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  PAGINATRÉ 2001
Tare ereditarie: decidi tu chi si becca i miliardi della contessa
Il 13 maggio si voterà anche sul testamento Agusta!

ROMA - Il decreto è stato varato nella notte, con il plauso unanime, una volta tanto, di maggioranza e opposizione. E già da stamane i muri d'Italia risentono dei primi colpi della propaganda: manifesti col volto abbronzato di Tirso Chazaro, con la scritta «Un dovere morale: spendere fino all'ultimo centesimo», poster di Susanna Torretta in costume da bagno e lo slogan «Ozierò per tutti, non per pochi», primi piani di Domenico Vacca Graffagni che chiede «Un'eredità libera, forte, giusta». Maurizio Raggio è appena partito per un tour autopromozionale in Ferrari, che toccherà Cortina, Capri e Porto Cervo. Si prospetta sempre più impegnativa la giornata elettorale del 13 maggio, quando gli italiani, già chiamati al voto per le politiche e le amministrative e, forse, per i referendum sul federalismo, dovranno risolvere con un tratto di penna una questione che rischia di portare il paese - Portofino - sull'orlo della guerra civile: il giallo dell'eredità di Francesca Vacca Agusta.
Su richiesta del ministro dell'Interno, il governo è intervenuto prima che la zuffa intorno alle ultime volontà della contessa esca dagli studi notarili della Riviera ligure per diventare una faida cinica e sanguinosa. Nei prossimi giorni tutti gli aventi diritto al voto si vedranno recapitare, insieme al certificato elettorale, le copie dei ventisette testamenti della contessa, l'albero genealogico degli Agusta fino al Medioevo e una foto con dedica dell'avvenente Pm di Chiavari Margherita Ravera. Materiale che aiuterà l'elettore a farsi un'idea sull'argomento, anche se ormai, grazie al bombardamento mediatico quotidiano sul giallo di Portofino, ogni italiano conosce gli inquilini di villa Altachiara meglio dei propri parenti. «Decidano i cittadini - ha dichiarato il premier Giuliano Amato, licenziando il provvedimento che rinvia alle urne la scelta dell'erede Agusta -, tanto quel giorno devono già scegliere 945 lazzaroni, uno in più non fa tanta differenza».
Come primo e inevitabile effetto del maxi accorpamento, l'ombra della politica si è stesa sui quattro candidati in lizza, determinando smottamenti nelle coalizioni. I socialisti di Boselli in forza al centrosinistra e i craxiani di Forza Italia spalleggiano Maurizio Raggio: «Un uomo che viene dalla trincea della fannullaggine - garantiscono -. In tutta la vita non ha mai toccato un soldo che fosse suo. Ma verso il denaro ha un'atteggiamento tenero e quasi paterno. Solo lui avrebbe potuto battezzare "Protezione" il conto dove finivano le nostre tangenti». Ds e popolari sposano la causa di Tirso il messicano («Non pensa solo al denaro della Agusta. Gli interessano anche i gioielli»), al quale non ha negato il suo sostegno nemmeno Rifondazione Comunista, a patto che in caso di vittoria si impegni a devolvere tre quarti dell'eredità al subcomandante Marcos. Anche Sergio D'Antoni fa sapere di non volersi schierare per nessuno: «Prima di sapere chi ha vinto il malloppo? Mi prendete per scemo?».
I Verdi invitano addirittura all'astensione, in quanto contrari ai testamenti geneticamente modificati; del resto per gli ambientalisti sarebbe stato imbarazzante sponsorizzare un solo candidato, visto che tutti gli aspiranti all'eredità Agusta sono rari esemplari di sciacallo.
Susanna Torretta, che, dopo aver posato recentemente per Panorama, è accusata da molte parti di essere solo una candidata civetta, rischierà di non prendere il becco di un quattrino, a meno che non recuperi qualcosa nel proporzionale. Insomma, sul voto Agusta la partita è tutta da giocare. Anche perché la già fittissima agenda del 13 maggio potrebbe arricchirsi di una nuova consultazione. In queste ore è al vaglio del governo un mini-decreto che potrebbe aggiungere un referendum su un quesito supplementare: «Águsta o Agùsta: dove cazzo va l'accento?»

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