"O uomo, che importa che tu abbia caldo o freddo? È la legge del deserto aver caldo di giorno e freddo di notte. Ma non hai che da volgere la tua fronte al cielo per ricevere il sole e poi le stelle. E sarai contento"
Le emozioni che si provano nel deserto vanno ben oltre alle sensazioni meteorologiche del caldo e del freddo. Sono sensazioni di calma, di tranquillità e di pace in netta contrapposizione coi ritmi frenetici cui siamo abituati, con i quali conviviamo in questa nostra società "civile". La totale immersione in una natura incontaminata, la bellezza dei paesaggi intorno a noi, i colori delle dune che variano dall'ocra al rosso con riflessi che, al tramonto ed all'alba, assumono toni ed ombreggiature che solo un pittore può esprimere sulle sue tele ed il cielo di un azzurro intenso durante il giorno e traboccante di stelle nelle notti regalano al visitatore, che sappia affrontare i piccoli disagi che inevitabilmente s'incontrano, un senso di dolcezza e di serenità che fanno apprezzare maggiormente la bellezza del nostro "vecchio" mondo. Questa considerazione sul deserto, dove la vita sembra quasi assente, può apparire contrastante solo al viaggiatore che lo osserva in modo superficiale; infatti, specialmente nelle zone rocciose, il deserto è ricco di vita: oltre ai pochi mammiferi di grosse dimensioni come dromedari, gazzelle e fennec (la volpe del deserto), sono presenti numerosissimi insetti, piccoli rettili e molti volatili. Cosa dire poi dei rari arbusti spinosi e delle poche piante che riescono a vivere in un ambiente tanto ostile spingendo le loro radici in profondità per riuscire a catturare la poca acqua presente nel sottosuolo?
2/3 marzo 2002, partenza da Roma, arrivo a Tamanrasset, in aereo. Tamanrasset praticamente non offre nulla, ma è uno dei grandi miti del Sahara. E il giorno dopo, la prima gita: in fuoristrada al rifugio di Assekrem, sulle montagne dell'Hoggar.
5 marzo 2002, verso Yuof Ahakit. Una preziosa "cascata" e la metamorfosi del deserto: da roccioso con la presenza di qualche raro albero, diventa sabbioso e totalmente senza vegetazione.
7 marzo, le dune di Erg Admer. Una giornata dentro una tempesta di sabbia: un vero mare in burrasca dove le dune rappresentano le onde. E una notte all'aperto, sotto un cielo di stelle luminosissime.
9 marzo, il Tassili n'Ajjer. E' una delle più grandi concentrazioni al mondo di arte rupestre preistorica, le cui opere più antiche risalgono a circa 9000 anni fa.
12 marzo, nella zona di Akba. Una tappa di trasferimento, ma con l'emozione dell'ultimo campo in mezzo al deserto. Che non tradisce le nostre aspettative...
14 marzo, la perla del deserto. L'oasi di Djanet, situata al sud dell'Algeria al confine con la Libia, è da decine di anni chiamata la "perla del deserto". Dista centinaia di chilometri da qualsiasi altro centro abitato ed è a circa 1000 metri di altitudine...
4 marzo, i dromedari di Tounen. Dall'eremo di Assekrem torniamo a Tamanrasset, da cui ripartiamo per raggiungere Tamekrest. Con una deviazione per vedere Tounen e i suoi dromedari, usati dai nomadi Tuareg per muoversi lungo le piste del deserto.
6 marzo, in viaggio per Honang. Con miraggi... Un bosco sulle sponde di un ridente laghetto? No, è soltanto un effetto di fata morgana. Che la scienza ci aiuta a spiegare.
8 marzo, l'oasi (con doccia) di Djanet. Un'alba meravigliosa, una deviazione per vedere la mucca neolitica di Terarat e poi l'arrivo nell'oasi di Djanet. Dove finalmente riusciamo a farci una doccia!
10/11 marzo, le pitture di Sefar e Tin Tazarift. Due giorni a zonzo nell'altopiano del Tassili, fra disegni rupestri, dune di sabbia e labirinti di altissime guglie.
13 marzo, Tassili addio. Purtroppo oggi lasciamo il Tassili. Si parte alle 8 per scendere a Tafilatet dove, alle 14, abbiamo appuntamento con i fuoristrada per il ritorno a Djanet.
15 marzo, da Djanet ad Algeri. Ultimo saluto a Djanet prima di imbarcarci su un volo interno Air Algerie che, con scalo a Ouargla, deve portarci ad Algeri. Ma una tempesta di sabbia ci obbliga a fare un altro scalo tecnico. Arriviamo ad Algeri con 3 ore di ritardo.
Il rientro in Italia. Dovendo tirare le somme per dare una valutazione sul nostro viaggio, convinto di interpretare anche il pensiero dei miei compagni, posso affermare che ha ampiamente soddisfatto le nostre aspettative. Tutto l'itinerario si è svolto secondo quanto prestabilito. Abbiamo potuto apprezzare il fascino di una natura selvaggia e incontaminata (ormai sempre più difficile da incontrare) oltre all'immersione totale nella cultura Tuareg che ci ha consentito di avvicinarci ad un mondo, almeno per me, sconosciuto.
PER SAPERNE DI PIU'
Le vie del deserto La redazione di Clarence aveva già fatto un viaggio (virtuale) in quella zona. Un viaggio tra le dune e le rocce del più grande deserto del mondo: il Sahara. Tanto esteso quanto la superficie degli Stati uniti, tanto caldo come l'inferno e tanto affascinante per i suoi mille colori.