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Hugh Hefner è stato il fondatore del principale mito pansessuale moderno. Nel 1948 inventa Playboy. Ma non è solo la creazione di una rivista di enorme successo. Hefner è stato l'artefice tra gli anni cinquanta e settanta di un universo parallelo, popolato di Veneri generose e materne. Hefner intuì che la spinta consumistica americana non si arrestava a frigoriferi e automobili, ma anche al Sesso. La società puritana U.S.A. si trasformava in un gigantesco paradiso artificiale edonistico. L'immortale logo della Coniglietta di Playboy divenne il simbolo del sesso vissuto come relax e intrattenimento, privo di mistero e di prurigini peccaminose. Hefner bandisce la perversione, esalta il momento ludico. L'ideale femminino della società affluente americana è cremoso e nutriente, e le donne di Hefner sono innocenti, giulive, inebetite.
Il sesso diviene un'operazione di Brand. Il marchio Playboy una garanzia di affidabiltà e di entertainment. Nascono i favolosi club Playboy dove petrolieri texani e intellettuali del Greenwich Village pranzano voluttuosamente, coccolati affettuosamente, senza lascivie, da burrose camerire agghindate da Conigliette. E' il Wonderland dell'immaginario erotico, l'erosfera infantile realizzata. Questo mondo, nello stesso tempo ingenuo e sofisticato, resiste fino all'avvento dell'Hardcore. Il mercato selvaggio della videocassetta e delle cable-tv penetra capillarmente nei desideri americani. La perversione torna dominare la libido insoddisfatta del popolo yankee. Le riviste patinante finiscono nella pattumiera. Hefner abbandonerà la guida del suo impero. Prenderà le redini dell'impresa la figlia. Ma la pargoletta del pornocrate è priva della fantasia delirante del papà. Cominciano i guai. La Playboy Mansion, ossia il Castello del sesso edificato in base alle follie dell?imperatore, deve essere venduta. Le feste orgiastiche con playmates e divi del cinema finiscono. Hefner rischia di diventare povero in canna. Finirà col chiedere i soldi della festa di compleannno allo stilista Fiorucci.