Joan Lui? Ecco perché l'ultimo video di Osama era incomprensibile Macché Bin Laden,
era Celentano
WASHINGTON - «Cattivo come adesso non lo sono stato mai»: una dichiarazione
che mette i brividi, se proviene dalla bocca del capo del terrorismo
internazionale, Osama Bin Laden. La frase, una delle poche intelligibili
nell'ultimo filmato attribuito al fondatore di Al Qaeda e sequestrata in un
covo talebano di Jalalabad, aveva fatto saltare sulla sedia tutto lo staff
di Bush, che aveva risolto di rimandarne la diffusione per non esacerbare
gli umori americani. Per fortuna, un fattorino di origine italiana,
casualmente presente alla proiezione, ha chiarito il giallo svelando la
vera natura della cassetta. Non si trattava dell'ennesima delirante
autocelebrazione - o meglio, si trattava dell'ennesima delirante
autocelebrazione, solo che il soggetto non era Bin Laden, bensì Adriano
Celentano, che a quanto pare ha tra i suoi fan anche qualche integralista
islamico.
La cassetta, probabilmente registrata in Italia da un seguace di Al Qaeda e
inviata come simpatico dono ai fan talebani del Molleggiato, conteneva una
puntata dello show Rai «Francamente me ne infischio». A causa della cattiva
qualità delle immagini e soprattutto dalle ripetute visioni della cassetta,
la figura di Celentano era sfocata, e per chi non conosca bene la
fisionomia del nostro cantante, è stato facile scambiare gli aloni
biancastri che circondavano il suo viso per il turbante e l'inconfondibile
barba dello sceicco del terrore. E il fattorino italoamericano ha faticato
a convincere George W. Bush e i suoi collaboratori che i mugugni sibillini
e le inspiegabili pause nel discorso, attribuite in un primo tempo alla
pochezza tecnica dell'operatore di Bin Laden, sono la normale modalità di
espressione di Adriano, e che «prisincolinensinainciusol» non è arabo. Ma
ad atterrire la Casa Bianca sono stati i pochi brandelli comprensibili, in
cui il presunto Bin Laden sosteneva di essere un ribelle cui non piace
questo mondo che non vuol la fantasia, prima di lanciarsi in invettive
apocalittiche contro la modernità e l'Occidente corrotto, in nome di un
preteso rapporto personale con Dio. I ripetuti anatemi contro il cemento e
i grattacieli, e soprattutto quell'inquietante accenno «sento fischiare
sopra i tetti un aeroplano che se ne va», hanno persuaso del tutto Bush che
si trattasse di un'apologia dell'attentato alle Twin Towers. «Questo tizio,
chiunque sia, c'entra in qualche modo - ha detto il presidente degli Usa -.
Ho appena saputo dalla Cia che anche lui è ricchissimo, vive isolato su un
altipiano ed è circondato da una setta di fedelissimi chiamata Clan. Lo
voglio vivo o morto».