Erano le undici di lunedì scorso. Tornavo a casa dopo una serata tranquilla passata dai soliti amici, a parlare della prima vittoria dell'Italia e dei gol di Vieri, quando la mia Polo rimase inchiodata al parcheggio senza alcuna intenzione di fare il proprio dovere e portarmi a casa. Sola in un parcheggio cupo, in una zona che non conoscevo, naturalmente con il telefonino scarico. Qua e là un lampione di luce gialla per illuminare la strada frequentata da prostitute. Non potevo chiamare nessuno, nemmeno Antonio, che nonostante la nostra rottura è rimasto un buon amico. Nello sconforto più totale decisi di mollare lì il catorcio e di chiedere un passaggio. Non l'avessi mai fatto. Per tutti ero solo una "donna da pagare", non da soccorrere. Dopo circa un'ora, mi si affianca un'Audi blu. L'uomo all'interno della macchina abbassò il finestrino e con un odioso sorrisetto mi chiese: "Signorina ha bisogno di qualcosa?". Sfinita, desolata e isterica, gli risposi in malo modo di andarsene e gli dissi che sicuramente aveva frainteso. Io non sono "una di quelle". "Io non fraintendo nulla...certo che una donna che passeggia in questa zona...". Non aveva tutti i torti, ma ero davvero furibonda. Ma che diavolo di serata era questa?! Il tizio subito mi invitò a non arrabbiarmi. Non aveva intenzione di offendermi:"Se ha bisogno di un passaggio salga, la porto a casa e basta". Il suo viso mi sembrò rassicurante. O forse era solo la mia disperazione che mi portava a vedere una via di salvezza in lui. Così senza farmelo ripetere due volte, salii in macchina. Era un uomo piuttosto affascinante, elegante e curato. Sulla quarantina, direi. Tutto, in quella macchina, appariva perfetto e pulito. Mi piacevano le sue mani. Forti ed affusolate. Aveva il viso un po' stanco e annoiato. Lo osservavo attentamente e un'idea strana si stava facendo strada dentro di me. Qualcosa in questa situazione cominciava a stuzzicarmi. Non potevo fare a meno di pensare allo scenario che più volte Manu mi descriveva e sussurava: venir pagata da uno sconosciuto. Vendermi per una notte. [CONTINUA]