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  PAGINATRÉ 2001
La pittoresca kermesse italiana non conquista gli stranieri
Turisti delusi dall'esame di maturità:
«Molto meglio la corrida»


ROMA. «Tutto qui?» Questa la muta domanda che si legge negli sguardi delusi di tanti vacanzieri targati Francia, Germania e perfino Giappone, all'uscita del famoso Liceo Torquato Tasso. I più seccati, in un accesso do rabbia, stracciano le guide turistiche che decantano la «Maturity Experience» come un singolare e barbarico rito d'iniziazione, un fossile antropologico più affascinante del pow-wow dei nativi americani e della corsa dei tori di Pamplona. Un Baedeker tedesco ne parla come di «una suggestiva cerimonia tribale che ogni anno, intorno al solstizio d'estate, sigla il passaggio all'età adulta di migliaia di adolescenti italiani attraverso una serie di prove: riempire di banalità un foglio protocollo, copiare una versione di greco o di latino, intercettare con un cellulare wap la soluzione di un compito di matematica». «Tale è la venerazione degli italiani per l'esame di maturità - si legge in una guida inglese - che ogni anno i giornali vi dedicano intere pagine, e i tiggì lo propongono come notizia d'apertura, nonostante ormai, causa il calo demografico, la cosa riguardi ormai quattro gatti». Non c'è da stupirsi se tanti turisti stranieri preferiscono visitare l'Italia proprio in giugno, il mese più propizio per godersi le tre specialità italiane: sole, pizza e maturità. Purtroppo, la Maturity Experience si rivela per molti un'amara delusione. «I giornali impazziti, gli inviati dei tiggì, quello è tutto vero - osserva una turista americana -. Ma, alla fine, si tratta di un banalissimo esame scolastico, come se ne fanno da sempre in tutto il mondo. Come fate voi italiani ad agitarvi tanto per una sciocchezza simile?». Una comitiva olandese, informata che la percentuale dei bocciati si aggira sul 4 per cento, e di questi nessuno viene lanciato da una rupe scoscesa, ha chiesto i danni al suo tour operator. «E' una truffa bella e buona - commenta un signore di Rotterdam -. Ci avevano assicurato che i commissari d'esame erano vestiti di lustrini e infilzavano gli studenti con le banderillas».

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