese Arafat ha già espresso il desiderio di incontrarla a quattr'occhi, e i rabbini più ortodossi si sono offerti di invitarla a cena, purché non di sabato. Perfino gli irriducibili di Hamas le hanno proposto un vertice in un motel della Cisgiordania. Sorpresa e commossa, Sharon Stone ha accettato con gioia l'investitura ricevuta dal popolo israeliano. «Ero in cerca di un ruolo adatto a me - ha dichiarato al Jerusalem Post -, non la solita parte di bambola sexy. Sapevo che Israele cercava un premier, ma non avevo avuto il coraggio di presentarmi ai provini, credevo che volessero un tipo alla Golda Meir». Cocente la delusione del falco del Likud, Ariel Sharon, che si era candidato sperando di sfruttare a proprio vantaggio la parziale omonimia con la star hollywoodiana. Ma per fortuna gli elettori non ci sono cascati.

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