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IL DIARIO DI PAOLA
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  LA SCOPERTA
Paola Diario 1.0
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La scopertaQuando Manu mi ha regalato l'accesso a Internet, mi sentivo un'imbecille. Usavo la Rete per lavoro, da anni. Non avevo mai pensato di utilizzarla al di fuori delle incombenze di ufficio. Manu tra parentesi è la mia collega. Una ragazza interessante: è alta, slanciata, bionda (si tinge, ma è castana chiara). Ha due gambe invidiabili. Ha un seno pronunciato. Da parecchio tempo siamo amiche, mi è stata molto vicina dopo la separazione da mio marito (che mi aveva segnato, nonostanto fossi stata io a decidere di lasciarlo). Insomma, Manu si è presentata a casa mia, all'ora di cena. Una sorpresa, non me l'aspettavo. E' entrata, mi ha baciato (il solito brivido, la solita paura di essere un poco diversa rispetto a quello che pensavo di me...). Il mio computer è nella stanza da letto: vivo in un bilocale, vicino al centro, a Milano. Non è male. Piccolo, ma accogliente. E' che io, qui, non voglio accogliere nessuna delle persone con cui ho una storia. Ci si vede fuori, anche perché a me, il sesso, piace tantissimo farlo fuori (ho un ricordo esaltante, di anni fa, quando avevo sui 23 anni, e il ragazzo con cui stavo mi ha portato in un garage nel pieno centro di Milano, a due passi dal Duomo; mi ha appoggiata a una colonna di cemento - sentivo il ruvido e freddo contatto, sentivo su di me le luci delle macchine che mi inquadravano per un attimo soltanto; in breve, ero nuda, mentre lui entrava in me, e io ero adrenalinizzata più per la sensazione e il rischio che per quello che lui mi stava facendo; avevo voglia che mi dicesse di tutto, sentivo sulla mia pelle scorrere la luce dei fanali di passaggio, una carezza aerea, intima, proibita e bellissima).
Manu ha installato la connessione. Mi aveva già creato l'account dall'ufficio. Avevo già, senza saperlo, una casella di posta elettronica. Manu me l'ha fatta aprire. Siamo rimaste stupite nel vedere che c'era già un messaggio. "Chi può avere scritto a una casella sconosciuta?" le ho chiesto.
Manu era tesa, forse aveva paura che qualche sconosciuto avesse cattive intenzioni. Forse, addirittura, pensava che qualcuno dell'ufficio avesse intercettato la registrazione che Manu aveva fatto a mio favore.
"Magari è qualcuno dell'ufficio" le ho detto, per provocarla.
"Ah, è probabile" mi ha risposto. Le brillavano gli occhi. Non capivo perché.
Ho aperto il messaggio. Arrivava da un indirizzo di Hotmail. Chiunque poteva averlo scritto, quindi: una persona vicinissima. O una lontanissima.
Leggemmo insieme, io e Manu, il messaggio.
"Paola,
scusa se te lo dico in questo modo. Non ho saputo trovare un'occasione più 'educata'. Io ti desidero. Ti desidero tantissimo. Ho voglia di baciarti, di toccarti, di sfiorarti, di prenderti. Ho voglia di farti mia. Non so come la prenderai. Ho paura di rovinare tutto. Però non ce la faccio più a guardarti sopprimendo il mio desiderio di averti".
Io ero sconcertata. Manu, invece, no. E capii il perché: il messaggio era firmato "Manu".
Lei tremava, quasi impercettibilmente. Non sapeva cosa fare. E neanche io. Avevo un brivido, ero pervasa da un languore: non localizzato, sparso per tutto il corpo. Mi prendeva lo stomaco, la testa. Quasi ero paralizzata alle gambe. Le narici erano allargate: sentivo il profumo della pelle di Manu, una strana e conturbante miscela di creme e di afrore naturale. Mi sorpresi mentre le guardavo la zona dell'òmero, tra il collo e la spalla. Manu era impietrita. I suoi occhi esprimevano desiderio e paura.
Fu allora che mi lasciai andare.
Il bacio fu lunghissimo, tenero e bagnato. Aveva una lingua morbida. La sentivo sussultare mentre l'abbracciavo: da chissà quanto teneva soppresso il desiderio di allacciarsi a me. Il letto era a un passo, ci siamo scivolate sopra, senza nemmeno accorgercene. Era incredibile: era la prima volta che lo facevo con una donna, ma le mie mani, la mia lingua, la mia bocca sembravano essere espertissime. Manu era sorpresa, all'apice dell'eccitazione.

Uscimmo insieme, la mattina dopo, per andare al lavoro: stessi ritmi, l'ufficio, le stesse facce. Non avevamo dormito un'ora. Credevo che fosse trascorso poco dall'inizio, un'ora e mezza, o giù di lì. Erano le sette invece. Tutta notte a fare l'amore: lei, selvatica come mai avevo immaginato. Io desiderosa di averne ancora, come mai era capitato, con nessuno. Era una dolce insoddisfazione, era impossibile eppure vero. Mi sorpresi a osservare con piacere il fondoschiena di Manu che saliva le scale davanti a me. E, una volta chiusa la porta del nostro ufficio, fu dolce e pieno di eccitazione tornare a baciarci, per pochi, languidi attimi...

Paola

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   data: 25 gen 2000 protezione contenuti: attiva Aiuto  

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