Tare ereditarie: decidi tu chi si becca i miliardi della contessa
Il 13 maggio si voterà
anche sul testamento Agusta!
ROMA - Il decreto è stato varato nella notte, con il plauso unanime, una
volta tanto, di maggioranza e opposizione. E già da stamane i muri d'Italia
risentono dei primi colpi della propaganda: manifesti col volto abbronzato
di Tirso Chazaro, con la scritta «Un dovere morale: spendere fino
all'ultimo centesimo», poster di Susanna Torretta in costume da bagno e lo
slogan «Ozierò per tutti, non per pochi», primi piani di Domenico Vacca
Graffagni che chiede «Un'eredità libera, forte, giusta». Maurizio Raggio è
appena partito per un tour autopromozionale in Ferrari, che toccherà
Cortina, Capri e Porto Cervo. Si prospetta sempre più impegnativa la
giornata elettorale del 13 maggio, quando gli italiani, già chiamati al
voto per le politiche e le amministrative e, forse, per i referendum sul
federalismo, dovranno risolvere con un tratto di penna una questione che
rischia di portare il paese - Portofino - sull'orlo della guerra civile: il
giallo dell'eredità di Francesca Vacca Agusta.
Su richiesta del ministro dell'Interno, il governo è intervenuto prima che
la zuffa intorno alle ultime volontà della contessa esca dagli studi
notarili della Riviera ligure per diventare una faida cinica e sanguinosa.
Nei prossimi giorni tutti gli aventi diritto al voto si vedranno
recapitare, insieme al certificato elettorale, le copie dei ventisette
testamenti della contessa, l'albero genealogico degli Agusta fino al
Medioevo e una foto con dedica dell'avvenente Pm di Chiavari Margherita
Ravera. Materiale che aiuterà l'elettore a farsi un'idea sull'argomento,
anche se ormai, grazie al bombardamento mediatico quotidiano sul giallo di
Portofino, ogni italiano conosce gli inquilini di villa Altachiara meglio
dei propri parenti. «Decidano i cittadini - ha dichiarato il premier
Giuliano Amato, licenziando il provvedimento che rinvia alle urne la scelta
dell'erede Agusta -, tanto quel giorno devono già scegliere 945 lazzaroni,
uno in più non fa tanta differenza».
Come primo e inevitabile effetto del maxi accorpamento, l'ombra della
politica si è stesa sui quattro candidati in lizza, determinando
smottamenti nelle coalizioni. I socialisti di Boselli in forza al
centrosinistra e i craxiani di Forza Italia spalleggiano Maurizio Raggio:
«Un uomo che viene dalla trincea della fannullaggine - garantiscono -. In
tutta la vita non ha mai toccato un soldo che fosse suo. Ma verso il denaro
ha un'atteggiamento tenero e quasi paterno. Solo lui avrebbe potuto
battezzare "Protezione" il conto dove finivano le nostre tangenti». Ds e
popolari sposano la causa di Tirso il messicano («Non pensa solo al denaro
della Agusta. Gli interessano anche i gioielli»), al quale non ha negato il
suo sostegno nemmeno Rifondazione Comunista, a patto che in caso di
vittoria si impegni a devolvere tre quarti dell'eredità al subcomandante
Marcos. Anche Sergio D'Antoni fa sapere di non volersi schierare per
nessuno: «Prima di sapere chi ha vinto il malloppo? Mi prendete per
scemo?». I Verdi invitano addirittura all'astensione, in quanto contrari ai
testamenti geneticamente modificati; del resto per gli ambientalisti
sarebbe stato imbarazzante sponsorizzare un solo candidato, visto che tutti
gli aspiranti all'eredità Agusta sono rari esemplari di sciacallo. Susanna
Torretta, che, dopo aver posato recentemente per Panorama, è accusata da
molte parti di essere solo una candidata civetta, rischierà di non prendere
il becco di un quattrino, a meno che non recuperi qualcosa nel
proporzionale. Insomma, sul voto Agusta la partita è tutta da giocare.
Anche perché la già fittissima agenda del 13 maggio potrebbe arricchirsi di
una nuova consultazione. In queste ore è al vaglio del governo un
mini-decreto che potrebbe aggiungere un referendum su un quesito
supplementare: «Águsta o Agùsta: dove cazzo va l'accento?»
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