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Helmut Newton ha costruito l'immaginario erotico del secondo Novecento. Le sue donne statuarie, fermate in immagini gelide e raffinatamente perverse, hanno invaso pubblicità, cinema e televisione, riviste e quotidiani. Sono icone svestite, dolcemente arroganti, sprezzantemente nude, che esibiscono se stesse in un atto di estrema confessione. Sprigiona, da queste immagini, il fascino di un delirio a occhi aperti, di un eros algido e glaciale, che sfiora a volte il sadomaso e il feticismo, mentre i paesaggi onirici fanno da perfetto controcanto alla presenza di queste dee mute, modelle da sogno che traspirano erotismo e seduzione. Tre gallery da dieci immagini ciascuna e un'intervista rilasciata da Newton a Salon.com costituiscono l'omaggio che Tabù rende a questo maestro della fotografia d'eros.
Troppo nude? - "Basta col nudo". Sembra perentorio Helmut Newton. Dopo una vita e una carriera spese a immortalare nudi ormai leggendari, in uno stile freddo e autoptico, il maestro dell'eros traslucido non fa atto di pentimento: annuncia soltanto che si è stancato. Vive al diciannovesimo piano di un palazzo del Principato di Monaco. Da ogni punto del suo appartamento ci sono sguardi taglienti di donne simili a dee: le sue creature. "Mi è già successo con la fotografia bdsm durante gli anni Ottanta. Ho smesso e, forse, smetterò di puntare l'obbiettivo su donne nude". [ CONTINUA ]