Nell'ora più tragica, George fa la cosa giusta
Bush: «C'è un equivoco,
il presidente è Al Gore»
WASHINGTON. E' nei momenti più cruciali che si rivela la tempra dell'uomo.
E di fronte a un'America ferita e traumatizzata, George W. Bush, l'inetto,
il vanitoso, lo smidollato titolare della Casa Bianca, ha tirato fuori le
palle e ha pronunciato le parole che tutto il Paese aspettava da lui.
Nel suo ultimo messaggio alla nazione, a ventiquattr'ore dagli spaventosi
attentati che hanno colpito le Twin Towers e il Pentagono, Bush jr, con
voce ferma e pacata, ha dichiarato: «Mi dispiace per tutto quello che è
successo. Un maledetto pasticcio, veramente, e se lo dice anche papà vuol
dire che è veramente un maledetto pasticcio. Poco fa stavo pensando a che
cavolo potevo farci, frugandomi le tasche in cerca un chewing-gum, quando
ho pescato un bigliettino che stava lì da chissà quanto tempo. E' il
conteggio definitivo delle Presidenziali del 2000, che stabilisce che il
43esimo presidente degli Usa è Al Gore. Questione di una decina di voti, ma
quanto basta per cavarmi al più presto da questa dannata situazione e
tornare nel mio Texas. Tanti auguri Al, bye bye a tutti e ci risentiamo nel
2004, sempreché quel Bin Laden abbia finito di scocciare».
La notizia, il primo spiraglio positivo in una giornata da incubo, ha rincuorato tutti gli
americani, che dopo le catastrofiche scorrerie orchestrate da un emiro
fanatico temevano di dover affrontare un'emergenza ancora più terribile: la
reazione di un presidente pirla. Richiamato urgentemente alla Casa Bianca
per affrontare quella che, secondo molti, potrebbe essere la vigilia di una
terza guerra mondiale, Al Gore, che grazie a una medium si mantiene in
costante contatto con Franklin D. Roosevelt e Ike Eisenhower, ha già
costituito alla Casa Bianca un gabinetto d'emergenza: «Era necessario: me
la sto facendo sotto».
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