Il rapporto in strada con Manu non era stato un rapporto, era stata un'esperienza veloce, frenetica, per me pazzesca. Io non avevo goduto col mio corpo, ma avevo avuto un vero orgasmo mentale, che per me è quasi la stessa esperienza. Tremavo, non riuscivo a tenermi su con le gambe, mi appoggiavo a Manu mentre mi riportava alla macchina. Mi portò a casa, Manu: mi prese tra le braccia, mi coccolò, incominciò a baciarmi languida e tremante, e facemmo l'amore dolcemente, teneramente. Manu, però, era impenetrabile: conoscevo l'effetto che quella scioccante esperienza per strada aveva avuto su di me, ma non sapevo che cosa fosse successo a lei. Di Manu, quest'aspetto mi eccitava: non riuscivo a possederla completamente, non facevo altro che donarmi a lei, ma lei mi restava inaccessibile. Capii un po' di più di Manu e delle sue fantasie qualche giorno dopo, quando mi trascinò alla prima orgia della mia vita.
Era un venerdì sera. In ufficio, Manu mi aveva detto di prepararmi per la serata: mi avrebbe portato in un posto di classe, molto divertente, dove avremmo fatto le ore piccole. Non immaginavo neanche lontanamente dove aveva intenzione di trascinarmi. Andai a casa e mi abbigliai per un evento mondano: senza essere appariscente, mi piace comunque sentirmi a mio agio, provocante ma in maniera sottile. Credo che non sia solamente ciò che è visibile a fare di un abbigliamento uno strumento di emozionante seduzione. C'è anche la percezione che una ha di ciò che indossa. Almeno, questo per me è il ruolo che giocano un paio di autoreggenti, una guépiere maliziosa: mi danno un fascino che posso percepire soltanto io, prima di svelare che cosa porto sotto il vestito, e mi sembra di immergermi in una fantasia erotica continua che credo sia percepibile da chi mi parla e mi incontra. Non sapevo, quando citofonò Manu, che questo fascino era del tutto inutile nel luogo in cui mi stava portando.
Era una villetta fuori Milano, come ce ne sono tante: anonima, perduta nella cintura dell'hinterland. Non capivo, e Manu faceva la misteriosa. Parcheggiammo in un giardino buio, e Manu mi baciò (ricordo la sensazione del suo rossetto sulle mie labbra, quell'appiccicoso che già mi eccitava), dicendomi: "Stai tranquilla e rimani accanto a me...". Una premessa coinvolgente e anche abbastanza inquietante, per me. Ci aprì una bellissima donna, quarantenne: capelli lunghi, lisci, biondi, occhi molto chiari, un seno compresso sotto il vestito nero, due gambe lunghe. Salutò Manu con un bacio in bocca. "Questa è Paola, l'amica di cui ti ho parlato. Lei è Elisa" fece Manu. Stretta di mano cordiale. Entrammo. Ci aspettavano tre coppie, nel salone al piano terra, insieme a quello che doveva essere il marito della donna che ci aveva accolto. Ci sedemmo, io e Manu, accanto, sul divano di pelle. Ci offrirono da bere: presi uno whiskey, che mi diede una leggera sensazione di euforia. Faceva caldo (non so se per il whiskey). Le chiacchiere erano piacevoli, le persone interessanti. Soprattutto le quattro donne. Due lavoravano nella pubblicità, una faceva pubbliche relazioni. Avevano, a occhio, la stessa età della padrona di casa, quarant'anni circa. Erano molto ben curate nei vestiti e nelle pettinature.
Successe all'improvviso. Una delle due pubblicitarie, mentre mi porgeva un secondo whiskey, si avvicinò un po' troppo. Io arrossii immediatamente. Posò le sue labbra sulle mie. Chiusi gli occhi, inerme. Sentii la piccola lingua umida inoltrarsi in me. Aprii gli occhi: la donna sorrideva soddisfatta e tutti stavano guardando me e lei. Un brivido: Manu iniziava già a frugarmi tra le gambe...
Paola
[ Continua settimana prossima ]
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