Scolpiti al cuore: il popolo delle statue si mobilita contro i taliban iconoclasti I Bronzi di Riace digiunano:
"Solidarietà con i compagni Buddha"
REGGIO CALABRIA - Ormai sono irriconoscibili. Le loro cosce muscolose si
sono afflosciate come bisacce, e alla visita di leva sarebbero esonerati
per insufficienza toracica. 211 I visitatori li scambiano per bizzarri ritratti
di mendicanti ateniesi, prima di scoprire, sulla targhetta ai loro piedi,
l'incredibile verità: si tratta dei celebri Bronzi di Riace, ridotti così
dopo due settimane di sciopero della fame in favore dei Buddha giganti di
Bamiyan demoliti dai taliban afghani. «Digiuneremo a oltranza - dichiarano
i due guerrieri - per fermare il massacro e testimoniare la solidarietà
delle statue elleniche ai compagni perseguitati. Anche noi abbiamo patito
il nostro Olocausto, nei primi anni del Cristianesimo, quando fummo
linciati a migliaia perché eravamo nudi e pagani».
Da tutta Italia vengono segnalate altre iniziative di protesta scultorea.
Traffico bloccato a Roma, dove i rilievi della Colonna Traiana sono scesi
dal supporto, e migliaia di legionari guidati dall'imperatore Traiano hanno
invaso le vie del centro inalberando cartelli in latino, da «Stulti
fanatici, nolite magnos Buddhas tangere» a «Quis non saltat talebanum est».
Manifestazioni anche fra le statue cattoliche: Mosè, la Pietà, il David ed
altri esponenti del Collettivo Michelangelo si esibiranno insieme per
raccogliere fondi in favore delle statue profughe dai paesi islamici. Lo
spettacolo sarà presentato dal San Carlone di Arona. Non mancano le prese
di posizione da parte delle statue laiche. I Garibaldi di marmo e i
partigiani dei monumenti alla Resistenza sono pronti a imbracciare le armi
contro tutte le iconoclastie: «Se qui in Italia vincono il Polo e la Lega,
anche noi rischiamo grosso».
La mobilitazione anti-taliban non interessa solo il nostro paese. Nel
celebre museo parigino del Louvre la Venere di Milo e la Nike di
Samotracia, simbolo delle mutilazioni subite dalle statue nella storia,
sono scese in piazza («in quanto statue e in quanto donne», precisano)
contro la furia degli integralisti islamici. Ma è a Londra che si
registrano le manifestazioni più imponenti: tutte le statue del British
Museum, dai fregi del Partenone ai monumenti egizi, hanno proclamato
l'autogestione, e i turisti sono stati imbrattati di vernice spray dalle
statue più giovani e scalmanate. Un commosso e imbarazzato messaggio ai
Buddha afghani è arrivato dai presidenti Usa immortalati sul monte
Rushmore: «Quel che più ci addolora - scrivono Washington, Jefferson,
Lincoln e Roosevelt - è che ad armare i vostri carnefici sono stati i
nostri irresponsabili successori». La ferma condanna per le distruzioni dei
Buddha di Bamiyan non è stata espressa solo dai Vip della scultura. Da
domani tutti i nanetti da giardino del pianeta indosseranno il lutto al
braccio.