Dama o non dama? Appello del Wwf per una specie in pericolo Adotta anche tu
una contessa italiana!
ROMA - Un tempo l'Italia ne pullulava. Scorrazzavano in branchi, eleganti e
leggere, nei parchi e nelle tenute nobiliari, o razzolavano pacificamente
nei saloni delle dimore aristocratiche, in cerca di qualche chicco di
caviale o di un sorso di champagne. Oggi sulle contesse italiane, antico
vanto della fauna nazionale, incombe lo spettro dell'estinzione. Abbattute
di frodo da cacciatori di testamenti, come Francesca Vacca Agusta, uccise a
bastonate da vandali ignoti, come Alberica Filo della Torre, massacrate da
chirurghi plastici senza scrupoli, come Marina Ripa di Meana, le contesse
in Italia sono ridotte a uno sparuto manipolo, costretto a misurarsi ogni
giorno con l'insensibilità e la violenza dell'uomo. Le poche rimaste
sopravvivono rintanate negli anfratti di ville in campagna o di antichi
palazzi nei centri storici, da cui escono solo in occasione delle
migrazioni annuali a Cortina o in Sardegna, dove spesso vengono impallinate
dagli spietati flash dei paparazzi. Come se non bastasse, le povere bestie
sono spesso tormentate da famelici parassiti: basti ricordare Tito il
messicano e Susanna Torretta, che l'ufficio d'igiene di Portofino sta
cercando invano di snidare dalla villa della defunta Francesca Agusta. Ma
ora per le sventurate patrizie c'è un filo di speranza. La sezione italiana
del Wwf, insieme al settimanale «Chi» e alla Rivista Araldica, sta per
lanciare un'iniziativa per salvare le ultime superstiti di una razza
perseguitata. Si intitola «Con me, con te, contessa», e consentirà di
adottare a distanza una nobildonna per assicurarne la sopravvivenza.
L'operazione, pubblicizzata in tutta Italia con una campagna-shock (sui
manifesti campeggia una foto ravvicinata di Marta Marzotto in costume da
bagno) ha già suscitato consensi, ma anche qualche critica. «D'accordo, le
contesse stanno scomparendo - osserva un dirigente dell'Enpa (Ente
Protezione Aristocratici) -, ma nel nostro paese non sono l'unica specie a
rischio. Nemmeno duchesse e marchese se la passano bene». Altri ritengono
troppo gravosa la quota trimestrale richiesta per il mantenimento di una
contessa nel suo ambiente naturale: dieci miliardi. Ma i promotori di «Con
me, con te, contessa» non sono d'accordo: «Suvvia, non è un grosso
sacrificio. Basta rinunciare a una Ferrari al giorno».
Sconfitti Barak e la destra. Arafat: «Ora la pace è possibile» Israele, trionfa Sharon Stone
GERUSALEMME - Conservatori e liberali, falchi ortodossi e filo-palestinesi,
tutti uniti nel nome di Sharon. E' lei, Sharon Stone, l'affascinante
protagonista di Basic Instinct, la trionfatrice delle elezioni più
drammatiche nella storia del Medio Oriente. I risultati del voto non erano
ancora definitivi, e già ieri sera migliaia di israeliani, ebrei ed arabi,
si riversavano in strada per abbracciarsi e per ripetere davanti ai
giornalisti accorsi da tutto il mondo il gesto-simbolo della vincitrice:
togliersi le mutande e accavallare le gambe. Festa anche in Palestina, dove
i fan di Sharon Stone hanno manifestato lanciando pietre. Recrudescenza
dell'Intifada? No, soltanto un caloroso omaggio al cognome dell'attrice.
«Un voto dettato dalla paura», sottolineano gli osservatori. Sì, la paura
di finire in mano ancora una volta a irresponsabili guerrafondai o a
ostaggi impotenti della destra oltranzista. Ora al governo ci sarà una
signora alla quale nessun uomo sano di mente, che porti la kefiah o la
kippa, potrà dire di no: il leader palestinese Arafat ha già espresso il
desiderio di incontrarla a quattr'occhi, e i rabbini più ortodossi si sono
offerti di invitarla a cena, purché non di sabato. Perfino gli irriducibili
di Hamas le hanno proposto un vertice in un motel della Cisgiordania.
Sorpresa e commossa, Sharon Stone ha accettato con gioia l'investitura
ricevuta dal popolo israeliano. «Ero in cerca di un ruolo adatto a me - ha
dichiarato al Jerusalem Post -, non la solita parte di bambola sexy. Sapevo
che Israele cercava un premier, ma non avevo avuto il coraggio di
presentarmi ai provini, credevo che volessero un tipo alla Golda Meir».
Cocente la delusione del falco del Likud, Ariel Sharon, che si era
candidato sperando di sfruttare a proprio vantaggio la parziale omonimia
con la star hollywoodiana. Ma per fortuna gli elettori non ci sono cascati.