La pittoresca kermesse italiana non conquista gli stranieri Turisti delusi dall'esame di maturità:
«Molto meglio la corrida»
ROMA. «Tutto qui?» Questa la muta domanda che si legge negli sguardi delusi
di tanti vacanzieri targati Francia, Germania e perfino Giappone,
all'uscita del famoso Liceo Torquato Tasso. I più seccati, in un accesso do
rabbia, stracciano le guide turistiche che decantano la «Maturity
Experience» come un singolare e barbarico rito d'iniziazione, un fossile
antropologico più affascinante del pow-wow dei nativi americani e della
corsa dei tori di Pamplona. Un Baedeker tedesco ne parla come di «una
suggestiva cerimonia tribale che ogni anno, intorno al solstizio d'estate,
sigla il passaggio all'età adulta di migliaia di adolescenti italiani
attraverso una serie di prove: riempire di banalità un foglio protocollo,
copiare una versione di greco o di latino, intercettare con un cellulare
wap la soluzione di un compito di matematica». «Tale è la venerazione degli
italiani per l'esame di maturità - si legge in una guida inglese - che ogni
anno i giornali vi dedicano intere pagine, e i tiggì lo propongono come
notizia d'apertura, nonostante ormai, causa il calo demografico, la cosa
riguardi ormai quattro gatti». Non c'è da stupirsi se tanti turisti
stranieri preferiscono visitare l'Italia proprio in giugno, il mese più
propizio per godersi le tre specialità italiane: sole, pizza e maturità.
Purtroppo, la Maturity Experience si rivela per molti un'amara delusione.
«I giornali impazziti, gli inviati dei tiggì, quello è tutto vero - osserva
una turista americana -. Ma, alla fine, si tratta di un banalissimo esame
scolastico, come se ne fanno da sempre in tutto il mondo. Come fate voi
italiani ad agitarvi tanto per una sciocchezza simile?». Una comitiva
olandese, informata che la percentuale dei bocciati si aggira sul 4 per
cento, e di questi nessuno viene lanciato da una rupe scoscesa, ha chiesto
i danni al suo tour operator. «E' una truffa bella e buona - commenta un
signore di Rotterdam -. Ci avevano assicurato che i commissari d'esame
erano vestiti di lustrini e infilzavano gli studenti con le banderillas».