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  PAROLA DI ARTISTA
Hajime Sorayama
Una intervista a Hajime Sorayama

  • Cosa ti ha spinto a disegnare robot?
    Un mio caro amico, il designer Hara Koichi, desiderava utilizzare D3BO (il robottino-barattolo di Guerre Stellari - N.d.T.) per una campagna pubblicitaria. I tempi erano stretti e sorsero problemi per via del copyright, così mi venne chiesto di tirare fuori un'idea.
  • La "femmina robot" è stata la tua prima creazione di questo genere?
    No. La prima è stato un robot seduto su una roccia in compagnia di un cane.
  • In che anno?
    Nel 1978. In seguito ho realizzato parecchie immagini su quello stile.
  • Non avevi mai realizzato simili opere in precedenza?
    No, nessuna. Ma avevo già lavorato sull'effetto metallizzato, per cui non ho incontrato difficoltà tecniche di sorta.
  • Sono rimasto impressionato maggiormente dalla posa e dall'atteggiamento del soggetto più che dall'effetto metalizzato.
    Beh, questo è fuori discussione. Persino un robot, in pose banali, può risultare noioso. Avendo spesso disegnato pin-ups, ho pensato: "perchè non un robot?" Così è nato questo sensuale robot femminile.
  • Anche i particolari meccanici sono attentamente evidenziati.
    Di fatto, ho disegnato sbarre e telecamere, e molti ritengono che non abbiano una congruenza a livello meccanico. Ma non sono un ingegnere; disegno illustrazioni che voglionio essere "bugie convincenti." Per migliorarmi, cerco comunque di imparare dalle critiche.
  • Nel primo robot femmina il sesso è nascosto da uno stratagemma. Lo ho trovato molto efficace; l'atto di nascondersi la rende estremamente sexy.
    All'inizio ero dell'idea di disegnarvi una presa, ma la bozza venne rifiutata dal direttore artistico. Per questo ho optato per un coperchio. Secondo me, comunque, era più efficace la presa. Era una trovata comica. Ritengo che l'illustratore debba intrattenere. Piuttosto che ricercare la valorizzazione dell'opera di per sè, preferisco suscitare reazioni intense nelle persone.
  • Questo significa che talvolta hai soppresso la tua creatività per le esigenze del mercato pubblicitario?
    Si, perché il cliente ha sempre ragione. Ma nulla è più intenso della sensazione di creare immagini d'effetto, anche all'interno di questi vincoli. Il budget, l'immagine del prodotto, il gusto del direttore editoriale del progetto - ci sono molti fattori che vanno considerati. Ritengo che l'illustratore debba riuscire a realizzare immagini che soddisfino tutte queste esigenze.
  • Ti è sempre piaciuto disegnare?
    Mica tanto. Ai tempi della high school mi ci voleva mezz'ora per fare immagini che agli altri richiedevano ore ed ore. Le consegnavo e dicevo: "Ditemi se va bene!" Ma non posso affermare che mi piacesse. Non ho iniziato pensando di fare questo mestiere. All'inizio lavoravo come grafico. Ma non me la cavavo affatto bene con le fotografie. Inoltre, lavorare per una società non mi piaceva. E così sono diventato illustratore; è un lavoro che posso svolgere in proprio.
  • Hai frequentato scuole d'arte?
    Non subito. Ho frequantato il dipartimento inglese di una università cattolica. Ci ero entrato per via di un interesse sulla Grecia suscitatomi dalla lettura di I'm Going to See Everything di Oda Minoru's. Volevo imparare il greco, ma quando fui ammesso il professore aveva già lasciato l'università.
  • E allora hai deciso di organizzare un club artistico?
    No. Nel corso del secondo anno ho avviato un giornaletto della scuola, il Pink Journal. Sono stato criticato non solo dai professori ma anche dagli studenti. Quella scuola mi venne in odio. Per caso notai un volantino della Chuo Art School. Non c'era test di ammissione. Decisi di provarci.
  • Sorayama
  • Come hai iniziato a disegnare pinups?
    E' una mia passione. Le ho sempre disegnate, ricavando idee da Playboy e Penthouse. Al giorno d'oggi sono considerate quasi con indifferenza, ma allora per me le pin-up erano delle divinità. Potrei descrivere questa passione come il mio culto delle divinità femminili.
  • A proposito, hai pubblicato un libro, The Peach-colored Encyclopedia. Come è successo?
    Avevo moltissime immagini erotiche - non soltanto illustrazioni ma anche fotografie e dipinti, in generale.Ho pensato di raccoglierli in un unico volume. Cameraman, pittori e altre persone presero interesse, e con l'aiuto di tutti l'idea è stata realizzata.
  • Le illustrazioni da sole fanno la parte del leone, o sbaglio?
    1,500 in tutto. Non conoscevo nessuno al tempo, per cui ho raccolto le immagini senza pagare alcun diritto d'autore. Man mano che scoprivo chi fossero gli artisti di cui avevo raccolto le immagini, risultavano nomi assai famosi. Spedivo loro una copia del libro. Forse allora le cose erano molto più semplici che al giorno d'oggi. Eravamo tutti molto coinvolti e lo abbiamo realizzato, ma nessuno ha poi detto: "facciamolo ancora." Forse non ha venduto abbastanza bene.
  • Infine, quale dote è fondamentale per un illustratore?
    La professionalità. E' tutto lì.


  •   di Skorpio
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       data: 12 giu 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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